Paura di volare...

Non è un segreto che i miei videogame preferiti siano i simulatori di volo, anche se provo una certa riluttanza a definirli videogame. Preferisco classificarli come "software di intrattenimento digitale", perché i veri simulatori di volo restituiscono un'esperienza che trascende quella di un normale videogame. Quando si vola con un simulatore, in particolare con i simulatori civili, il pensiero del giocatore è uno solo: cercare di ricostruire il più fedelmente possibile l'esperienza che si prova a bordo di un aeroplano. Esistono vari strati di simulazione: il più superficiale consiste nel attivare tutti gli aiuti resi disponibili dal software, e di provare l'ebbrezza del volo imparando a effettuare le manovre basilari. Successivamente si imparano le manovre più avanzate. Infine, si procede verso gli elementi più complicati, quali la navigazione strumentale e il rispetto delle procedure. Sono oltre quindici anni che mi diletto con i simulatori di volo, e ho trascorso gli ultimi quattro o cinque anni a imparare le procedure di volo IFR, la fraseologia e mi sono studiato il manuale di diversi aeromobili.

Non sono certo l'unico. Chi ha la passione del volo virtuale è incline ad apprendere ogni genere di procedura noiosa sul proprio aereo preferito. Imparare a volare su di un grosso jet è davvero complesso, e c'è chi in Microsoft Flight Simulator X vola da anni sempre sullo stesso velivolo, accumulando un numero di ore di volo paragonabile a quello di un pilota di linea.

L'annuncio di oggi relativo a Microsoft Flight ha provocato in me due sensazioni contrastanti. La prima è certamente positiva: sono un po' di anni che la Microsoft non crea un prodotto per l'aviazione civile, e sia Flight Simulator X che Flight Simulator 2004 sono, a mio avviso, dei software terribili. Non mi riferisco alla capacità simulativa dei due prodotti, che con i giusti add-on riescono ad emulare il livello dei simulatori professionali. Il problema, è che entrambi i titoli sono stati programmati molto male, risultando dei software eccessivamente pesanti anche per un computer di ultima generazione. Con un processore estremamente potente, il gioco riesce a raggiungere risultati inferiori di prodotti di ultimissima generazione settati al massimo delle loro possibilità. La giocabilità è limitata, e la grafica comincia ormai ad invecchiare. Con Microsoft Flight l'azienda incaricata dello sviluppo ha demolito tutto il lavoro fatto fino ad ora, ricostruendo il prodotto in una maniera certamente più coerente rispetto al grosso "caos" che ha portato la serie Flight Simulator a diventare uno dei software più pesanti esistenti. Pertanto, da Microsoft Flight mi aspetto una giocabilità decente, e in questo senso sono più che fiducioso.

La seconda sensazione, però, è negativa. Microsoft Flight sarà un gioco scaricabile con contenuti molto limitati. Major Nelson non dice ma lascia intendere che per poter espandere l'esperienza sarà necessario scaricare altri prodotti. Presumibilmente pagando. Niente di sbagliato in tutto ciò, ma per me Flight Simulator ha sempre significato una cosa: libertà. Libertà di decollare da qualunque aeroporto verso qualunque destinazione, magari tentando l'impresa di un volo intercontinentale della durata di 12 ore. Quando Microsoft Flight sarà reso disponibile, avremo a disposizione l'isola di Hawaii da esplorare. Si tratta di un'isola che Nelson definisce "grande" ma che per un appassionato di volo strumentale è una macchia di sporco in mezzo al Pacifico. Di certo non possiamo pensare di impostare un volo IFR soddisfacente tra Kailua e Hilo, i due aeroporti dell'isola di Hawaii che distano fra loro un centinaio di chilometri di distanza. Inoltre, nonostante gli sviluppatori ci abbiano assicurato più volte che il gioco seguirà le orme simulative dei suoi predecessori, tale pochezza di contenuti al lancio mi lascia pensare che non vi sarà spazio per il volo strumentale. E, infine, il fatto che il gioco sia passato ad un modello pay to play, comporterà l'esclusione delle community dalla creazione di contenuti aggiuntivi, vero selling point del vecchio franchise?

Se sarà così, Microsoft Flight è destinato a schiantarsi ancora prima del decollo.

La J nelle mail

Chi non usa Outlook l'avrà sicuramente vista. La J nelle mail. Magari vicino ai saluti, o nel bel mezzo di un testo. Una J che compare senza un motivo apparente, buttata lì, come un papavero in mezzo a un campo di grano.

Ciao J

Ti voglio bene J

A domani! J

Diciamoci la verità, queste J sono abbastanza inquietanti. Ma ancora più inquietanti sono le spiegazioni parasociologiche date a questo carattere misterioso. C'è chi dice che rappresenti un amo, che si metta per "catturare l'attenzione" anziché i pesci. C'è chi invece giura si tratti di un carattere inserito per dire "mi raccomando", come indicato in una risposta su Yahoo Answers. O chi, ancora, lo attribuisce a un bug nei client di posta.

La J effettivamente ha un significato, ma la sua origine è molto meno romantica e affascinante di quanto si sia spiegato nei vari forum dove si parla della sua presenza.

La J si genera in quei client di posta che, anziché fare uso di smile sottoforma di gif, prediligono il carattere Wingdings. Se avete Windows aprite la vostra tabella dei caratteri o provate a impostare questo carattere in Word: vi accorgerete che una J maiuscola corrisponde a una faccina che ride. Molti client di posta semplicemente non processano questo carattere e mostrano la J. Tutto spiegato, niente romanticismo, niente parapsicologia, niente alieni o bug misteriosi. Semplicemente l'uso di un carattere in disuso. J!

Bannerino!

Qualcuno avrà notato il nuovo, bellissimo banner che apre la pagina del blog. E vi chiederete: che cacchio c'entra?

La verità è che sul sito inglese di Gamereactor tengo un piccolo blog scritto nell'idioma britannico (sgrammaticato) in cui celebro il centocinquantesimo anniversario dell'Unità d'Italia parlando delle cose che più ci rappresentano all'estero, e spiegando agli stranieri che mangiare la pasta con un cucchiaio fa abbastanza schifo.

Data la mia scarsissima ispirazione in fatto di creazioni con photoshop, ho deciso di creare quel banner con protagonisti Mario e Luigi che si sfondano di spaghetti, e con il titolo del blog a destra. Sfortunatamente il sistema mi consente di caricare una sola immagine per tutti i blog. Ecco il perché di questo banner anche sul mio blog italiano. In ogni caso se vogliamo parlare di pasta anche qui, non ci sono problemi.

Preparazione mentale alla Gamescom

Tra esattamente una settimana mi troverò all'aeroporto di Milano Malpensa, in attesa di un aereo diretto a Colonia dove parteciperò per il terzo anno consecutivo alla Gamescom.

Al di là dell'aspetto conviviale e mondano del viaggio (quest'anno ci saranno rappresentanti di ogni redazione di Gamereactor, per un totale di 14 persone, atmosfera da gita scolastica, feste e cene ad elevato tasso alcolico), l'evento è una delle esperienze più faticose dell'anno.

Quest'anno ho cercato di mantenere un profilo abbastanza basso dal lato degli appuntamenti, complici anche alcuni publisher che non hanno lavorato benissimo con l'organizzazione della loro Gamescom. I nomi grossi ci sono tutti (a parte Nintendo, che tradizionalmente non partecipa attivamente alla fiera tedesca), e fortunatamente quest'anno mi potrò dividere parte del lavoro con David Caballero, il caporedattore di Gamereactor Spagna.

Comunque, anche quest'anno il calendario degli appuntamenti è fittissimo, tant'è che il primo giorno avrò soltanto 40 minuti di pausa, mentre il secondo giorno si prevede una visita ai booth aperti al pubblico, dove 200.000 persone si accalcheranno per provare un gioco per cinque minuti, mandandoti mentalmente a quel paese in tedesco se gli passi davanti con il pass VIP.

Come ogni anno si perderà un sacco di tempo spostandosi da un padiglione all'altro, arrivando periodicamente in ritardo sotto gli sguardi incazzati dei PR (in particolare di quelli orientali, i PR italiani sono molto più easy). D'altro canto se una presentazione finisce alle 10 e 30 e alle 10 e 31 ne comincia un'altra dall'altra parte della fiera, nessuno potrà mai arrivare in orario.

Infine, questo sarà il quarto anno di seguito per me alla fiera europea più importante dedicata ai videogiochi (ho iniziato quando ancora non si chiamava Gamescom ed era a Lipsia), e ogni anno ho notato un pericoloso calo nel numero dei gadget. Cari publisher, se volete comprare i nostri articoli, sarà meglio per voi investire in magliette, statuette e altre cretinate che fanno incazzare la mia fidanzata.

Signori, vado al mare!

Sarò breve, come si usa in queste occasioni. Dopo tre anni senza un briciolo di vacanza, me ne vado al mare. Per una settimana potrete intercettarmi solo in qualche lussuoso hotel del Dodecaneso (ma non fatelo). Perché, dato che sono davvero tre anni che non vedo quella grossa distesa d'acqua salata chiamata mare, quest'anno ho fatto le cose come si deve.

Non temete, cari amici. Lascio Gamereactor in buone mani. In questi giorni seguirà gli aggiornamenti Andrea Gargano (ex Tom's Hardware) sotto la guida del mio carissimo amico manchego, nonché caporedattore di Gamereactor España, David Caballero.

Ci rivediamo fra una settimana. Speriamo più riposati. Speriamo un po' più scuri in volto. Tipo così:

San Precario

Dieci giorni fa sul Corriere della Sera (edizione di Milano) è uscito un articolo che parlava di me. Si trattava di un approfondimento sulla precarietà del lavoro, un articolo molto interessante scritto da Elisabetta Andreis. Il pezzo è un'importante testimonianza della situazione lavorativa dei giovani italiani, spesso alla mercé di aziende che propongono stage improponibili, o che semplicemente se ne fregano dell'essere umano che si nasconde dietro le figure di stagista, tirocinante, apprendista.

Tuttavia, riguardo alla parte che mi ritrae, ci sono alcune incongruenze che mi sento di dover chiarire, a seguito anche dalle domande ricevute da alcuni amici e conoscenti ai quali, per mia sfortuna, è capitata in mano una copia del giornale. Prima di tutto, contrariamente a quanto indica il box con la mia fotografia, non sono un PR. Non lo sono mai stato. Il mio lavoro mi porta ad essere in contatto quotidiano con decine di PR, talvolta anche con stagisti precari, ma il mio lavoro è, ed è sempre stato, un lavoro redazionale. In altre parole, faccio il giornalista.

Forse era scomodo per RCS che un giornalista parlasse della precarietà assoluta che contraddistingue il mondo del giornalismo. Al telefono con Elisabetta Andreis ho parlato di questo e di altro, anche dell'Ordine dei Giornalisti, un albo di stampo lobbistico che definisce chi è giornalista sulla base di un tirocinio e di un esame di stato, che fino a pochi anni fa comprendeva la redazione di un testo attraverso una macchina da scrivere meccanica. Secondo l'Ordine dei Giornalisti io non sono un giornalista, tant'è che per poter lavorare ho dovuto aprire partita IVA e inventarmi una professione. Pago le mie tasse, lavoro onestamente, scrivo una media di 12-13 notizie e articoli al giorno. Ma non posso usufruire dello sconto sui treni, al cinema e di tanti altri piccoli benefici materiali e immateriali.

Dunque, ecco la mia vera storia. Sono precario da quando ho iniziato a lavorare. Se escludiamo i lavori estivi svolti in un piccolo negozio di videogiochi, rigorosamente in nero e per non più di cinque settimane all'anno, il mio primo lavoro è stato quello di analista presso la redazione di TV Talk, una trasmissione televisiva in onda su Rai Tre il sabato. Ci sono rimasto per quattro stagioni: la prima a titolo gratuito e le successive tre per 80 euro lordi a puntata, con contratto rinnovato di settimana in settimana.
Contemporaneamente ho lavorato per un mensile di cinema chiamato Duellanti, con cui continuo a collaborare. In cinque anni ho percepito 300 euro in totale, e la mia collaborazione continua perché provo una profonda stima per tutti i redattori di quella rivista, per chi la dirige e l'ha diretta, spesso senza percepire un solo centesimo. Naturalmente si tratta di una collaborazione a tempo perso, principalmente nei week end, che mi porta a scrivere non più di uno o due articoli al mese.

Ho lavorato per una redazione giornalistica per quasi un anno, ed è quella la professione di cui parla l'articolo del Corriere. Ho percepito 400 euro lordi (circa 200 euro al mese) per sei mesi, dopodiché ho lavorato gratuitamente fino a che non mi sono stati offerti 750 euro lordi per iniziare il cosiddetto tirocinio formativo, che sarebbe durato un anno e mezzo. Ho rinunciato.

Ho lavorato in università, per 500 euro lordi al mese, per sei mesi. Un'esperienza straordinariamente formativa, in cui lo stipendio era davvero l'ultimo dei problemi. Continuo a collaborare con l'università nel tempo in cui sono lontano da Gamereactor, ma senza contratto.

In parallelo a tutto questo, c'è la mia attività di libero professionista. Questa attività racchiude la mia collaborazione con Gamereactor, che da circa un anno mi fa vivere tranquillo, lasciandomi svolgere un lavoro straordinariamente appagante e ben retribuito. L'articolo mi mette in bocca una frase in cui definisco "lontana" la possibilità di farmi una famiglia. Non l'ho mai detto, ma è tristemente vero e ho lasciato che restasse nell'articolo (l'autrice mi ha mostrato la bozza prima di mandarla in stampa). Ho altresì chiesto che aggiungesse che le cose vanno molto meglio oggi, cosa che non è stata fatta.

Una casa mia al momento me la sogno, ma per la prima volta in tre anni posso finalmente andare in vacanza. E non mi manca nulla. L'unico rimpianto è l'impossibilità, al momento, di godere dei benefici di un posto fisso. Il problema della precarietà è dato dall'impossibilità di pensare al futuro. Si vive il giorno, e si cerca di viverlo nel miglior modo possibile.

In tutta sincerità non posso che augurare a tutti di svolgere le stesse esperienze che ho svolto io in questi ultimi anni, a partire da quando mi sono trasferito a Milano per studiare. Sono stati anni bellissimi, molto intensi, educativi. Il mio attuale lavoro è un obiettivo raggiunto: ho trasformato la mia passione in una professione. Il consiglio che posso dare a tutti è il seguente: finché potete permettervelo, fate esperienza, studiate, apritevi mille e più possibilità e cercate al contempo di divertirvi. Ma, al contempo, lottate per fare ritornare la parola "futuro" nel dizionario.

Pasqua e Pasquetta

Oggi è venerdì santo. Ho scoperto che la maggior parte degli stati europei festeggia questo giorno come festa nazionale. Ergo, niente lavoro. E, conseguentemente, mi trovo ad essere l'unico a Gamereactor impegnato in un giorno lavorativo.

Si tratta di un giorno strano, in cui escono davvero poche notizie. Ho potuto dedicare la giornata a scrivere recensioni e a portarmi avanti con il duro lavoro che mi attende. A breve ci sarà un'importante novità per Gamereactor Italia. Stiamo per diventare "i primi in Italia a fare una cosa", come mi piace definire l'operazione che sto seguendo da giorni, per creare un po' di mistero.

In ogni caso, colgo l'occasione per augurare a tutti una buona Pasqua! E, ovviamente, una buona Pasquetta che nel mio caso si traduce in un rientro in auto. Mavaffanchiurlo.

Sono single

Dopo sei anni di fidanzamento, io e la mia ragazza abbiamo deciso di lasciarci. Una decisione presa in fretta e furia, durante l'orario di lavoro, con un messaggino su Messenger. Ciononostante abbiamo deciso di continuare a vivere sotto lo stesso tetto, come ottimi coinquilini. Il motivo della nostra separazione è duplice: burlesco, in primo luogo. Scientifico, dall'altro.

Oggi è il 4 di aprile, quindi posso svelarlo. Il primo di aprile ci siamo lasciati su Facebook, restando una coppia nella "vita reale" (virgolette d'obbligo, più avanti capirete il perché). Molti hanno capito che si trattava di uno scherzo. Molti altri no. Ed ecco il primo risultato della nostra ricerca: Facebook è una macchina creata ad hoc per farsi i cazzi degli altri. Non scherzo: dal momento della nostra separazione virtuale io ho ricevuto una decina di commenti da persone preoccupate per il mio stato di salute sentimentale. Ho ricevuto un'email e un messaggino sul cellulare. La mia ragazza ha ricevuto molti più messaggi di me (le donne...), diversi contatti via chat e addirittura una telefonata da parte di un'amica con "il cuore a mille".

Ovviamente abbiamo passato la giornata a scompisciarci dalle risate, reggendo il gioco e constatando al contempo come un semplice click su Facebook possa causare un vero e proprio polverone tra amici e conoscenti. Anche al primo di aprile.

Il secondo risultato è dato dalla pubblicità su Facebook che, evidentemente, prende nota della nostra vita privata. Nel momento in cui mi sono dichiarato single, le orribili pubblicità dei gatti che popolano la mia sidebar sul faccialibro (ho due cani, cosa mai me ne può fregare di una toilette chic per gatti?) si sono tramutate in piacenti immagini di avvenenti fanciulle con la scollatura in vista. E magari la lingua di fuori. Tutte pubblicità che mi invitavano a conoscere ragazze single, magari proprio nella mia città. E non importa se nel tragitto da casa alla stazione vedo solo studentesse in sovrappeso, tutte le ragazze che vogliono conoscermi sono bellissime. O comunque hanno la faccia da porca.

Insomma, Facebook si interessa ai miei sentimenti tanto quanto i miei amici. Solo che mentre gli amici veri (quelli che ci sono cascati) si limitano a solidarizzare o a chiedere spiegazioni, Facebook va direttamente al sodo. Chiodo schiaccia chiodo, magari con una ragazza con le poppe al vento. Magari su di un sito a pagamento. Meditate gente!

Gli obiettivi di Nintendo

La recente dichiarazione di Nintendo mi ha lasciato spiazzato. Diciamo pure sconvolto. Sono anni che mi chiedo come mai Nintendo - e solo Nintendo - non abbia adottato l'affascinante mondo degli obiettivi sbloccabili, siano essi gli achievements di Xbox 360, i trofei di Playstation 3 o gli obiettivi di Steam. Nel panorama videoludico contemporaneo tutti, a parte Nintendo, adottano un sistema di ricompense per i giocatori che compiono determinate azioni. La qualità e la quantità di queste ricompense è nelle mani degli sviluppatori, che spesso introducono obiettivi accessibili a tutti (e, a mio giudizio, completamente senza senso, vedi i vari "completa la prima missione" o "completa il tutorial"). Ci sono dei casi in cui, però, gli obiettivi diventano delle vere e proprie sfide. Dei concentrati di adrenalina che contribuiscono alla rigiocabilità del titolo.

Uno degli esempi migliori di questo uso virtuoso degli obiettivi l'ho incontrato in Limbo. Non mi dilungherò sui grandi pregi di questo gioco, limitandomi a dire che se avete una console Xbox 360 e una connessione a internet, dovete assolutamente aggiungerlo alla vostra collezione. Dicevo, in Limbo gli obiettivi sono straordinariamente ben realizzati. A parte il consueto obiettivo "finisci il gioco" (accettabile, se non addirittura obbligatorio in ogni gioco dotato di un finale) gli altri obiettivi presentano due caratteristiche, a volte in contemporanea. Sono difficili e sono misteriosi.

Credo che difficoltà e mistero siano gli ingredienti imprescindibili per creare un obiettivo perfetto. Al quale aggiungerei anche originalità.

In Limbo quasi tutti gli obiettivi sono identificati da nomi che lasciano molto spazio all'immaginazione. Prendiamo, ad esempio, "Sotto l'artropode". Cosa significa? A quale artropode si riferisce? Nel gioco incontriamo almeno due diversi artropodi (un ragno e una specie di mosca). Quale sarà quello giusto? E soprattutto, cosa dobbiamo fare? Questo genere di obiettivi porta inevitabilmente alla sperimentazione, alla ricerca e alla libertà creativa. Elementi che, secondo Nintendo, sarebbero messi in seria discussione proprio dalla presenza degli obiettivi.

Nintendo, si sa, è un'azienda orgogliosa. Ha inventato il 75% di tutto quello con cui giochiamo oggigiorno. Ha inventato il pad a croce, l'analogico, la vibrazione, il 3D senza occhialini, la connettività, il touch screen applicato ai videogiochi. E poi ha inventato generi. Ha inventato il platform in 3D. Ha inventato il party game. Il fitness.

Temo, però, che questo orgoglio talvolta si traduca in ostinazione. Ostinazione nell'ignorare ciò che i concorrenti hanno fatto di buono. Voglio dire, Nintendo ha impiegato quasi tre anni per introdurre una forma di chat vocale nelle sue console. Ha impiegato un'intera generazione per sbarazzarsi delle cartucce, e lo ha fatto introducendo il curioso quanto sfortunato formato di mini-CD. Se ne è fregato del gioco on-line per almeno un anno, e - diciamocelo - il servizio WiiConnect24 è indietro anni luce rispetto ai suoi concorrenti, vedi l'assurda presenza dei codici amico da scambiarsi vicendevolmente. Una spina nel fianco per qualunque giocatore.

Adesso è arrivato il momento degli obiettivi. Tutti ne parlano. Tutti i miei amici in qualche modo postano su Facebook i loro trofei PS3. E spesso mi capita di confrontare i miei obiettivi di Xbox 360 con quelli di altre persone incrociate nelle mie lunghe sessioni di gioco online. Nintendo dovrebbe in primo luogo capire che gli obiettivi sono un fenomeno di costume videoludico. Un fenomeno sociale, incredibilmente divertente e assuefante. Ma non sempre perfetto.

Io da Nintendo mi aspetto la perfezione, dunque perché non perfezionare un sistema teoricamente valido? Se Nintendo avesse pensato a un sistema di obiettivi creativi - anziché bollare l'intero mondo degli obiettivi sbloccabili come una sorta di guinzaglio per i giocatori - probabilmente nelle prossime console ci troveremo fra le mani un motivo in più per continuare a giocare un titolo. Quella volta che, per la prima volta, ho suonato il flauto magico in Super Mario 3 mi sono emozionato. Ma, come molti di voi, ho suonato il flauto magico dopo aver visto il film The Wizard. O dopo averlo letto da qualche parte. Con un sistema creativo di obiettivi - vedi un obiettivo intitolato "Suona il flauto nel primo castello" - avremmo ricevuto un indizio riguardante la presenza di un segreto da scoprire. Il che ci avrebbe portato alla ricerca del flauto magico, all'esplorazione di un livello e, infine, a un piccolo badge di cui vantarsi.

Questa volta credo che Nintendo dovrebbe togliersi i gusci di Koopa dagli occhi anziché parlare di creatività, libertà e ricompense. Gli obiettivi funzionano bene, sono divertenti da sbloccare e, talvolta, misteriosi e impegnativi. Sta a Nintendo tirare fuori il meglio da un'idea valida. E, francamente, mi auguro lo facciano presto.

L'esercito del surf

Noi siamo i giovani, cantava la Spaak. Mentre Luis Migues diceva che noi siamo ragazzi di oggi noi. Ma lo facevano rispettivamente 47 e 26 anni fa. Pare che qualcuno al TG5 sia rimasto ancora a quei tempi, e si creda ancora molto giovane. Sì, perché pochi giorni fa è andato in onda un servizio sui video più visti (o più cliccati, come dicono i giovani del TG5) su YouTube, in una sorta di top ten perlopiù popolata da video con animali buffi, parlanti e teneroni. Tutto raccontato con meraviglia, come se i video virali fossero la novità del momento.

Ma quello che più mi ha sorpreso è stato il video al primo posto in classifica. O, meglio, il commento dell'autore del servizio su quel video. Si tratta di un famoso video virale in cui un tizio, di fronte a un non comune ma certamente non raro arcobaleno a due archi, esclama - quasi fosse completamente strafatto di chissà quale allucinogeno - "wooooow, double rainbow, oh my god!".

Ebbene, chiunque frequenti la rete sa bene che quel video ha totalizzato 25 milioni di visite NON perché ritrae un arcobaleno doppio, ma a causa del commento del suddetto tizio strafatto. Eccolo qui:

http://www.youtube.com/watch?v=OQSNhk5ICTI

Ebbene, il TG5 ha commentato la notizia dicendo che il video più cliccato è "double rainbow" perché "ritrae uno splendido arcobaleno doppio". Proprio così.

I video virali, cari signori del TG5, non attraggono le persone perché mostrano un normale fenomeno naturale. Ma perché fanno pisciare addosso dalle risate, sorprendono, emozionano, inteneriscono. E in questo caso siamo proprio all'interno del "pisciarsi addosso dalle risate". E, ve lo garantisco, l'arcobaleno doppio da solo non fa pisciare addosso dalle risate. Anche perché su Youtube esiste un video di un arcobaleno quadruplo, attualmente assestatosi ad appena 20.000 visite. Mille volte meno del video con l'arcobaleno doppio. Lo potete vedere qui:

http://www.youtube.com/watch?v=M1i6nZqsy-0

Ora, la reazione dei giornalisti del TG5 di fronte a un video virale è stata più o meno questa: "wow, video cliccato, oh my god, facciamoci un servizio da mandare nel preserale!". Se avessero filmato le loro reazioni meravigliate di fronte a un fenomeno estremamente comune nel web, probabilmente avrebbero a loro volta generato un video virale. Purtroppo così non è stato.

L'impianto perfetto per le console

Siamo quasi a Natale e qui a casa mia ci siamo detti "perchè non farsi un regalo?". Essendo il sottoscritto un appassionato di videogiochi (chi l'avrebbe mai detto) e la consorte un'appassionata di cinema, abbiamo pensato di costruirci l'impianto perfetto per gustare entrambi i media con stile. Parecchio stile. Dopo avere tribolato per alcuni giorni, sono riuscito a mettere in piedi un impianto quasi perfetto per l'audio e il video, ottenendo un risultato alto dal punto di vista qualitativo.

Dunque, partiamo dal principio. A casa mia ci sono quattro console: Xbox 360, Playstation 3, Nintendo Wii e Playstation 2. Parliamo di quattro console, due collegabili in HDMI e due collegabili in Component (se vogliamo ottenere la massima qualità audio/video).

In primo luogo è stato necessario scegliere un televisore degno di questo nome, in grado di accettare almeno due HDMI e due component. Per quanto riguarda i due ingressi HDMI non c'è alcun problema, in quanto la maggior parte dei televisori in commercio possiede almeno due ingressi di questo tipo. Il problema è il component, spesso limitato a un solo ingresso.

In secondo luogo questo televisore deve avere la possibilità di uscire con l'audio in digitale, naturalmente non solo in PCM lineare (due canali) ma anche in PCM 5.1. Questo è un problema più spinoso, in quanto la maggior parte dei televisori non è in grado di uscire in multichannel.

Dopo accurate ricerche, vari confronti fra svariati modelli, la mia scelta si è orientata verso il televisore LG 42LX6800. Si tratta di un televisore LED, 42 pollici FULL-HD 3D. Come ogni televisore 3D il costo è considerevolmente più elevato di qualunque altro televisore non-3D di dimensione analoga. In ogni caso questo modello è risultato essere il televisore 3D più economico sul mercato, con un prezzo di listino intorno ai 1.200 euro ma facilmente acquistabile a meno di 1.000. Nello specifico il televisore è stato pagato 830 euro, beneficiando di una promozione e di uno sconto per i liberi professionisti. Si consideri inoltre che il televisore non richiede un emettitore di raggi infrarossi per fare funzionare il 3D e include un paio di occhialini (costo 100 euro). Mica male!

In ogni caso questo televisore, oltre ad avere quattro ingressi HDMI e due ingressi component, esce con l'audio in digitale multicanale. Non male.

Naturalmente l'audio in digitale esce in formato ottico toslink, la famosa presa quadrata che emette un laser rosso e richiede un cavo in fibra ottica.

Questo cavo deve essere collegato a un impianto home theater in grado di accettare un ingresso digitale. Nel mio caso avevo a disposizione un impianto Philips LX 3900SA. Si tratta di un modello in 5.1 piuttosto vecchio, ma in grado di accettare - oltre al consueto Dolby Pro Logic II (il formato di uscita di Wii e PS2) - il formato Dolby Digital 5.1 e il formato DTS.

Sfortunatamente l'ingresso digitale del mio home theater NON ha una presa Toslink ottica, ma una presa SPDIF coassiale. Questo problema è dovuto proprio all'età del mio impianto, un problema assente nei modelli più recenti. In ogni caso è bypassabile: è stato sufficiente acquistare un convertitore Toslink da ottico a coassiale (prezzo 15 euro) e un cavetto coassiale (prezzo 2 euro) per trasformare la presa coassiale in una presa ottica.

Dunque, sono giunto a una prima configurazione che ha visto tutte le console collegate al televisore, e il televisore collegato al convertitore collegato a sua volta all'impianto home theater. Un gioco da ragazzi: la Playstation 3 funziona in multichannel, Wii e PS2 in Dolby Pro Logic II. Per quanto riguarda l'Xbox 360 c'è qualche problema, ma ne parlerò tra poco.

Partiamo dal problema principale della Playstation 3: i film. Se i giochi funzionano perfettamente in Dolby Digital 5.1, i film in Blu-Ray funzionano solo se dotati di un formato audio Dolby Digital 5.1 o Dolby Pro Logic II. Il formato DTS e DTS-HD, disponibile in molti blu-ray, non funziona. Ciò è dovuto al fatto che il televisore non supporta completamente il formato DTS. Questo è un problema molto comune fra i vari televisori disponibili (anche quelli più costosi) poiché quasi mai dotati di un decoder DTS o comunque non in grado di trasformare il segnale DTS in un segnale ottico Dolby Digital. È possibile downgradare il suono a PCM Lineare attraverso la console, ma così facendo si perde l'effetto surround.

Come agire? Semplice, la console Playstation 3 può essere configurata in modo tale da uscire con il video in HDMI e con l'audio in Toslink ottico. Dunque è sufficiente collegare un cavo ottico dalla PS3 all'impianto home theater et voilà, audio in DTS!

Rimane un problema: il mio impianto home theater ha un solo ingresso digitale. Come è possibile collegare due o più fonti digitali? La soluzione scelta è molto economica, e prevedere l'uso di uno sdoppiatore ottico. Il prezzo è di circa 8 euro, e consente di switchare fra i vari cavi ottici semplicemente ruotando una manopola. La PS3, inoltre, consente di replicare il segnale audio su più fonti. Ho dunque impostato il segnale audio ottico come audio principale della console, mentre il segnale HDMI (downgradato a PCM lineare) come segnale audio secondario. Dunque, se siete in fase "non ho voglia di alzarmi e spostare l'interruttore" potete comunque giocherellare con la PS3 in PCM lineare o, addirittura, spegnere l'impianto home theater e sentire l'audio dal televisore. Naturalmente tutto questo passaggio è inutile se il vostro impianto home theater ha due o più ingressi ottici: in quel caso sarà sufficiente collegare un cavo ottico dalla PS3 all'impianto, affiancato al cavo collegato dalla TV all'impianto.

Per quanto riguarda la console Xbox 360 il problema è ancora più spinoso del precedente. Non riesco davvero a capire perché la console, seppure impostata in Dolby Digital 5.1, esce "random" in Dolby Pro Logic o in Dolby Digital. Pare che il segnale inviato dalla console al televisore sia un segnale mal configurato. Mi spiego: la dashboard della console lavora in Dolby Pro Logic II, mentre la gran parte dei giochi è compatibile con il Dolby Digital 5.1. Teoricamente, quando dalla dashboard si lancia un gioco la console dovrebbe inviare un segnale all'impianto dicendogli "hey, sto trasmettendo in Dolby Digital ora!". Generalmente questo segnale prevede un'interruzione nel flusso audio che viene percepita dall'impianto come un reset. Con la PS3 la cosa funziona, con la 360 no. Dunque per impostare correttamente il segnale, nel mio caso sono obbligato a spegnere e riaccendere il mio impianto oppure, più rapidamente, a cambiare fonte di ingresso per un secondo. Ovvero, passo dall'entrata digitale a quella analogica, ritorno alla digitale e per magia ecco l'audio in 5.1. Spero che Microsoft si accorga della cosa, se conoscete qualcuno al lavoro su Xbox ditegli di dare un'occhiata a questo post! Sarebbe sufficiente interrompere il flusso audio (ovvero "spegnerlo" per una frazione di secondo) per risolvere il problema.

In realtà esiste un altro modo per risolvere il problema. Un modo che prevede un altro acquisto se siete in possesso di una console Xbox 360 fat, gratuito se avete una slim. Si tratta di collegare nuovamente la console all'impianto home theater attraverso un cavo ottico, esattamente come abbiamo fatto con la Playstation 3 (quindi passando dallo sdoppiatore o andando direttamente a un impianto home theater con molti ingressi ottici).

Come detto con la Slim non ci sono problemi, in quanto dotata di un'uscita ottica. La fat, invece, prevede il collegamento di un adattatore. L'adattatore standard component/composito (incluso nella confezione di tutte le console 360) include l'uscita Toslink, ma per un colpo di genio dei produttori se si attacca questo adattatore non c'è spazio per la presa HDMI! Questo perché la plastica dell'adattatore copre la presa HDMI, che non può essere raggiunta. Non so cosa sia passato nella mente dei progettisti di questa console, in ogni caso anche questo problema ha una soluzione.

Su alcuni forum si spiega come "smontare" l'adattatore originale per consentire l'accesso della presa HDMI. Lo sconsiglio vivamente, in quanto molto spesso smontando l'aggeggio salta una saldatura, e il vostro cavo diventerà poco più di un soprammobile nerd o una buona arma da strangolamento.

La soluzione che consiglio io si paga, ma costa meno di 5 euro. Parlo di un adattatore SOLO AUDIO per la 360, visibilmente più sottile e pensato proprio per fare passare il cavo HDMI. Una volta collegato questo adattatore tutti i problemi si risolvono, e potrete uscite dalla console al vostro impianto.

Lungi da me fare pubblicità a negozi dove ho trovato tutti questi apparecchi, in ogni caso mi sento in dovere di nominarli nel tentativo di aiutare chi si trova nella mia stessa situazione.

Adattatore toslink ottico/coassiale, quattro cavi ottici e sdoppiatore toslink sono stati acquistati su Nierle.de a un prezzo di circa 33 euro, spese di spedizione incluse.

L'adattatore per l'audio della 360 è stato acquistato su Dealextreme.com a meno di 5 dollari, pari a circa 3 euro e 60 centesimi. Spedizione inclusa. Questo sito è lentissimo con le spedizioni, così lento da lasciarvi spesso pensare di essere stati gabbati. Parlo di spedizioni che richiedono anche 30 o 40 giorni. Si tratta solo di avere molta pazienza. In ogni caso, 3 euro e 60 potete anche rischiarli.

Dunque, ricapitolando, ecco la mia spesa per un impianto da maniaco dei videogiochi e del cinema.

Televisore Full-HD 3D 42 pollici: 832 euro
Cavi, convertitore e sdoppiatore: 32 euro
Adattatore 360: 4 euro
Due cavi HDMI a banda larga (1.4): 30 euro
Cavo component Wii e Cavo component PS2: 30 euro.

TOTALE: 928 euro

Considerate inoltre l'acquisto di un impianto home theater, il cui prezzo varia. Con 300 euro vi portate a casa qualcosa di discreto, se non siete maniaci del suono ovviamente. Io mi so accontentare, e devo dire di essere molto, molto soddisfatto.

E poi, volete mettere la gioia di giocare a Call of Duty: Black Ops in 3D, in 5.1 con i maroni che vi vibrano ogni volta che scoppia una granata? Soldi ben spesi!

Fallout: New Vegas

Domani uscirà Fallout: New Vegas. I superpoteri conferitemi dalla lobby dei giornalisti videoludici mi ha permesso di metterci le mani la settimana scorsa. Inutile dire che per il profondo rispetto che provo sia per il gioco che per questo lavoro domani NON troverete una mia recensione del gioco su Gamereactor. New Vegas è un gioco immenso, e scrivere una recensione dopo cinque giorni di gioco sarebbe un delitto.

Inoltre ho firmato e spedito via fax un modulo in cui dichiaro di non recensire il gioco fino a domani sera, pena l'evirazione (credo).

Nulla però mi vieta di fornire le mie prime impressioni in merito al gioco. Dunque: la sensazione è che in Fallout: New Vegas ci sia molto più da fare che in Fallout 3. Tutto è più curato, a partire dai dialoghi, e la storia assume un valore completamente diverso. Fallout 3 era un pugno nello stomaco (e lo scriverò nella recensione), mentre New Vegas è un western post-apocalittico.

Sono convinto che il gioco piacerà molto agli americani, e riceverà ottime recensioni oltre oceano. Ho qualche dubbio, invece, sull'accoglienza europea del titolo. Tutto, a partire dalla colonna sonora country (obiettivamente più bruttina della colonna sonora di Fallout 3, che solo con Crazy He Calls Me e con Civilization vince l'oscar delle colonne sonore videoludiche più belle del decennio) fino alla nuova wasteland, meno waste e più land, richiama quel gusto tipicamente americano che a noi vecchi europei figli dei filosofi tedeschi suona ancora esotico.

Domani la verità. Per il momento posso dirvi: se vi è piaciuto Fallout 3, New Vegas va comprato. A occhi chiusi. Ma non aspettatevi "Fallout 4". Fallout: New Vegas è un gioco diverso. Molto diverso.

Radio 2

Casomai non ve ne foste accorti, anche la radio ha ripreso il suo palinsesto autunnale. Non ne potevo più dell'estate, con trasmissioni basate su "il meglio di" o su improponibili mix di canzoni per due ore consecutive.

Sono un fedele ascoltatore di Radio 2 e da quando è iniziato il palinsesto autunnale sono delusissimo. Passino la cancellazione dell'anno scorso di Rai Dire Sanremo e di Rai Dire Mondiali (a quanto pare i Gialappi chiedevano troppi soldi, e d'altro canto Marco Santin dichiarava circa 600.000 euro di reddito nel 2005, certamente non hanno un cachet a buon mercato), ma anche quest'anno senza trasmissioni come Condor o Grazie Per Averci Scelto Radio 2 è debole. Troppo debole. La mia mattina si ferma a "Il Ruggito del Coniglio". Il pomeriggio mi rimangono "Un giorno da Pecora" e "Decanter". Stop. Anche "610" sta iniziando a rompermi le palle: sono divertenti, ma fatico ad ascoltare un'intera puntata. Forse sto diventando vecchio. O noioso. O entrambi.

Devo confessare che se, da un lato, una cancellazione di un programma televisivo non mi ha mai creato alcuno sconquasso mentale (a parte, forse, per i cartoon di Ratman), le cancellazioni delle trasmissioni radiofoniche mi fanno soffrire. Sarà per l'appuntamento quotidiano, per l'interazione con il pubblico a casa o forse solo per il fatto della fantasia amplificata dall'assenza di un'immagine video. Ma la radio mi colpisce al cuore e quando perde un pezzo è una pugnalata. Il problema è che Radio 2 ultimamente mi sta pugnalando un po' troppo.

Red Ring of Death

Oggi, dopo due anni e sette mesi di onorato servizio, la mia Xbox 360 è morta. Red Ring of Death, codice errore 0-0-2-0, ovvero "Sconosciuto". Microsoft, grazie alla paraculissima estensione della garanzia, me la riparerà gratis. Però per chi fa un mestiere come il mio, il danno è comunque notevole. La console è morta mentre giocavo a RUSE, che volevo recensire domani dopo un'accurata sessione notturna. Invece no, RUSE è stato rimesso nella libreria. Fortuna che ne ho anche una versione PS3, altrimenti la recensione su Gamereactor non sarebbe arrivata prima di... boh!

Microsoft, riparamela prima del Kinect sennò sono volatili per diabetici! Ora pubblico un'immagine. Vediamo chi mi azzecca la citazione :)

Cavo multi console Mad Catz

Brutta storia possedere 4 console e solo un ingresso component nel proprio televisore. Per questo motivo da tempo sto cercando un cavo in grado di collegare Xbox 360, PS3, Wii e magari anche PS2 a un solo ingresso. Un cavo con tre ingressi e una sola uscita, per capirci. Ecco perché l'altro ieri al Gamestop ho acquistato un cavo Mad Catz brandizzato Gamestop per collegare tutte e tre le console principali. Prezzo 14,98 euro.

A casa con sommo rammarico ho scoperto che questo cavo è una doppia fregatura. In primo luogo i cavi sdoppiati sono lunghi circa 15 centimetri. Troppo pochi per collegare tre console disposte in posti diversi di un mobile per la TV. Sostanzialmente per farlo funzionare dovrei ammassare le tre console una attaccata all'altra, un operazione che non intendo fare.

In secondo luogo, e qui viene la fregatura più grande, una volta aperta la confezione nel libretto di istruzioni c'è un piccolo asterisco che indica (in inglese, neanche in italiano) "Collegare una console alla volta". Ovvero, il cavo non consente di collegare due o tre console contemporaneamente: o una o l'altra.

Se si collegano PS3 e Wii contemporaneamente l'audio si sente bassissimo. Se si collega Xbox 360 e Wii contemporaneamente funziona solo l'Xbox. Se si collegano Xbox 360 e PS3 contemporaneamente l'audio della PS3 non va e l'Xbox 360 visualizza una schermata blu.

Insomma, collegare tre console contemporaneamente è impossibile, perlomeno con il cavo Mad Catz che - sottolineo - NON INDICA I SUOI LIMITI SULLA SCATOLA MA SOLO SUL LIBRETTO DI ISTRUZIONI INTERNO.

Se vi serve un soprammobile a forma di cavo mandatemi un PM.

La sacralità augustea

Non parlo dell'imperatore. Nossignore. Parlo del corrente mese. Agosto. Per noi italiani un mese più sacro del Ramadan, della quaresima e di Hannukah messi assieme.

Qui a Milano trovare un negozio aperto in agosto è come trovare un ago in un pagliaio. Non mi dilungherò sull'argomento, dato che i telegiornali non parlano d'altro (anche loro, a quanto pare, a corto di organico e di notizie).

La cosa che però spaventa è che se, da un lato, l'Italia in agosto si ferma, dall'altro in Europa agosto è semplicemente il mese che viene dopo luglio e che precede settembre. Un mese come gli altri. Non a caso in questo particolare settore in agosto c'è la Gamescom, alla quale però partecipano solo pochi temerari PR italiani (gli altri si abrustoliscono le natiche in spiaggia, ovviamente). E naturalmente o prima o dopo la Gamescom vanno in ferie, lasciando noi giornalisti a dover fare il loro mestiere traducendo comunicati stampa che non vorremmo tradurre.

La cosa che però rende le cose difficili è che ci sono determinati argomenti che richiedono la presenza dei PR - vedi l'invio di giochi da recensire, i feedback, eccetera - e se non ci sono i PR la macchina cade come un castello di carte (o di sabbia, forse la similitudine è più appropriata). Dunque mi trovo qui con una VALANGA di uscite e solo un paio di titoli da recensire. Ovviamente dall'estero giustamente si chiedono per quale motivo non abbia ancora recensito certi giochi molto importanti. La risposta è che le recensioni sono il tubo rotto, i giochi il pezzo di ricambio e i PR gli idraulici. E, lo sappiamo tutti, trovare un idraulico ad agosto è impossibile.

Colonia, ultimo giorno

Rieccomi, di nuovo dalla sala stampa, di nuovo alle prese con questa tastiera assurda.

Ecco un piccolo riassunto delle cose viste ieri, come al solito con le prime impressioni.

Space Marine
Spara, corri, spara, corri. Stop. Probabilmente il peggior gioco visto alla fiera fin'ora. Sara' divertente scriverne l'anteprima.

Homefront
La Corea invade gli Usa e i partigiani questa volta sono americani. La storia e' intrigante, lo scenario ancora di piu'. Speriamo bene.

Need for Speed: Hot Pursuit
Chi avrebbe mai scommesso su di un Need For Speed? Io personalmente no, dato che gli ultimi 6 o 7 titoli erano delle schifezze. Hot Pursuit e' spaventosamente divertente, speriamo riesca da solo a scrollarsi di dosso la nomea dei suoi predecessori.

Mortal Kombat
Vale lo stesso discorso di Need for Speed: gli ultimi Mortal Kombat erano vere e proprie porcherie. Questo e' divertentissimo.

F.E.A.R. 3
Bello, ma non da osannare. La storia sembra piacevole, le meccaniche di gioco cooperativo molto originale. Hanno detto di voler realizzare la paura attraverso la storia e non attraverso il mero spavento, ma sinceramente non mi sono spaventato per nulla durante la presentazione.

Assassin's Creed: Brotherhood
Non e' un Assassin's Creed 2.5, ma qualcosa di realmente nuovo. Bello, come sempre, ma la gente di Roma doppiata in inglese sembra un branco di pizzaioli emigrati a New York.

Ghost Recon: Future Soldier
L'unico rimpianto e' non averci messo le mani. Sembra un passo avanti nella serie, soprattutto per le dinamiche stealth.

Heroes VI
Ah, il vecchio Heroes of Might & Magic... sono sinceramente contento di rivederlo su PC anche se al momento lo sviluppo e' ancora molto indietro.

Diablo III
La sensazione e' di giocare a Diablo II. Ho amato Diablo II alla follia, ma mi domando se i giocatori piu' giovani riusciranno a provare con Diablo III le stesse emozioni che ho provato io ai tempi delle scuole superiori...

Bene con questo e' tutto, oggi pomeriggio me ne ritorno sul suolo patrio e mangero' un'ottima parmigiana di melanzane, spero. Nel frattempo vado a cazzeggiare fra i vari stand... so che a EA regalano videogames orribili. Il mio collega Christian Gaca mi ha gia' portato una copia di GI Joe, vediamo quale altra schifezza riusciro' a portarmi a casa.

Acqua di Colonia

A Colonia una bottiglia d'acqua costa 2 euro e 50. Un caffe' 2 e 40. E le tastiere non hanno gli accenti e la Y al posto della Z. (In compenso posso scrivere ö ä ü ß e la misteriosa µ)

Piccole differenze, come direbbe Vincent Vega. Comunque qui alla Gamescom come ogni anno ci si incasina in continuazione. Eventi su eventi, interviste su interviste. Ieri e' stata una giornata distruttiva, dunque approfitto di un'ora libera qui nella sala stampa per postare le mie prime opinioni in merito alle novita' provate ieri.

Kinect
Avevo dei dubbi in merito alla nuova periferica Microsoft. Oggi ne ho ancora di piu'. Ve lo ricordate quel video in cui ci si muoveva fra i menu' della dashboard in stile Minority Report? Bene, non e' cosi'. Per niente. Per navigare nei menu' ci vuole troppo tempo, e per selezionare qualunque cosa e' necessario stare fermi con la mano per 3 o 4 secondi. Lento, poco funzionale, inutile.

Inversion
Questo gioco mi ha sorpreso. Si basa tutto sulla fisica, sulla possibilita' di fare svolazzare i nemici qua e la uccidendoli quando ancora in aria. Non male, ma la versione presentata necessita ancora di tantissima pulizia.

The Witcher 2
Bello, piu' tamarro del primo ma ancora un capolavoro. Ed e' prodotto dal solito team polacco. Guardo alla situazione dello sviluppo italiano e mi rattristo.

The 3rd Birthday
Parassite Eve esiste ancora, su PSP. Pero' subisce un trattamento occidentalizzante che sinceramente non ho ben capito.

CoD Black Ops
Ok, e' Call of Duty, che altro dire? Ah si', si puo' tagliare la gola ai nemici e pilotare un elicottero.

DJ Hero 2
Hanno migliorato il freestyle e inserito canzoni piu' adatte al gusto europeo. E si puo' cantare. Per la cronaca, la vocalist presente nella sala non aveva solo una bella voce.

Goldeneye 007
Lacrimucce nel vedere su Wii il remake di un capolavoro per Nintendo 64. Qualche dubbio sull'intelligenza artificiale, ma durante la sessione di prova mi sono divertito come un pazzo. Soprattutto perche' usavo un Classic Controller.

Maijin and the Forsaken Kingdom
Enslaved al contrario. Ovvero, in Enslaved sei un tizio forzuto che si porta dietro una ragazzina, qui sei una ragazzina che si porta dietro un tizio fortuto, che pero' e' peloso e alto tre metri. Visual style carinissimo.


Guitar Hero WoR
Non ho sinceramente capito la presentazione. Due sviluppatori hanno giocato per mezz'ora, fine. Alla fine e' Guitar Hero, forse un po' piu' metallaro degli ultimi anni.

Fable III
Molyneux e' un pazzo, ma anche un fenomeno. Le sue idee bislacche a volte funzionano, a volte no. Fable III promette molto e introduce idee molto originali, vedremo se reggera' la prova una volta giunto sugli scaffali.

Bloodstone
007 piu' tamarro che mai. Lo sviluppatore e' morto due volte durante la presentazione: impagabile.

Playstation Move
C'e' una bella differenza tra copiare le idee altrui e copiarle bene. Sony le ha copiate bene, nel senso che ho trovato il Move sinceramente divertente. Purtroppo manca di inventiva... spero solo di vedere qualcosa di originale al piu' presto.

Bene, tra 40 minuti ho il primo appuntamento. Una buonissima tazza di espresso tedesco e poi al lavoro! A presto!

Preparativi per Colonia #3

Preparativi per Colonia, terza ed ultima parte.

Valigia fatta, più o meno, e adattamento psicologico portato a termine. Prevedo mal di stomaco e un sacco di lavoro.

Unica nota positiva - al di là dell'happy nerd che alberga in me - volerò su di un CRJ900, un aereo su cui non sono mai salito. E avrò più spazio per le gambe del solito, il che non è male.

Ci si vede in Germania, gente!

Preparativi per Colonia #2

Preparativi per Colonia, parte seconda.

La fidanzata mi ha stirato le camicie. Non so perché ma il gene della stiratura non fa parte dell'universo maschile. Domani ultimo pranzo all'italiana, e poi bratwurst per 4 giorni. Il mio aereo parte piuttosto tardi, quindi avrò tempo per fare le valigie comodamente domani mattina.

Comunque, devo pubblicamente dichiarare il mio amore per Claus, un uomo così grande da evitarmi EasyJet optando per Lufthansa. Un uomo, un fenomeno. E, fra parentesi, mi ha fatto scoprire un gran bel sito: www.budjet.dk. Peccato che è in danese.

Preparativi per Colonia #1

Preparativi per Colonia - Parte prima

Dunque, quali sono le necessità di un Italiano in Germania? Il buon Verdone ci ha insegnato che noi italiani non amiamo i wurstel a colazione, e la prospettiva di essere l'unico italiano in viaggio con la redazione di Gamereactor (la persona più a Sud vive a Berlino) mi spaventa.

Il primo anno in Germania mi portai una moka elettrica, perché la prima esigenza di un italiano è il caffè. Un caffè vero, non una brodaglia passata per espresso e venduta a 2 euro alla tazzina. Quest'anno niente moka, dunque come faccio? Poket Coffee? Aiuto!

Vive le Cannes!

Ragazzuoli, me ne vado a Cannes. Ormai questa mia estate è caratterizzata da mini vacanze. Due giorni qui, tre giorni lì... niente due settimane a Sharm. Perlomeno non quest'anno. Il 17 partirò per Colonia Beach, destinazione GamesCon. Ho un calendario così denso di appuntamenti che si prospettano delle giornatine niente male... staremo a vedere!

PS: Thank you Kenneth for fixing the pics :)

Halo schiappa

L'altro giorno ho ripreso in mano Halo 3. L'online si intende. Un anno fa ero un tenente di non so quale grado, massacravo niubbi a destra e manca. È bastata la tesi di laurea per tenermi lontano dal gioco e trasformarmi in una Halo schiappa. Negli ultimi tre giorni mi hanno ucciso cani e porci. È bastato un solo match per retrocedere a recluta, e ora mi ritrovo a combattere con niubbi che naturalmente mi ammazzano decine di volte. Che pena.

Halo è uno sport serio.

Weeeeek End!

Ho deciso, vado al lago. Il week end è alle porte e domani mi troverete chiappe al vento in qualche spiaggia del Garda.

Naturalmente non posso fare altro che portarmi dietro qualcosina da giocare durante le fasi di insolazione, e credo che il buon Dragon Quest faccia al caso mio. Dunque auguro a tutti un buon week end, a lunedì!

Recensione di 2 parole: Dragon Quest IX

Recensione di due parole dedicata al nuovo titolo per Nintendo DS, Dragon Quest IX. Sto recensendo il titolo in modo "serio", però in questa rubrica fornisco le mie prime impressioni in due sole parole. Buona lettura!

RECENSIONE DRAGON QUEST IX
Compralo, cazzo!

Primo giorno. Pizza e mandolino.

La cosa bella è che non sai mai quando finisci di lavorare. Voglio dire, alle ore 18 uno si sente relativamente sicuro che in Italia non succederà più una mazza, e quindi inizi a pensare al resto.

Nello specifico sono andato a fare la spesa. Mentre si disquisiva con la fidanzata su quanto fosse caro un polpo surgelato (8 euro per un fottuto cefalopode, anoressico per giunta), ecco squillare il telefonino. Microsoft rilascia il prezzo del suo Kinect.

Mannaggia la miseria, proprio oggi che devo andare fuori a cena! Morale della favola, la notizia su Gamereactor.it è uscita più tardi rispetto a tutte le altre edizioni, alimentando lo stereotipo dell'italiano lento e cazzaro agli occhi dei colleghi nordici (che, ovviamente, sono tutti biondi, alti due metri e hanno la neve anche a Ferragosto).

Vabbè. Non credo che nessuno abbia così fretta di sapere che per acquistare Kinect dovrà tirare fuori tre biglietti da 50. Per due motivi: 1) esce a Natale e 2) l'Eye Toy costa 19,90 all'Auchan. Ok quest'ultima era cattiva.

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