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recensione film

Power Rangers

Un film "bipolare", che coniuga con successo vecchio e nuovo.

Non c'è alcuna via di scampo. Almeno fino a quando non si esaurirà l'interesse da parte di pubblico e case di produzione nei confronti di questa ondata nostalgica di cui oramai siamo vittime (e anche un po' carnefici) da qualche anno a questa parte. Dal cinema alla TV passando per il medium videoludico, tutti stanno dando fondo ai tanti ricordi che hanno accompagnato la nostra infanzia e adolescenza, confezionando prodotti ad hoc volti a riportare in auge - o quanto meno, ci provano - i "bei tempi di una volta".

Per Power Rangers, il nuovo film diretto da Dean Israelite (classe 1984, dunque uno che la serie TV dei Power Rangers l'ha divorata da ragazzino come tutti noi, per sua stessa ammissione), l'operazione "nostalgia-canaglia" è vera a metà. Nonostante Israelite attinga a piene mani dalla serie TV originale prodotta dalla Saban Entertainment - non senza strizzare anche l'occhio ad opere che la nostra generazione ha consumato da ragazzini (l'intro in stile Breakfast Club, l'uso della canzone Stand by me nella versione dei Bootstraps, con i medesimi intenti "quanto-è-bella-l'amicizia" dell'omonima pellicola di Rob Reiner, eccetera) - è altrettanto vero che il regista sud-africano rilegge la serie cult in chiave incredibilmente moderna, nel tentativo di avvicinarsi ad un pubblico che, nella maggior parte dei casi, conosce a malapena le avventure dei cinque prodi Rangers. Quelle stesse avventure che noi, nei nostri pomeriggi a pane e Nutella, abbiamo letteralmente divorato e seguito con passione, affascinati da questi ragazzi unici, imbattibili, dotati di abilità uniche e capaci di affrontare qualsiasi avversità con grande coraggio.

Power Rangers

Ed è esattamente qui che in Power Rangers avviene il primo grande elemento di rottura con la serie originale. I nuovi Rangers sono davvero "ragazzi come noi" (cit.), nel loro essere adolescenti imperfetti, outsider, solitari, irresponsabili, svogliati e problematici. In altre parole, umani che - per pura causalità - si ritrovano coinvolti, non senza un'abbondante dose di timore, a dover vestire i panni dei supereroi, proprio loro che, nella vita di tutti i giorni, scappano dalle loro responsabilità e dai problemi che qualsiasi teen vive a quell'età. Per la sua pellicola, Israelite sceglie, dunque, la strada del teen drama che, se da un lato potrebbe creare un iniziale prurito alle mani a chi ha amato la serie TV originale, dall'altra attualizza e infonde nuova linfa ad un prodotto che, pur essendo un hero movie nella sua forma più classica, mira ad offrire uno spessore ulteriore ai suoi personaggi.

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Se le vite dei vari Jason, Kimberly, Zack, Trini e Billy non sono mai state affrontate e analizzate nello show TV - in fin dei conti, quale ragazzino avrebbe gradito una retrospettiva sui suoi eroi preferiti al posto di un acrobatico e più incisivo combattimento? - qui diventano il reale fulcro attorno cui ruota l'intero film. Approfittando con sapienza di un genere sempre più ricco di eroi imperfetti, Israelite tocca temi importanti e delicati, come l'autismo, il bullismo, la solitudine, che attanagliano tanti adolescenti dei nostri tempi, alternando momenti di incredibile leggerezza pop con altri più introspettivi e oscuri. Un espediente che, nonostante il mood scanzonato e frizzante che permea l'intera pellicola, offre un valore aggiunto al prodotto, soprattutto se pensato alla luce del pubblico a cui esso è rivolto.

Power Rangers
Power Rangers

Intriga la scelta di Israelite di modernizzare alcuni canoni della serie alla luce di questa rilettura in salsa 2000 dei celebri Rangers, un aspetto che passa anche attraverso il pirotecnico apparato tecnico con cui ha confezionato la pellicola. No, niente pupazzoni di gomma, niente tutine a rombi dei Rangers, nessun combattimento coreografico e neanche Zord dai movimenti robotici e "scattosi", a cui le terrificanti animazioni in stop-motion della serie Saban ci avevano abituato. Il regista sud-africano rifà il look ai nostri eroi, rinfrescando e attualizzando la formula caricandoli di effetti speciali, che ben si sposano al ritmo sostenuto delle sequenze più adrenaliniche del film. E non nascondiamo di aver avuto un sussulto quando "Go go Power Rangers!" ha iniziato ad echeggiare nel vivo dell'azione, riportandoci indietro di più di vent'anni (..."Non ce la faccio, troppi ricordi!").

Ciliegina sulla torta, non mancano due interessanti scelte attoriali. In primo luogo, una brillante Elizabeth Banks, qui nei panni dell'iconica villain Rita Repulsa, meno isterica dell'originale e più sciamanica, la cui malvagità entra spesso in contrasto con una personalità piuttosto ambigua e sopra le righe, tale da renderla anche piuttosto divertente in alcune sequenze del film. In secundis, un assente-presente Bryan Cranston, qui nei panni di Zordon, il grande motivatore di questi Rangers spauriti, che li incita a sentire la Forz...ehm, no...a trovare dentro di loro la spinta motivazionale che li porterà a trasformarsi. Perché, a differenza della serie originale, ai cinque eroi non basta richiamare la propria armatura posizionandosi sulla pedana di trasformazione, ma dovranno diventare parte di un tutto, una squadra, trovare il minimo comun denominatore che permetta di conciliare le loro cinque diversissime ed eterogenee personalità. E dunque, finalmente, trasformarsi in Power Rangers.

Power Rangers
Power RangersPower Rangers

Perché, in fin dei conti, Power Rangers altro non è che una deliziosa storia di amicizia, tra cinque personaggi di nazionalità, colori e caratteri differenti tra loro, dove la distruzione di Angel Grove e dell'intero Pianeta Terra diventano solo un pretesto (e che pretesto!) per permettere loro di cercarsi, trovarsi e "diventare una band". Ed è forse in questo la grande forza e il grande elemento di unicità che caratterizza la pellicola di Israelite, che con la sua regia - fatta di inquadrature ben studiate, volte a restituirci i differenti stati d'animo dei suoi personaggi, ma anche imponenti scene di combattimento al cardiopalma - mira ad offrire un prodotto che incarna diverse anime. Da un lato, quella nostalgica, che vede noi della "vecchia guardia" sussultare ad ogni riferimento e omaggio al materiale originale (non vi nascondiamo che abbiamo letteralmente esultato dentro di noi appena abbiamo visto spuntare il Megazord); dall'altro, quella più moderna e più sentimentale, che mira a conquistare le nuove leve con un prodotto che alterna con cura momenti squisitamente brillanti e altri più introspettivi e riflessivi, dando ad entrambi il giusto peso.

Nel suo affascinante "bipolarismo", Power Rangers si conferma un film buono, che rinfresca e dà nuova vita ad un franchise che continua imperterrito dagli anni '70 (per chi non lo sapesse, i Power Rangers si ispirano ad una serie TV giapponese tokusatsu chiamata "Super Sentai") e che si prepara a conquistare una nuova generazione di adepti, con il suo look più pop e spensierato, non senza dimenticarsi di chi - oltre vent'anni fa - gli ha dato ampiamente fiducia.

Power Rangers
07 Gamereactor Italia
7 / 10
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