Gamereactor International Italiano / Dansk / Svenska / Norsk / Suomi / English / Deutsch / Español / Português / Français
Accedi






Password dimenticata?
Non sono iscritto, ma vorrei esserlo

Oppure effettua il log-in con Facebook
FacebookFacebook
recensione

The Evil Within

A quasi un decennio di distanza dal suo ultimo Resident Evil, Shinji Mikami torna all'opera con un nuovo survival horror. Il Maestro ce l'ha fatta anche stavolta?

Annuncio pubblicitario:

Vi ricordate il film La Storia Infinita? C'è una sequenza magistrale, sublime, piena di significato, che probabilmente all'epoca in cui è uscita la pellicola non eravate riusciti a coglierla a fondo, principalmente per la vostra giovane età (e ciò vale anche per chi scrive). Per incontrare il mitologico oracolo del Sud e scoprire il modo per salvare il Regno di Fantàsia dal "Nulla", il giovane e valoroso Atreyu deve affrontare alcune prove, compresa un'ultima ma più importante: attraversare il Mirror Gate - un cancello a forma di specchio immerso nella neve - guardare dentro di sé per la prima volta e scoprire la sua vera natura. Una prova di fronte cui la maggior parte degli eroi scappa via urlando, in quanto questa esperienza svela le realtà più atroci, distruggendo qualsiasi convinzione del proprio io e rivelando, nel caso di molti, il male dentro.

Non è un caso che abbia scelto questa citazione per parlarvi di The Evil Within, il nuovo survival horror del Maestro Shinji Mikami, disponibile dal 14 ottobre su svariate piattaforme old e next-gen. Durante la nostra esperienza con il titolo, vediamo spesso il protagonista - il detective Sebastian Castellanos - fissare specchi, entrare in una dimensione parallela, ovattata, in cui a poco a poco iniziamo a svelare i retroscena della sua vita, ricucire i pezzi della trama che si intesse sotto i nostri occhi, non senza lasciarci con il fiato sospeso ogni volta. Giocare con gli svariati sé che si nascondono dentro di noi e dentro ai tanti personaggi che popolano il mondo di gioco: abbiamo i brividi al solo pensiero. Ma procediamo con ordine.

Annuncio pubblicitario:

Le premesse che hanno accompagnato, a suo tempo, lo sviluppo di The Evil Within erano tra le più ambiziose: lo studio Tango Gameworks, fondato dallo stesso Mikami nel 2010, si preparava a dare vita ad una nuova opera horror dai tempi di Resident Evil 4 (2005), dopo una pausa dell'autore dal genere di quasi dieci anni e in un periodo in cui i titoli survival-horror proliferano e spuntano come funghi. Se è vero che Mikami aveva dalla sua un asso nella manica di tutto rispetto (è pur sempre il padre di una serie leggendaria come Resident Evil), l'hype per il gioco era eccessivamente alto e i primi responsi da parte della stampa, in arrivo dalle varie fiere, erano stati abbastanza disomogenei. Con il cuore colmo di speranza, abbiamo avviato la nostra copia PS4 e iniziato ad infiltrarci nei meandri più oscuri della mente, non senza un certo timore. Più per la paura del "già-visto" che per i temi trattati in sè.

The Evil Within

I nostri primi attimi in compagnia di The Evil Within non sono stati tra i più appassionanti di cui abbiamo memoria. Introdotti a rilento nella trama e senza alcun riferimento, ci ritroviamo a bordo di un'auto della polizia nei panni del detective Sebastian Castellanos - accompagnato da tre colleghi - in direzione di un ospedale psichiatrico, il Beacon Mental Hospital di Krimson City, in cui si stanno verificando eventi insoliti ed efferati omicidi. Scopriamo che la causa della strage del personale medico e dei pazienti sia un'entità di nome Ruvik, con cui abbiamo un primo terrificante incontro ravvicinato nei primi istanti del titolo. Dopo averci messo quasi K.O., ci scopriamo intrappolati nei locali caldaie dell'ospedale, minacciati da un mastodontico "macellaio" armato di motosega, da cui possiamo sfuggire affidandoci solo ed esclusivamente allo stealth. Spaventoso, davvero, se...

I primi due capitoli di The Evil Within sono noia allo stato puro. Ma noia vera. Se dalla nostra non avessimo avuto cieca fiducia nell'operato di Shinji Mikami e nel suo glorioso passato, non escludiamo la possibilità che avremmo messo da parte il controller PS4 e ci saremmo dedicati a tutt'altro. Una noia mutuata non solo da un gameplay iniziale con poco mordente, che fa senza dubbio a cazzotti con quanto visto in esperienze analoghe, basate su medesimi meccanismi, negli ultimi tempi (prima tra tutte, The Last of Us), ma anche da una trama che stenta a decollare. Non solo. Alcune delle prime ambientazioni, così come alcune meccaniche, ci hanno ricordato quanto visto in Resident Evil 4, catapultandoci in un effetto deja-vù che sulle prime lascia tanta amarezza e con poca voglia di continuare. Ma fortunatamente, la delusione tende a diradarsi poco a poco, facendo spazio piuttosto ad un titolo che diventa sempre più coinvolgente, che cambia drasticamente ritmo, anche grazie ad un'aggiunta crescente di informazioni e ad un inspessimento dei personaggi che incontriamo lungo questo folle viaggio al limite della ragione umana.

Ed è proprio in questo trip mentale che risiede buona parte dell'insano potenziale insito nella nuova opera di Mikami. Un viaggio nel lato più oscuro dell'essere umano, fatto di orrore vero, sangue incrostrato, carni dilaniate. Cronenberg ci sarebbe andato a nozze, un tempo. Com'è nel suo DNA, il nuovo lavoro di Mikami non mira a spaventare il giocatore, disseminando qua e là qualche prevedibile jump scare per non lasciare a bocca asciutta i fan del genere. Il suo intento è principalmente disgustarlo, alienarlo, inebriarlo di male dentro, ma non solo attraverso gore gratuito - di cui, comunque, il titolo è pieno zeppo - quanto piuttosto attraverso la storia inquietante che racconta. Nei panni del detective Castellanos, ci lasciamo trascinare via dagli eventi, tocchiamo con mano i livelli più bassi che l'umanità riesce a raggiungere, in un racconto che diventa mano a mano più coinvolgente e che, seppur non originalissimo, non manca di regalare qualche gustosa sorpresa.

The Evil Within

Il cuore dell'esperienza di The Evil Within è insito, ovviamente, nel suo gameplay. Il titolo - proprio come i suoi illustri predecessori - si fonda essenzialmente su un giusto mix tra action, stealth, combattimento corpo-a-corpo e risoluzione di piccoli puzzle abbastanza intuitivi, in cui le prime due componenti fanno decisamente da padrona. Le armi in nostro possesso sono tra le più variegate - dalla semplice pistola al fucile di precisione, passando anche per un'eccezionale balestra - e uno degli aspetti che tende senza dubbio ad alimentare la tensione costante che si respira nel titolo è proprio la continua ricerca di munizioni. Ogni proiettile è prezioso, non ne avremo tanti a nostra disposizione, e prima di premere il grilletto, ci troveremo a lavorare di fantasia e di ingegno per trovare modi alternativi per eliminare i nostri nemici non-morti.

Osservare l'ambiente diventa un elemento basilare in The Evil Within: prima di sprecare inutilmente le nostre munizioni - e tenerle in serbo per qualche boss più tenace - è sempre meglio servirsi di trappole e bombe, eliminando in modo meno indolore le violente ondate di avversari. Per quanto riguarda la difficoltà dei nemici, tralasciando il "sadico" con la motosega che incontreremo più di una volta e qualche avversario più resistente, il livello può dirsi abbastanza soddisfacente. Moriremo più volte, non mancherà qualche imprecazione (anche se dalla nostra abbiamo un ottimo sistema di checkpoint e salvataggi), ma fondamentalmente ogni nostra morte dipende solo ed esclusivamente da errori dettati dalla nostra eccessiva istintualità. The Evil Within è un titolo - un po' come tutti i j-horror - che ci invita a riflettere, ad agire più di testa che di cuore, un aspetto che rende senza dubbio più invitante (e non certamente frustrante, come potrebbe sembrare) l'esperienza di gioco.

L'osservazione dell'ambiente passa anche per i numerosi oggetti che riusciremo a reperire in giro per il mondo di gioco. Passando dai più classici potenziamenti - che possiamo usare per far progredire il nostro personaggio, di cui parleremo tra poco - alle (poche) munizioni di cui sopra, fino ai fiammiferi e ad alcuni materiali utili per fabbricare i dardi per la balestra, l'ambiente circostante offre utili casse da rompere e statuine, che ci permettono di trovare delle utili chiavi per aprire alcuni armadietti che useremo nella nostra "camera di compensazione"per potenziare il nostro personaggio.

The Evil Within

Come dicevamo poco fa, in questo mondo parallelo a cui Castellanos accede tramite alcuni specchi, possiamo potenziare il nostro personaggio e permettergli di progredire. Il sistema risulta davvero interessante e ci permette di potenziare - grazie alla misteriosa sostanza verde che ci viene iniettata nel cervello - le nostre abilità (salute, resistenza alla corsa, ecc.), ma anche le nostre armi, ad eccezione della nostra balestra che ha un potenziamento esclusivo e per cui possiamo costruire, attraverso un accennato sistema di crafting, i nostri dardi speciali (da quelli esplosivi a quelli con le scariche elettriche, ecc.).

Per quanto concerne l'apparato tecnico, non siamo completamente entusiasti dalla sua resa. Le animazioni dei personaggi non risultano propriamente next-gen e anche la fisica ragdoll non manca di darci qualche lieve delusione. Tolto qualche bug da cui l'esperienza - ahinoi - non è completamente estranea e anche la camera che, soprattutto durante i combattimenti, tende a farci perdere di vista il nemico più di una volta, la resa generale, anche a livello grafico, non è affatto male. I paesaggi sono ben caratterizzati, non mancano effetti particellari e filtri interessanti, che permettono di arricchire molto l'esperienza. Per quanto riguarda il sonoro, abbiamo apprezzato molto l'inserimento di qualche brano di musica classica suonati da alcuni grammofoni - un aspetto che tende a creare maggiore inquietudine al mondo di gioco - e il doppiaggio in italiano risulta molto credibile e tutto sommato molto curato, permettendo una maggiore immersività nell'esperienza.

The Evil Within

Eravamo partiti scoraggiati nelle nostre primissime ore in compagnia di The Evil Within. Fortunatamente, grazie ad un repentino cambio di ritmo, il nuovo lavoro di Tango Gameworks è riuscito a catalizzare la nostra attenzione, regalandoci un'esperienza ricca e dannatamente inquietante. Seppur non manchino riferimenti "ai tempi che furono" - mixati sapientemente con una buona dose di elementi innovativi - il titolo di Shinji Mikami non manca di sorprenderci e a regalarci quella necessaria dose di adrenalina, di cui i fan del survival horror sono costantemente affamati. Well done, Mr. Mikami!

08 Gamereactor Italia
8 / 10
+
Atmosfera elettrizzante; Giusto mix tra action, stealth e risoluzione di puzzle; Buon livello di difficoltà senza essere frustrante; Buon doppiaggio e sonoro.
-
All'inizio lento e noioso; Animazioni in alcuni casi poco convincenti e qualche bug.
Annuncio pubblicitario: