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recensione

Batman: Arkham Knight

L'ultima notte a Gotham ci ha spaventato. Non avremmo voluto.

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Premessa: Per questioni non dipendenti da noi, ma da accordi di riservatezza presi con Warner, non potremo svelarvi nulla della trama del gioco. Per lo stesso motivo, non abbiamo potuto acquisire immagini e filmati direttamente dalla versione PS4 che abbiamo provato, in quanto vi erano fastidiosi watermark. Ci scusiamo in anticipo con i nostri lettori

Un'escalation. Il commento di Jim Gordon, alla fine di Batman Begins di Chris Nolan, lasciava intendere la sua inevitabilità, e il pericolo ad esso connesso. Sette anni più tardi, la preoccupazione che si respirava nella prima pellicola del regista/sceneggiatore britannico funge perfettamente da meta-commento per concludere la trilogia del Cavaliere Oscuro. Sebbene avesse molte buone idee, Il Cavaliere Oscuro - Il Ritorno ne uscì quasi collassato sotto il peso del suo stesso esteso proposito, utilizzando al tempo stesso una metafora: vi era infatti l'intimità personale del Cavaliere Oscuro schiacciata sotto il peso di una guerra personale, e analogamente era quanto stava accadendo al la stessa Gotham, assediata da una barbara guerriglia. Il Cavaliere Oscuro è Gotham. Gotham è il Cavaliere Oscuro.

Su di un simile tema si muove anche l'ultimo titolo di Batman firmato Rocksteady, in cui seguiamo la sua ultima notte nella città in Batman: Arkham Knight. Un sandbox più grande, minacce da affrontare più numerosi, e gadget ancora più spettacolari, la scelta di concentrarsi sulla Batmobile, il suo gameplay in stile Burnout - e la conseguente necessità di una Gotham sempre più ampia e aperta - sono tutti elementi che hanno creato qualche disagio ai fan della serie. Sembrava una risposta necessaria, anche se immotivata, alle richieste delle console di nuova generazione: un'ambientazione urbana massiccia e tentacolare, pervasa da criminali senza scrupoli. Le intenzioni si sono ampliate in modo esponenziale, ma il rischio è che - con tutta questa grandezza imperante - quella connessione tra Gotham e il Cavaliere Oscuro andasse così perduta.

E per le prime ore, appare proprio così. Rocksteady apre il gioco con scazzottamenti e un carro-armato-razzo (leggasi Batmobile) praticamente quasi incontrollabile. All'inizio, Batman: Arkham Knight sembra concentrarsi principalmente sulla forza bruta di Batman piuttosto che sulle sue doti intellettive: le missioni che richiedono ragionamento sono esigue, e il solo riuscire a controllare la Batmobile tra una curva e l'altra si rivela una sfida a sé, mentre - come una pallina impazzita in un flipper da un edificio all'altro - tentiamo di tenere a bada questa vettura indomabile.

Se in precedenza lo Spaventapasseri era un nemico secondario, in Batman: Arkham Knight diventa l'antagonista principale, qui pronto a minacciarvi attraverso altoparlanti e giganteschi cartelloni pubblicitari posti sugli edifici, in una Gotham semi-deserta e ormai evacuata. Il suo obiettivo è far impazzire il vecchio Bat, attraverso i suoi monologhi grandiosi sulla paura a cui abbiamo già assistito nelle precedenti avventure, dimostrandosi tuttavia un successore unidimensionale meno incisivo rispetto alla totale follia che caratterizzava il ben più schizofrenico Joker.

E' tutto gigantesco, immenso, eppure manca di quella considerevole raffinatezza.

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Avrà pure cambiato generazione, ma Batman: Arkham Knight è ovviamente una diretta continuazione dei capitoli presenti sulla vecchia generazione di console, rinforzato da un sistema di combattimento molto più imponente, e - a differenza dei primi due capitoli - tutte le mosse vengono sbloccate fin dall'inizio del gioco.

Rocksteady fa l'intrepida e radicale scelta di non inserire alcun tutorial relativo al sistema di combattimento di Batman già conosciuto dai due precedenti episodi o in merito al suo primo arsenale. Ci sono sfide VR sparse in tutta la città, ma nulla che ci permetterà di fare pratica effettiva con le basi del gioco. Una nota a margine: dopo due/tre giochi del franchise, oramai conoscerete i fondamenti del gioco alla perfezione. Eppure i troppi anni che ci separano dall'ultimo Arkham City sono la prova che comunque all'inizio siamo male equipaggiati nel riuscire a gestire il livello di minaccia persistente presente nella città.

I nemici arrivano insieme in gruppi numerosi come oramai da manuale nella serie, e sono caratterizzati dalle medesime abilità versatili, in termini di combattimento, che hanno caratterizzato l'endgame di Arkham City. E come se ciò non bastasse, hanno imparato anche altre abilità. Tra spadaccini agilissimi, nemici armati di scudo e teppisti con taser, le sfide che si aprono davanti al Cavaliere Oscuro sono senza dubbio immense. Questo ci ha ovviamente portato a trascorrere una robusta quantità di tempo a imbatterci in risse contro queste gang o a fissare inermi la scritta "game over" sullo schermo.

In parte questo dipende dalla natura aperta del mondo di gioco e, quindi, la possibilità di imbattersi in missioni casuali a non finire. Tra queste, avete il compito di rintracciare alcuni vigili del fuoco catturati e disseminati nelle tre "isole" che compongono il sandbox; riuscite a rivelare le loro posizioni solo se vi capita di essere abbastanza vicini e ovviamente affrontando i gruppi che li hanno messi in "custodia cautelare". Ovviamente, questi gruppi non vi lasceranno agire indisturbati e vi daranno parecchio filo da torcere. In uno dei nostri primi combattimenti, siamo morti più volte rispetto a incontri successivi nel restante gioco.

La presenza di un territorio praticamente sconosciuto, opzioni trasversali completamente nuove e un set di missioni di apertura che sembrano quasi prendere le distanze dalle meccaniche di gameplay che hanno definito la serie, sono tutti elementi che sin da subito ci hanno pervaso di dubbi. Dubbi che poco dopo si sono trasformati in preoccupazione. Ma che diavolo ha fatto Rocksteady? Hanno completamente eliminato ciò che aveva reso la serie Arkham così speciale e originale?

Batman: Arkham Knight

Le deboli prime ore di gioco appaiono quasi in contrasto con i primi fantastici cinque minuti, un affascinante collage di filmati che da subito hanno catalizzato la nostra attenzione. La sua resa è così dissonante rispetto a quanto stiamo giocando che sospettiamo che ci sia un trucco.

E in un certo senso, è proprio così. Viste le prime complesse ore di apertura, la prima cosa che ci viene da pensare è che l'arco narrativo centrale del gioco si concluda all'improvviso, svelando che in realtà ciò che stiamo vivendo altro non è che il preludio alla vera storia. In quel preciso istante in cui prendiamo consapevolezza di questa cosa, ecco aggiungersi nuove meccaniche, supportate da quei dialoghi iconici e spettacolari che hanno reso questa serie incredibile sin dai suoi esordi. La storia ci prende improvvisamente alla sprovvista, ritorna il flusso caratterizzato da molteplici meccaniche, e improvvisamente tutto cambia, si rinvigorisce di nuova linfa vitale. Resta tuttavia l'attenzione sui combattimenti multi-nemici, ma è uno dei pochi punti deboli.

L'intera città si apre ancora una volta a voi come all'inizio, anche se questa volta l'aggiunta delle missioni su quattro ruote appaiono più soddisfacenti, sia per quanto riguarda il fluire della storia sia per ciò che riguarda l'aspetto esplorativo del gioco. La prima tornata di questi obiettivi opzionali molteplici viene finalmente disseminata nelle vicinanze delle location principali della storia in modo da averne sin da subito un primo assaggio. Poi sta tutto a voi scegliere se proseguire con la storia principale o avventurarsi in queste missioni secondarie.

Alcuni hanno visto questa scelta come un modo per Rocksteady di adattarsi alle convenzioni del genere sandbox. Ogni isola è sotto il controllo di una milizia: torri di avvistamento, avamposti ben pattugliati, bombe su strada e APC nomadi devono essere tutti neutralizzati. In questo modo non facciamo altro che aumentare la nostra percentuale di completamento del gioco, anche se lo studio contempla diverse soluzioni per permetterci di farlo, attraverso diverse modalità: giocando in stealth in Predator, migliorando le vostre abilità di combattimento, perfezionando le vostre derapate.

Abbiamo tantissime opzioni a disposizione, da missioni più sostanziose o semplicemente ammazzando teppisti nomadi, sedando rivolte o ancora aiutando agenti di polizia che hanno bisogno di aiuto, quando le loro auto sono sotto attacco. Saremo sazi di tutte queste opportunità che Arkham Knight offre, con la continua possibilità di passare da una ad un'altra. E tutto si adatta perfettamente alla narrazione: Batman non si fermerà fino a quando la sua città non tornerà sotto il suo controllo.

E sì, sparse in tutta la città troveremo anche le Sfide dell'Enigmista, interrogheremo informatori dei criminali, e tutto questo ancora una volta contribuisce a costellare la vostra mappa di icone verdi. Sfidare l'Engimista è sempre stato il nostro hobby preferito sin dai tempi dei giochi precedenti, e questa volta Eddie supera se stesso per la vasta gamma di enigmi che sforna all'interno del gioco. Le sfide iniziali - e anche piuttosto frustranti - in cui dobbiamo guidare la nostra Batmobile in modo perfetto su tracciati pieni di trappole ed enigmi, vengono successivamente sostituite da quelle stesse sfide complesse e stimolanti che avevano caratterizzato i due precedenti capitoli.

Vale la pena segnalare come Rocksteady abbia implementato il suo sistema di suggerimenti, che è il migliore mai provato all'interno della loro saga. Non troviamo riferimenti testuali, quanto piuttosto sono i dialoghi da parte dei personaggi NPC a suggerirci tra le righe una soluzione o i gadget necessari per risolverli. I dialoghi, a tal proposito, non sono mai fuori luogo, anzi sono molto curati e perfettamente integrati alla storia. E ancora una volta, va una spettacolare nota di merito al doppiaggio, qui sempre all'altezza della situazione.

La Batmobile riesce finalmente a diventare cruciale all'interno del gioco non appena avete finalmente capito come usarla, sia come una vera e propria fuori serie rombante sia come agile carro-armato. Vi raggiunge in qualsiasi momento, basta appena toccare il pulsante dorsale e questo fantastico veicolo ibrido ruggirà all'orizzonte, e voi salirete a bordo automaticamente. Un tocco di classe? E se ciò non bastasse, Rocksteady permetterà di utilizzare l'auto per risolvere enigmi, e ancora per utilizzarla anche nelle sezioni stealth, sicuramente un aspetto che stravolge letteralmente l'esperienza.

Batman: Arkham Knight

Per quanto sia straordinaria, le sezioni con la Batmobile ci risultano comunque quelle meno incisive, molto imprecise e anche dopo un po' di pratica, abbiamo difficoltà a tenerla sotto controllo, anche se i controlli di fatto sono molto precisi in questo senso. Fortunatamente, Rocksteady fa uso della Batmobile al minimo indispensabile, e comunque, al netto di quanto appena detto, restano comunque momenti emozionanti.

Nonostante la storia all'inizio ci abbia lasciato con un po' di amarezza, presto ci ricordiamo che si tratta dello stesso studio che ha simulato il crash della console per dare un certo ritmo alla storia di Batman: Arkham Asylum. Conoscono bene il potere del depistaggio, e lo fanno da Dio. Qualsiasi preoccupazione che la scrittura di Rocksteady si trasformi in qualcosa di diverso dal solito si dissolve rapidamente in quanto riescono a sposare abilmente il gameplay con la narrazione. Più di una volta ci è capitato di mollare a terra il joypad per portarci le mani alla bocca per lo stupore, o semplicemente per applaudire alla spettacolarità dell'azione.

La storia è fortissima, ma non è mai sacrificata al gameplay.

A parte alcune sequenze in cui lo studio non vi lascia il controllo di Batman - in modo però che possiate gustarvi al meglio il colpo di scena - non abbiamo avuto la sensazione di star guardando un film. Anzi, è come se stesse davvero accadendo a voi. Inoltre, se avete giocato i precedenti capitoli, apprezzerete ancora di più come tutto si collega, in quanto lo studio osa scavare nei traumi psicologici che si celano dietro l'uomo con la maschera accumulati nel corso degli anni, per quanto lui sia colui che fa di tutto per salvare Gotham (e di conseguenza, se stesso).

Batman: Arkham Knight

Quel conflitto interiore permea la storia, e mentre combattete contro quei demoni, vi troverete ad attraversare la città, mettendo a segno quelle missioni che più vi aggradano. A differenza, ad esempio, di Mass Effect 3, in cui allontanarsi dal percorso principale risultava incredibile, le missioni secondarie qui si legano ancora una volta, seppur lentamente, a quel senso di volersi riprendere Gotham (e dunque riprendersi la propria identità) nel corso di una notte. C'è anche un contatore relativo ai detenuti della GCPD che vi aiuta a tenere traccia di quanti cattivi avete messo dietro le sbarre. E la stessa struttura del gioco, vi spingerà a portare quel counter a numeri incredibili e ripulire il più possibile la vostra città dal male.

Tuttavia, non sarete mai soli. Per ciò che riguarda il sistema dual-play presente nel gioco - che vi permette momentaneamente di prendere il controllo di Robin, Nightwing e Catwoman quando questi si imbattono nel Cavaliere Oscuro e lo aiutano in combattimento - possiamo subito dirvi che è fluido e perfetto come il resto del sistema di combattimento. E anche se Rocksteady non concentra tutto su questo aspetto, sappiate che quando vi troverete in compagnia del buon vecchio Robin ad affrontare orde di nemici, avrete un sorrisetto euforico stampato sulle labbra per tutto il tempo. Ovviamente, fate finta che Batman & Robin di Joel Shumacker non sia mai esistito.

Anche se l'esperienza vi risulterà incredibilmente familiare per via delle meccaniche di base e per alcuni sistemi di gameplay che sono simili a quelli visti in precedenza, l'aspetto generale del gioco e la storia sono una meraviglia. Le nuove meccaniche si adattano rapidamente e in modo naturale a tutto ciò che abbiamo visto in precedenza. E' un gioco diverso da Arkham City, così come quest'ultimo era diverso da Arkham Asylum. In passato, avete comunque avuto le vostre ragioni e i vostri momenti per amarli letteralmente. In Batman: Arkham Knight accade praticamente lo stesso. Quel senso di intimità tra Batman e Gotham c'è ancora, anzi forse è addirittura amplificato. E' solo che questa volta è avvolto da un mondo di gioco molto più grande, ma altrettanto convincente.

09 Gamereactor Italia
9 / 10
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Meccaniche di gioco ancora una volta brillanti; Storia grandiosa; divertenti i puzzle; Mondo di gioco immenso.
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Abbiamo avuto difficoltà ad usare la Bat-mobile, per quanto i suoi controlli siano eccellenti; Noiose le sfide racing; Ci vuole un po' per introiettare il sistema di combattimento.
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