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recensione

Everybody's Gone to the Rapture

Un concept originale, che mira a riflettere su temi di grande impatto.

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C'è una cosa da sapere prima di iniziare a immergersi nel distopico mondo di Everybody's Gone to the Rapture e nel caso in cui non si conosca l'operato precedente dei suoi sviluppatori: la nuova opera di The Chinese Room non è un gioco nel senso stretto della parola. Proprio come accaduto ad uno dei suoi illustri predecessori, Dear Esther, l'esperienza qui offerta dallo studio britannico ha un gameplay ridotto al minimo, interamente story-driven, in cui l'unico e solo compito del giocatore è quello di rimettere insieme i pezzi del puzzle, smarrendosi in questo mondo aperto alla ricerca di indizi.

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Se l'esperienza, da un lato, può risultare limitante per chi è alla ricerca di un "gioco" nella sua natura più stretta, dall'altra Everybody's Gone to the Rapture si rivela un'esperienza totalizzante e appagante, che non si limita a prendere in prestito i momenti più alti della narrazione fantascientifica del secolo scorso, ma mira ad offrire, tra le tante cose, un profondo significato filosofico all'esistenza dell'essere umano. Se, infatti, il percorso intrapreso dai Chinese Room con Dear Esther era improntato a dare vita ad una nuova forma di narrazione interattiva, con questa nuova esperienza, in esclusiva per PS4, lo studio ha deciso di compiere un passo ulteriore, intrecciando tra loro temi profondi come amore, scienza e fede in un percorso che appare soprattutto un viaggio interiore. Per il giocatore, s'intende.

Everybody's Gone to the RaptureEverybody's Gone to the RaptureEverybody's Gone to the Rapture

Ci troviamo in un ridente villaggio bucolico dello Shropshire, in Inghilterra... o meglio, ciò che resta di un ridente villaggio bucolico, a seguito di un'apocalisse (la biblica "rapture" del titolo), in un mattino dell'estate del 1984. Il tempo sembra essersi magicamente fermato e gli unici segnali che ci suggeriscono che lì, una volta, c'era la vita, sono le tante macchine ferme in strada, mozziconi di sigaretta ancora fumanti nei posacenere dei pub, e biciclette adagiate sul ciglio della strada. E' come se tutti fossero svaniti nel nulla, proprio mentre erano impegnati a fare qualcosa, e che una strana e misteriosa forza li abbia improvvisamente cancellati dal mondo. Mentre ci muoviamo per le strade di questo paesino, in cui abbiamo piena libertà di esplorazione, possiamo a poco a poco scoprire qualcosa di più sulla vita dei suoi abitanti, in particolare sui sei personaggi attorno cui ruota l'intera vicenda del gioco.

Attraverso telefoni che squillano e piccole radioline portatili - identificabili dal giocatore attraverso un'inquietante sequenza di coordinate pronunciate da una voce monocorde - entrambi escamotage volti a spezzare il surreale silenzio che caratterizza il mondo di gioco, il giocatore ha l'opportunità di recuperare molte informazioni, ricostruire i dialoghi (inizialmente scollegati tra loro) e rivivere i ricordi di chi ha vissuto in questo mondo, all'apparenza idilliaco, ma che nasconde in realtà tanti oscuri segreti.

Everybody's Gone to the RaptureEverybody's Gone to the RaptureEverybody's Gone to the Rapture

Come dicevamo in apertura, Everybody's Gone to the Rapture è un'esperienza caratterizzata da un gameplay ridotto al minimo. Le uniche azioni richieste al giocatore sono quelle di interagire con l'ambiente circostante, entrare nelle case e rilevare quanti più indizi possibili su cosa abbia causato il Rapture all'interno del gioco, ma soprattutto, comprendere il più possibile sulla natura dei personaggi che hanno abitato quei luoghi. Mescolando atmosfere che riecheggiano il meglio della produzione anni Sessanta della serie TV "The Twilight Zone", romanzi di fantascienza della stessa decade (come The Death of Grass e A Wrinkle in the Skin di John Christopher, come dichiarato dagli stessi sviluppatori) e una protagonista che per la sua sete di conoscenza ci ha ricordato il personaggio di Ellie Arroway (Jodie Foster) in Contact di Robert Zemeckis - con cui il gioco, tuttavia, condivide altri interessanti punti di contatto, perdonate il gioco di parole - il nuovo titolo dei Chinese Room ha dalla sua una narrazione incredibilmente avvincente, che trascina letteralmente il giocatore per i piedi e che a suo modo lo obbliga a saperne di più sul mondo che lo circonda, in cui - a poco a poco - il vero obiettivo non è tanto capire cosa abbia causato questa sorta di apocalisse, quanto piuttosto scavare a fondo nella storia dei vari personaggi.

Ma se dalla sua, dunque, il nuovo lavoro dei creatori di Dear Esther è un prodotto narrativo di grande impatto, amplificato anche da un eccellente lavoro sul doppiaggio, uno dei suoi più grandi difetti risiede nel suo ritmo eccessivamente diluito. E' vero, la scelta di un ritmo meno concitato nell'azione permette al giocatore di esplorare ogni anfratto di questo mondo, lasciargli il puro piacere della scoperta, ma al tempo stesso questo ci è apparso anche un espediente un po' furbo per permettere al gioco di durare più del dovuto.

Inoltre, la mancanza di elementi di gameplay puri, unita a questa eccessiva lentezza, potrebbero a poco a poco annoiare il giocatore più esigente, forse meno disposto di altri a limitare la propria esperienza ad una semplice avventura ambientale/esplorativa, senza nulla di concreto da fare.

Tra gli altri difetti del gioco, vi è sicuramente anche un comparto grafico non sempre eccellente: se da un lato, va detto, le ambientazioni ci hanno lasciato a bocca aperta per la cura messa fin nei più piccoli particolari - un aspetto che ci ha ricordato molto The Vanishing of Ethan Carter, con giochi di luci ed ombre molto realistici - non sono mancati drop-in, fenomeni di stuttering e piccoli bug grafici che hanno reso l'esperienza di gioco meno fluida.

Everybody's Gone to the RaptureEverybody's Gone to the RaptureEverybody's Gone to the Rapture

Ma mettendo da parte per un attimo i suoi difetti, l'esperienza che ci ha restituito Everybody's Gone to the Rapture a fine partita è stata coinvolgente e toccante. Grazie anche al contributo di una colonna sonora emozionante, che punteggia alla perfezione i diversi momenti del racconto, il nuovo esperimento narrativo di The Chinese Room si rivela un prodotto di grande qualità, che permette al giocatore di riflettere su temi importanti, a partire dal senso della sua esistenza in questo mondo. E se da un lato Everybody's Gone to the Rapture può apparire ai più un eccesso di superbia, in realtà la nuova opera dello studio britannico restituisce un'esperienza senza precedenti, ma che tuttavia difficilmente verrà accolta da tutti con grande entusiasmo.

Proprio il suo essere "non-videogioco" (in cui per videogioco intendiamo "prodotto culturale in cui viene richiesta la partecipazione e l'azione in prima persona del giocatore") in quanto la presenza di quest'ultimo è ridotta all'osso, abbiamo la sensazione che Everybody's Gone to the Rapture sarà un titolo che dividerà il pubblico, lasciando insoddisfatti molti giocatori. Ma nel caso in cui siete alla ricerca di un'esperienza sublime, capace di lasciarvi con tante domande e da godersi in un pomeriggio, il nuovo lavoro di The Chinese Room si rivela imperdibile. Da amare e apprezzare in ogni sua più piccola sfumatura.

08 Gamereactor Italia
8 / 10
+
Racconto profondo e di grande impatto emotivo; Atmosfera suggestiva e sospesa; Ottima colonna sonora; Eccellente lavoro sul doppiaggio.
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Ritmo eccessivamente lento; Mancanza di azione concreta da parte del giocatore; Alcuni bug grafici.
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