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recensione

Mad Max

Ammiratelo. E basta.

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Abbiamo ancora sulle labbra il sapore ferruginoso di Mad Max: Fury Road - il nuovo film della leggendaria saga firmata da George Miller, tornata nelle sale a trent'anni dal suo terzo e nefasto capitolo - quando ci troviamo ad inserire per la prima volta la nostra copia di Mad Max su PS4. L'attesa è stata lunga, ma ora che finalmente stringiamo tra le mani il controller - pronti ad immergerci in uno scenario post-apocalittico ricoperto esclusivamente di sabbia e rocce - l'adrenalina è alle stelle. Tuttavia, a proposito della sua controparte cinematografica, è bene precisarlo sin da subito: il Max Rockatansky con cui condivideremo il nostro viaggio in questo wasteland sconfinato non ha né le fattezze di Tom Hardy né quelle di Mel Gibson.

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No, il nuovo lavoro degli Avalanche Studios non va classificato come tie-in della pellicola di Warner, sebbene lo studio abbia omaggiato e attinto a piene mani dal lore della saga milleriana. Tutt'altro: Mad Max si rivela un audace esperimento che mette insieme, in un connubio polveroso, una delle caratteristiche chiave che ha reso grande lo studio di Stoccolma (le grandi esplosioni e i momenti action al cardiopalma, indiscusso marchio di fabbrica della serie Just Cause) e gli immensi scenari sandbox, a cui Warner ci ha già abituato per bene con l'ottimo La Terra di Mezzo: L'Ombra di Mordor dello scorso anno. Un road game, in cui - a bordo della nostra Magnum Opus e in compagnia di uno strambo ma fedele meccanico, chiamato Chumbucket - ci troveremo a macinare chilometri e chilometri tra una missione e l'altra, scoprendo a poco a poco le insidie che gli Avalanche ci hanno teso in questa arida mappa di gioco. Perché, fidatevi, sono davvero parecchie.

Mad Max

C'è un aspetto che, tuttavia, accomuna Mad Max e Mad Max: Fury Road, e si tratta del suo incipit. Proprio come nella pellicola di George Miller, Max cade vittima di un agguato dei War Boys, questa volta di Scabrous Scrotus (il nostro nemico giurato all'interno del mondo di gioco), i quali sottraggono al nostro eroe la sua mitica e preziosa auto, l'Interceptor. Lasciato a se stesso e senza risorse a vagare in questo immenso e sconfinato deserto, Max si imbatte casualmente in quello che presto si rivelerà il suo unico e più fidato alleato di questa avventura, il pittoresco meccanico Chumbucket (un personaggio a metà tra Sloth dei Goonies e Gollum de Il Signore degli Anelli, per le sue fattezze non propriamente adoniche), che gli procura ben presto la Magnum Opus e che, procedendo di missione in missione, si occuperà di potenziarla e sistemarla, nel caso subissimo dei danni (sì, nel caso in cui ve lo stesse chiedendo, subirete parecchi danni).

Ma badate bene, la Magnum Opus non si limita ad essere un mero mezzo di trasporto: il nostro prodigioso veicolo ha un ruolo centrale all'interno del mondo di gioco (azzarderemmo quasi che sia l'auto la vera protagonista del gioco), e sta a noi provvedere a trasformarla in una cazzuta macchina da guerra, aggiornamento dopo aggiornamento. A tal proposito, per aggiornare la nostra auto, Max e Chummy avranno bisogno di rottami. Ed è proprio la ricerca spasmodica di questi preziosi rottami - unita al nostro desiderio di aggiornare il più possibile la nostra quattro ruote - che spinge i due personaggi a proseguire senza sosta area dopo area, in un vivace intermezzo tra una missione storia e l'altra.

Una volta a bordo del nostro bolide, è facile lasciarsi trasportare in questo universo sabbioso, imbattendoci in gruppi di nemici tra i più disparati: accanto ai già citati War Boys, ad ostacolare il nostro percorso tra una missione e l'altra non mancheranno, tra i tanti, gli spietati Porcospini - questi ultimi presenti anche all'interno dell'ultimo film di Miller - con cui ci troviamo ad affrontare adrenalinici scontri a tutta velocità a bordo delle nostre rispettive vetture, mentre tentano in tutti i modi di buttarci fuori strada per depredarci e fare di noi carne da macello.

È in queste sezioni, per quanto davvero brillanti ed esplosive (qui è dove abbiamo percepito maggiormente il DNA selvaggio degli Avalanche, oltre alle loro eccellenti esplosioni), che tuttavia ci troviamo a fare i conti con i nostri problemi maggiori in termini di guida. Per quanto, di per sé, tale componente sia arcade e non richieda particolari competenze al volante, durante i nostri scontri automobilistici abbiamo dovuto constatare un fisica che caratterizza il nostro bolide e quella dei nostri nemici non propriamente eccellente. Basta infatti anche un solo piccolo spintone da parte dei nostri nemici per finire rovinosamente fuori strada, lanciandoci in una spietata carambola senza fine. Un vero peccato, visto che questi agoni su quattro ruote sono molto frequenti nel corso della nostra traversata e tale leggerezza tende a frenare un'esperienza che, di base, si rivela molto divertente e soddisfacente.

Mad MaxMad Max

Ma i combattimenti veicolari - che tendono a diventare via via sempre più intensi, anche grazie agli aggiornamenti che possiamo applicare alla nostra Magnum Opus, mentre procediamo nel gioco - sono solo una piccolissima parte di ciò che Mad Max ha da offrire. Grazie ad una mappa davvero immensa, percorribile in lungo e in largo, abbiamo occasione di accedere continuamente a tante aree molto diverse tra loro e ben caratterizzate, in cui affrontare ondate di nemici con scopi molto diversi tra loro, in primis - e questo corrisponde all'obiettivo principale delle missioni storia - neutralizzare, zona dopo zona, l'influenza di Scrotus.

Ed è qui che abbiamo occasione di prendere confidenza con il sistema di combattimento del gioco, che recupera in larga misura l'oramai noto free-flow system di casa Warner. Sebbene l'IA dei nemici non brilli di certo per acutezza, è nel combattimento corpo-a-corpo che troviamo, a nostro avviso, uno dei momenti più interessanti del gioco. Accanto al già citato free-flow system, che ancora una volta svolge molto bene il suo lavoro, Max vanta anche una caratteristica temporanea molto interessante, la "Follia", che gli permette di concatenare tra loro attacchi e combo, aumentando per un breve periodo la sua capacità di danno nei confronti dei nemici. Tale opzione arricchisce sicuramente l'esperienza, portandoci spesso a prediligere il combattimento a mani nude rispetto all'uso delle armi; un aspetto, quest'ultimo, dovuto anche alla grande scarsità di munizioni che ci troveremo molto spesso a fronteggiare, portandoci di volta in volta a centellinare i proiettili e utilizzarli solo se è strettamente necessario.

Mad Max

Poco fa parlavamo del fatto che uno degli aspetti più intriganti di Mad Max risieda nella personalizzazione della Magnum Opus, quella che, a nostro parere, è la grande protagonista del gioco. In realtà, anche per il buon Rockatansky è possibile compiere un analogo percorso, migliorando e potenziando determinate skill, attraverso un sistema di progressione che si rivela tutt'altro che immediato. Ed è a tal proposito che riscontriamo, però, uno dei più grandi difetti che permea l'intera esperienza: la sua eccessiva lentezza.

Anche a causa di una trama non particolarmente mirabolante, che - per quanto sia perfettamente funzionale all'esperienza e tamarra al punto giusto - stenta molto spesso a decollare e a creare empatia con il nostro amato "Folle", Mad Max deve fare i conti con una lentezza esasperante, sia in termini di ritmo sia in termini di giocabilità. Come spesso accade in esperienze sandbox analoghe, il rischio di incorrere nella ripetitività è sempre dietro l'angolo, portandoci a compiere missioni a lungo andare sempre più simili tra loro o a ritornare sui nostri passi in alcune zone già viste e riviste. La mancanza di una sceneggiatura forte, amplifica ulteriormente il problema, conducendoci dopo qualche ora in compagnia del gioco - soprattutto se per sessioni prolungate - ad un fastidioso effetto noia.

Mad Max

Tra i fiori all'occhiello di Mad Max vi è sicuramente il suo comparto grafico. Per quanto non manchino alcuni difetti (non sono mancati fenomeni di stuttering e qualche calo di frame rate), siamo rimasti a bocca aperta ben più di una volta, incantati ad ammirare il desolante paesaggio del wasteland; un aspetto che viene ulteriormente amplificato da un uso eccellente dell'illuminazione e delle ombre, che si allungano al tramonto creando un effetto dannatamente malinconico, ma al tempo stesso sublime. Va evidenziata anche una cura maniacale per ciò che riguarda la caratterizzazione delle diverse aree della mappa: sebbene abbiano come minimo comun denominatore un paesaggio mortalmente arido, ciascun accampamento ha un proprio carattere o tratto distintivo, rendendo il mondo di gioco più variegato di quanto si possa immaginare in termini di landscape.

Seppur esca da una produzione piuttosto travagliata, Mad Max degli Avalanche ci ha convinto. Probabilmente non è stupefacente quanto Shadow of Mordor (tra le grandi rivelazioni inaspettate dello scorso anno), ma si è rivelato senza dubbio un'esperienza di gioco molto divertente, che ci vedrà impegnati per parecchie ore, tra missioni principali e secondarie. Mettendo da parte l'aspetto della ripetitività - la vera condanna di buona parte delle avventure sandbox - e una trama che dal canto suo non fa gridare al miracolo, nel complesso Mad Max si rivela un prodotto di buona fattura, caratterizzato da quella giusta dose di ignoranza quanto basta, tipica di casa Avalanche, unita ad alcune meccaniche e modalità di gioco davvero interessanti. Un gioco che sicuramente merita più di un'occhiata, a nostro parere.

08 Gamereactor Italia
8 / 10
+
Mondo di gioco spettacolare; Interessante la meccanica dei combattimenti veicolari; Buon sistema di combattimento, soprattutto nel corpo a corpo; La personalizzazione della nostra Opus; Uso sapiente dell'illuminazione e delle ombre.
-
La fisica dell'auto; Una trama non particolarmente brillante; Alla lunga diventa un po' ripetitivo.
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