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recensione

The Town of Light

L'angosciante viaggio all'interno dell'ex manicomio di Volterra, tra storia reale e finzione.

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"Fummo lavati e sepolti, odoravamo di incenso. E dopo, quando amavamo, ci facevano gli elettroshock perché, dicevano, un pazzo non deve amare nessuno."

(La Terra Santa - Alda Merini - 1984)

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Una delle pagine più tristi e al contempo vergognose della storia italiana del secolo scorso è rappresentata dalla regolazione in termini giuridici di numerosi ospedali psichiatrici che, a partire dal 1904, iniziarono a proliferare lungo lo Stivale con una rapidità disarmante. Più simili a carceri e a luoghi di tortura - dove venivano nascosti agli occhi perbenisti della società i cosiddetti "matti", molto spesso oppositori politici, omosessuali o semplici ribelli - gli ospedali psichiatrici, o più tristemente noti come manicomi, sono stati luoghi in cui si sono consumate le violenze più inaudite, dove l'umanità ha dimenticato di esistere, lasciando spazio ad una brutalità inaspettata.

L'opera prima di LKA.it - studio indipendente con base a Firenze, nato nel 2011 - The Town of Light ha l'ambizioso quanto difficile compito di ripercorrere, attraverso la storia di Reneé, una fittizia ospite del manicomio di Volterra (questo, tuttavia, davvero esistito), le atrocità che si consumavano all'interno di quegli antri infernali. Elettroshock, docce gelate, sevizie: The Town of Light apre al giocatore un mondo oscuro, malato e terribile, dove l'orrore non è tanto generato da jumpscares o altre trovate ricorrenti dell'horror videoludico contemporaneo, quanto dalla tragica veridicità degli eventi. Perché il grande pregio dell'avventura esplorativa di LKA.it sta nella minuziosa ricerca storica, grazie anche ad un'accurata consultazione da parte del team di sviluppo degli archivi e delle cartelle cliniche dei pazienti di Volterra, che offre uno scorcio narrativo crudo, talvolta brutale, sulla realtà degli ospedali psichiatrici italiani, a cavallo tra la metà degli anni Trenta e gli anni Quaranta.

The Town of Light

Avventura psicologica in prima persona, come viene definita dagli stessi sviluppatori, The Town of Light accompagna per mano i giocatori all'interno delle rovine del manicomio di Volterra, chiuso - come tutti gli altri ospedali psichiatrici italiani - a seguito della promulgazione della Legge Basaglia del 1978 (dal nome del dott. Franco Basaglia, psichiatra e neurologo italiano, sostenitore di un'importante revisione ordinamentale degli ospedali psichiatrici del Paese). Esplorando le rovine di questo vecchio ospedale - tutt'oggi visitabile e ricostruito nel gioco in modo incredibilmente fedele - il giocatore ripercorre a ritroso i ricordi di Reneé, nel tentativo di ricostruire in modo ordinato la cronologia degli eventi e le cause che hanno condotto l'adolescente all'interno del manicomio.

Da un punto di vista del gameplay, il gioco fa leva principalmente su due aspetti: l'esplorazione dell'ambiente con raccolta delle cartelle cliniche, e la risoluzione di piccoli e semplici puzzle. A questa, si affianca, nella seconda parte del gioco, anche una meccanica di scelta da parte del giocatore, che permetterà alla storia di deviare su uno dei molteplici aspetti della vita di Reneè. A circa un'oretta e mezza dall'inizio del gioco, in poi, infatti, la storia inizia a diramarsi in una serie di scelte, che permettono al giocatore di approfondire determinati aspetti della storia della protagonista che più ritiene interessanti (ma al contempo, anche di offrire una certa rigiocabilità dell'esperienza). Un aspetto che abbiamo molto apprezzato di questa meccanica insita in The Town of Light è data dal fatto che il gioco non sembra chiedere al giocatore di prendere una posizione precisa sugli eventi raccontati, quanto piuttosto offre un affresco di un periodo della storia italiana molto complesso, caratterizzato da grande povertà, ignoranza e dall'opprimente presenza del Fascismo. Come dicevamo, la ricostruzione storica messa in atto da LKA.it all'interno del gioco è davvero lodevole, e il tutto passa attraverso l'uso di articoli di giornali, manifesti e poster che, con grande naturalezza e semplicità, permettono al giocatore di scoprire dettagli della Storia del nostro Paese nella prima metà del Novecento.

Un altro aspetto che abbiamo davvero apprezzato del gioco, accanto alla minuziosa ricostruzione degli interni ed esterni di Volterra, è lo stile grafico delle cutscene, che rimarca molto quello delle graphic novel italiane contemporanee. Grazie anche al contributo di un eccellente doppiaggio, le sequenze di intermezzo offrono in modo elegante al giocatore i ricordi - talvolta confusi o talvolta non reali, chissà - di Reneé, permettendogli di ricostruire il filo logico dei suoi pensieri e di comprendere meglio la feroce realtà che si consumava in quei luoghi.

The Town of LightThe Town of Light
The Town of LightThe Town of Light

Tuttavia, The Town of Light non è tutto rose e fiori. L'eccezionalità della storia, accompagnata da uno straordinario lavoro di ricostruzione storica, viene tuttavia alla lunga offuscato dai diversi problemi tecnici che abbiamo riscontrato nel gioco. Tralasciando un paio di bug fastidiosi e piuttosto gravi - in un caso abbiamo dovuto addirittura riavviare un capitolo, in quanto non si era attivata una sequenza scriptata che ci avrebbe permesso di andare avanti nel gioco - uno dei difetti più importanti risiede in continui cali di framerate, pop-up, ma anche da una mancanza di definizione generale nel gioco, probabilmente anche dovuto alla desolante scelta di un motore grafico poco performante, che non riesce ad offrire un'esperienza che, almeno dal lato tecnico, possa definirsi soddisfacente. È forse qui l'unico e solo tallone d'Achille, tuttavia piuttosto grave, che rintracciamo in quest'opera.

Detto questo, non possiamo non riconoscere il buon lavoro svolto da LKA.it nel suo complesso. Trattandosi, inoltre, di un'opera prima, vogliamo essere più indulgenti. Sebbene martoriato da un comparto tecnico per nulla all'altezza, The Town of Light è un prodotto unico nel panorama videoludico, che sfrutta l'interazione e le meccaniche del videogioco per esplorare alcune delle più drammatiche pagine della Storia nazionale del Novecento, una tecnica che potrebbe aprire la strada a nuovi prodotti culturalmente elevati e importanti per il prossimo futuro. Ottimamente narrato e emotivamente coinvolgente, The Town of Light è un buon punto di partenza per lo studio fiorentino, anche se sul reparto tecnico c'è ancora parecchio lavoro da fare.

The Town of LightThe Town of Light
07 Gamereactor Italia
7 / 10
+
Trama emozionante e coinvolgente; Eccellente ricerca storica; Ottimo lavoro da parte dell'unica attrice; Un buon esempio di ciò che i videogiochi possono fare al giorno d'oggi da un punto di vista culturale.
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Diversi bug; Da un punto di vista tecnico, molto povero e scarno.
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