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Overwatch League: la nascita di uno sport

Siamo stati a Los Angeles per l'inaugurazione della Season 1 della Overwatch League: sensazioni, impressioni, speranze.

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Quando i nostri nonni andavano allo stadio per seguire una partita di calcio, probabilmente non avrebbero mai immaginato quello che questo gioco sarebbe diventato nel ventunesimo secolo. Contratti milionari, merchandise, interi media dedicati, milioni di appassionati che pronunciano miliardi di parole per discutere delle partite. I nostri nonni, insomma, andavano allo stadio con una certa ingenuità, ma al contempo assistevano alla trasformazione di un gioco in uno sport e, soprattutto, in un fenomeno culturale. Questa premessa per dire che, con la nascita della Overwatch League, stiamo assistendo allo stesso processo: la trasformazione di un videogioco in un eSport e, forse, in una nuova pagina della nostra cultura.

Il problema è che il calcio ha impiegato più di cinquant'anni per trasformarsi nel prodotto che tutti conosciamo. Il mondo dei videogiochi corre una velocità molto più alta, e conseguentemente tutto deve avvenire più rapidamente. La sfida è quindi molto difficile: non bisogna soltanto cambiare un modo di pensare, ma bisogna farlo nel giro di pochi anni, forse mesi.

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Così, Blizzard per la sua Overwatch League ha scelto di seguire un modello che si è rivelato commercialmente valido negli Stati Uniti, e che è applicato da tutte le maggiori leghe sportive del paese: il modello a franchise. Si tratta di un sistema in cui le squadre non sono create spontaneamente come è avvenuto, ad esempio, nei grandi club del calcio europeo, ma in cui una proprietà privata crea una squadra e acquisisce i diritti per rappresentare un territorio. In questo modo, in tempi molto rapidi è possibile avere a disposizione un intero campionato con un numero di team tale da coprire le maggiori aree metropolitane del paese e, nel caso della Overwatch League, di territori cruciali come la Cina, la Corea del Sud e il Regno Unito.

Questo ha permesso alla Overwatch League di iniziare il campionato in grande stile: dodici squadre, ognuna composta da alcuni fra i migliori giocatori del mondo, con loghi accattivanti, uno splendido merchandise, un'arena dove accogliere tifosi e giornalisti. È nata una nuova lega professionistica, e con essa è nato un evento sportivo. In stile americano, certo, ma è pur sempre un evento sportivo.

C'è però un problema: al momento questa è una lega senza fan base. Anche se Overwatch è amato da un enorme numero di giocatori, il fatto che alcuni di essi scelgano deliberatamente di seguire il campionato non è scontato. E, a maggior ragione, è ancora meno scontato il fatto che essi scelgano di tifare per una squadra creata sei mesi fa. Poco importa se la squadra porta il nome di una città: al momento vi è una certa diffidenza che porta i tifosi ad avvicinarsi a questo sport con cautela. Questo non è necessariamente un male: guardando alla Overwatch League con gli occhi innocenti del fan che non si è ancora trasformato in hooligan, si possono apprezzare maggiormente gli aspetti tecnici di ogni partita e la bravura di ogni singolo giocatore. Ma, allo stesso tempo, manca quell'aspetto quasi religioso che porta ogni tifoso a preoccuparsi dei risultati della propria squadra come se fosse lo stato di salute di un membro della propria famiglia. Per questo motivo, il primo grande ostacolo da superare è quello di costruire una storia, una narrativa che spinga i giocatori a costruirsi una rete di preferenze e antipatie.

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In effetti, dopo le prime conferenze stampa alla giornata inaugurale della Overwatch League, si sono già notati i primi semi di questa narrativa. Ad esempio, le due squadre di Los Angeles sono giunte nella Blizzard Arena con la consapevolezza di avere gran parte del pubblico locale dalla loro parte, Shanghai sta vivendo la forte pressione di essere l'unica squadra a rappresentare la Cina, mentre i ragazzi dei Seoul Dynasty sono così bravi e così sicuri delle proprie capacità da diventare i classici antipatici vincenti. È evidente che ci sarà tempo e modo di inoculare nel pubblico quegli elementi, quelle emozioni che contribuiscono a trasformare un mero simpatizzante in un fan sfegatato e a trasformare un bravo giocatore in un personaggio pubblico. Come dire: abbiamo fatto lo sport, ora dobbiamo fare gli sportivi.

Insomma: la Overwatch League è qualcosa di nuovo, il tentativo di costruire un nuovo cosmo attorno a quello che, per molti, è "soltanto" un video game. Blizzard vede un futuro in cui si parlerà di eSports come si parla di calcio o basket, in cui le squadre rappresentano un territorio e con esso una serie di tifosi, in cui i valori della sportività potranno emergere con chiarezza. Sono anni che gli eSports inseguono gli stessi obiettivi, ma per la prima volta con la Overwatch League si è visto il chiaro intento di educare la gente comune ad oltrepassare i propri pregiudizi per capire che, forse, c'è dello sport anche in luoghi ritenuti non convenzionali. Questo, signore e signori, potrebbe essere un momento storico.