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Life is Strange 2

Life is Strange 2 - Recensione Episodio 1: Roads

Due fratelli, un tragico evento e un potere sovrannaturale incontrollabile.


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La sfida era complessa, la posta in gioco davvero alta. Dopo aver confezionato uno dei titoli episodici più intriganti ed emozionanti degli ultimi anni, con due eroine che sono riuscite a toccare le corde più profonde dei nostri cuori grazie alla loro straordinaria amicizia, il rischio che Life is Strange 2 potesse venir soffocato dalla fama del suo predecessore, così amato e così osannato dalla sua community di appassionati, era elevato. Quante volte siamo incappati in sequel non all'altezza dell'opera originale, molto spesso blandi o costruiti solo per non far spegnere troppo in fretta la fiamma di quel successo, confezionando prodotti senza anima, scialbi, senza spessore, solo per inseguire quell'opaco ricordo che i giocatori custodiscono gelosamente nel cuore. Fortunatamente, non è il caso di Life is Strange 2, e lo confermiamo tirando un grande sospiro di sollievo. Già, perché dopo aver amato senza alcuna riserva il gioco precedente, il nostro timore era proprio quello di restare scottati e, di conseguenza, delusi da questa seconda stagione, proprio perché riuscire a mantenere quella medesima qualità, quello stesso ritmo, quella stessa caratura dei personaggi, era senza dubbio uno degli elementi più difficili da preservare in questa opera seconda.

Eppure, Life is Strange 2 riesce ad accoglierti sin dai primi istanti, nonostante le atmosfere, la storia, ma soprattutto i suoi personaggi, siano completamente diversi rispetto alla season one. È subito tangibile quanto i Dontnod abbiano studiato per migliorare un prodotto che è nato come un work-in-progress, come un tentativo di addentrarsi in un terreno molto poco esplorato dal campo dei videogiochi, quello del teen drama, e provare ad intercettare un pubblico diverso da chi solitamente fruisce del medium con assiduità. Con questo secondo capitolo, lo studio francese prova a costruire su fondamenta solide, tentando una strada meno coraggiosa per ciò che riguarda le dinamiche relazionali tra i due protagonisti, i due fratelli Sean e Daniel, e puntando su tematiche molto diverse rispetto a quelle esplorate nella piccola Arcadia Bay. La prima importante differenza sta esattamente nella sua ambientazione, o quanto meno, nella sua città di partenza, Seattle. Se nel primo gioco i Dontnod hanno preferito affidarsi ad una cittadina immaginaria adagiata sulle coste dell'Oregon, qui hanno scelto una location reale da cui partire, con l'intenzione di rendere più concreto e meno evanescente il loro racconto.

Life is Strange 2

Tale scelta, che può sembrare all'apparenza insignificante, permette in realtà di dare maggiore corporeità ai temi d'attualità che già dal primo episodio si delineano e danno forma al racconto di questa seconda stagione. Non entreremo chiaramente nei dettagli per non incorrere in fastidiosi spoiler, ma i dialoghi e alcune situazioni che si sviluppano all'interno di questo primo segmento narrativo permettono sin da subito al giocatore di comprendere che qui le intenzioni che muovono la trama sono ancora più strettamente legate alla realtà, alla società contemporanea, all'attualità...è un gioco "più politico", sotto certi aspetti. Con questo non intendiamo dire che Life is Strange 2 deragli completamente rispetto al percorso iniziato dal primo gioco, tutt'altro, ma è ben palpabile una maggiore maturità, soprattutto in termini di scrittura, nell'affrontare determinati argomenti che, nel bene o nel male, fanno parte della nostra quotidianità.

Sebbene il punto di partenza di questo nuovo viaggio non sia tra i più originali - quante avventure on the road di fratelli abbiamo visto raccontare nel mondo videoludico sino ad oggi - Sean e Daniel riescono sin da subito a creare un forte legame con il giocatore, mentre li vediamo affrontare insieme un percorso molto difficile e inaspettato. Ancor più che in Life is Strange, il peso delle scelte qui è ancor più rilevante, in quanto le tue decisioni, che prendi nei panni di Sean (il fratello maggiore), avranno ripercussioni significative sul comportamento del più piccolo. Eppure, la sensazione è che Dontnod non indirizzi mai in modo forzato a scegliere sempre la soluzione più giusta: lascia che sia il giocatore, guidato dal suo istinto o dalla situazione, a compiere sia scelte giuste, ma anche scelte sbagliate. E in questo ritorna, ancora una volta, quel maggior senso di vicinanza alla realtà, quella verosimiglianza, che è più facilmente rintracciabile in questo inizio di seconda stagione rispetto al primo gioco, dove era più facile sentirsi "pilotati" verso determinati percorsi decisionali, un aspetto che in qualche maniera si è riflettuto anche nel suo finale.

C'è un altro elemento molto importante che differenzia questo nuovo titolo dal suo predecessore, ed è la mancanza (quasi) totale della musica. Se uno dei capisaldi di Life is Strange, uno dei suoi grandi punti di forza, è stata certamente la sua colonna sonora (a partire da quella originale composta dai Syd Matters, ma anche quella dei Daughters in Life is Strange: Before the Storm), un elemento che maggiormente rispecchiava questo carattere da teen drama che permeava l'intera stagione, in questa nuova stagione sembra essere passata in secondo piano. Sono pochi i momenti, se non quelli più concitati, in cui è presente l'elemento musicale, ma al contrario, ci sono tanti silenzi, tanti momenti in cui è meglio affidare ad essi alcune situazioni, dal momento che il punteggio musicale rischierebbe di appesantirle o a snaturarle. In questo, ancora, Life is Strange 2 è molto più terreno, molto più vicino a situazioni meno patinate o stereotipate, nonostante fondi il suo intreccio narrativo su qualcosa di molto semplice e di facile emotività, come il rapporto tra due fratelli.

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