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Dragon Age: Inquisition

Aspettando i GOTY 2015 - GOLY: Dragon Age: Inquisition

Prima di iniziare con la nostra classifica dei GOTY 2015, siamo tornati a riscoprire il Game of Last Year per capire perché c'era piaciuto così tanto!

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Capisci di trovarti di avere tra le mani un classico moderno quando, dopo quasi 200 ore, sopraggiungono i titoli di coda dell'ultimo DLC, e stai ancora lì, imbambolato con il controller in mano, nella speranza che ricominci daccapo. Il 2015 è stato un anno di eccellente continuazione per Dragon Age: Inquisition, titolo che Bioware - studio di sviluppo della serie - ha consegnato in grande stile, elevando il loro marchio di fabbrica in modo coinvolgente, creando un'esperienza espansiva sia per i fan di lunga durata sia per i nuovi giocatori.

Prima di iniziare a giocare, ti consigliamo di trascorrere un po' di tempo con Dragon Age Keep che, nonostante ci abbia fatto un po' tribolare in quanto non riusciva a "dialogare" con la nostra console, ci ha permesso di importare le decisioni prese nei due giochi precedenti, Origins e DA2. Le scelte che hai già preso, sia quelle importanti che definiscono il mondo (il tuo Grey Warden ha rappresentato l'ago della bilancia, dopo tutto) sia quelle apparentemente piccole, quelle scelte personali, insomma, vengono recuperate e tornano in gioco ancora una volta. Passare un'ora a modificare queste decisioni è stato un ottimo modo per ricordarci quanto e cosa fosse successo prima, un buon modo per rinfrescare la memoria insomma, e ha creato un livello di attesa per il gioco: queste decisioni, prese molti da anni fa, si ritorceranno contro di noi in Dragon Age: Inquisition?

Le scelte del giocatore rappresentano ancora una volta il fulcro dell'esperienza. Il sistema di personaggi estremamente personalizzabile messo a punto da Bioware permette di schierarsi con Maghi o Templari, e ottimizzare gli elementi pressoché infiniti dell'aspetto, dei retroscena e della voce del tuo personaggio. Sta a te scegliere se giocare con una versione che spacca i culi di se stessi o essere qualcuno completamente diverso. Andando avanti nel gioco si incontrano e reclutano molti personaggi diversi con cui accompagnarsi, si costituisce un roster con cui affrontare le missioni, e tutti hanno diverse opzioni sulla base con chi stai giocando e sulla base delle decisioni che prenderai nel gioco. Il modo in cui scegli di aiutare il tuo gruppo di fratelli (e sorelle) sono momenti che cambiano la vita sia per te sia per loro, e ciò modifica il mondo e tutto ciò che ti circonda. Il livello di controllo è ciò che maggiormente conta: ti fa sentire un narratore, e non un semplice destinatario passivo di contenuti.

La personalizzazione in Dragon Age: Inquisition non si ferma al colore dei capelli e alla forma dell'orecchio - questo gioco è così espansivo e offre così tante opzioni che l'esperienza di gioco dipende anche da te. Sei uno di quelli che ama combattere? Allora imposta la modalità difficile e ammazza draghi, giganti, maghi, Templari e orde di nemici. Sei più un pacifista? Allora tieni sempre a portata di mano incantesimi, impara ad usare l'invisibilità e evita di combattere se vuoi sopravvivere. Ti senti creativo? Alchimia, pozioni, armi e armature sono il tuo parco giochi. Non sei una persona che ama la gente? Evita eventuali relazioni e interazioni personali a tua disposizione e concentrati sulla quest principale. E' il tuo gioco, il tuo play-through, le tue scelte. Ecco che hai già macinato diverse ore all'interno del gioco. E' un gioco che segue il tuo ritmo, ciò che preferisci fare.

Dragon Age: Inquisition
Dragon Age: InquisitionDragon Age: InquisitionDragon Age: InquisitionDragon Age: Inquisition

Ci sono piaciuti tutti i nuovi personaggi. Erano piuttosto intricati, simpatici. I ragazzi di Bioware sono brillanti a scrivere personaggi. Ci siamo sentiti emotivamente connessi a loro, li abbiamo percepiti come se fossero persone reali. E' stato davvero interessante incontrare ed esplorare in profondità le varie razze che avevamo avuto il piacere di conoscere solo di passaggio nei primi due giochi: l'intricata devozione religiosa dei Qunari che si sposa con l'umorismo osceno di Iron Bull, finalmente incontriamo la tribù Avvar, e le Tevinter majisters vane e potenti. Azioni secondarie come bere con una banda di mercenari, incontrare un personaggio trans ben scritto, trascorrere del tempo imparando nuovi trucchi: queste sfumature personali sono ciò che rendono le decisioni relative alla moralità così impegnative. Sacrificare una piccola troupe per il bene più grande è stata una decisione molto più semplice in altri giochi. In diversi momenti, avevamo quasi le lacrime agli occhi, e ci è capitato di lasciare giù il controller per un momento solo per gustarci le conseguenze delle nostre azioni. Questa è la differenza che intercorre tra questo gioco e Skyrim: hanno gli stessi elementi - la magia, le spade, il crafting, i mostri - ma in Inquisition ci sentiamo più a contatto con i personaggi, abbiamo a cuore queste personalità sfumate. Si tratta di un'esperienza molto più brillante da un punto di vista emotivo.

E non è tutto lacrime e sospiri, però. Questo gioco vanta anche un grande senso dell'umorismo; le battute dei vostri compagni, le prese in giro l'un l'altro, e gli svariati flirt mentre si percorrono paesaggi variegati e splendidi. La gigantesca mappa di Dragon Age: Inquisition e i mondi perfettamente realizzati offrono una grande esperienza, ma Bioware offre anche piacevole intrattenimento mentre si vaga per un paesaggio ghiacciato o si cerca un deserto per chissà cosa. E ricorda: non sfidare Josephine ad una partita di Wicked Grace, se ci tieni ai tuoi pantaloni...

Ci sono tre DLC/campagna significativi che hanno ulteriormente ampliato l'esperienza. Jaws of Hakkon e The Descent ci hanno condotto verso nuovi angoli di questo mondo fantasy. In The Descent ci troviamo a combattere un vecchio nemico, giù nelle Deep Road, ma vede anche il ritorno dei nani. Entrambe ricche di contenuti, la prima ci vede combattere in livelli pieni zeppi di demoni, la seconda invece fa prendere alle cose una direzione molto diversa. Jaws of Hakkon, d'altra parte, ci ha offerto una nuova prospettiva su una fazione minore che avevamo combattuto per tutta la campagna principale. Questi nomadi spirituali fanno da sfondo a una ricerca in cui siamo impegnati a trovare delle prove relative alla prima Inquisizione. L'ultimo DLC, Trespasser, è ambientato due anni dopo la sconfitta del (leggermente deludente, se vogliamo essere sinceri) Corephyeus, e qui dobbiamo decidere cosa ne sarà dell'Inquisizione per cui hai speso così tanto tempo a costruire.

Quando abbiamo finito il gioco nella sua interezza, eravamo davvero esausti. E' davvero un titolo che si rivolge a tutti, la sua inclusività è un grandissimo punto di forza e una direzione che ci auguriamo più sviluppatori seguiranno. Bioware ha realizzato un'avventura che fa appello a tutti i tipi di persone: si può combattere, fare magie, negoziare, fare crafting, risolvere enigmi, vi potete anche innamorare di chi volete. E' completamente coinvolgente per le ragazze, i ragazzi, per tutti. È splendidamente realizzato, meravigliosamente scritto, rispettoso di tutti e pieno di profondità nascoste - ed è stato, per questo, il nostro Game of the Year nel 2014. Ora, dove troviamo altre 200 ore per un secondo play-through?

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