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Obama e i videogiochi violenti

Improvvisamente Barack Obama mi sta meno simpatico.

In tutta sincerità, non mi sono mai interessato alla politica americana. E, in quanto europeo che vede l'America da lontano, anch'io mi sono fatto cogliere dall'entusiasmo dopo la sua elezione per il motivo più futile: Obama ha la pelle scura. Ammettiamolo: in Europa soltanto una piccola elite di persone ha esultato (o si è lamentata) dell'elezione di Obama a causa del suo programma riformatore. La stragrande maggioranza di noi ha visto in Obama il cambiamento a causa del colore della sua pelle. Si tratta di una sorta di "razzismo all'incontrario", che vede i lati positivi dell'avere un uomo nero alla Casa Bianca, anziché comprendere le ragioni del cambiamento dietro al suo programma politico. Non so se Obama ne sia al corrente - credo di sì - ma se io fossi in lui mi sentirei offeso per la superficialità con cui è stato trattato il fenomeno-Obama da queste parti. Una superficialità a cui anch'io, mio malgrado, ho contribuito.

In effetti, le sue riforme post-elezione sono state piuttosto interessanti. Magari impopolari, ma comunque degne di nota. Il sistema sanitario statunitense è stato profondamente riformato, e sono convinto che l'America sia oggi un paese più civile di prima.

Tuttavia, ritengo che agli Stati Uniti manchino ancora tre cose per diventare una nazione occidentale: l'adozione del sistema metrico decimale, l'abolizione della pena di morte e una modifica sostanziale del Secondo Emendamento della Costituzione.

Riguardo ai primi due, si tratta più che altro di una questione di buon senso. Il sistema metrico decimale è adottato da tutte le nazioni del mondo, ad esclusione degli Stati Uniti e di due paesi del Terzo Mondo (Birmania e Liberia). Non credo sia necessario spendere molte parole su questo fatto: checché se ne dica, il sistema metrico è semplicemente il più logico, e l'uso del metro è assai più semplice e pratico dell'uso di pollici, piedi, iarde e miglia.

Sulla pena di morte, credo che il dibattito sia più complesso, visto che anche in Europa vi sono dei sostenitori di questa forma inumana di punizione. Tuttavia, mi sembra evidente che nessuno - nemmeno lo stato - può arrogarsi il diritto di togliere la vita a una persona, dato che il diritto alla vita è il primo diritto di ogni essere umano.

Ed ora veniamo al Secondo Emendamento. Per chi non lo sapesse, l'articolo due della costituzione americana concede il diritto ad ogni persona di portare con sé un'arma. Si tratta di una cosa scritta alla fine del diciottesimo secolo, quando per caricare una pistola ci volevano cinque minuti e l'arma più efficace era una spada. Nel Ventunesimo secolo, questo emendamento è oggetto di polemiche a causa del fatto che, grazie o a causa di esso, negli Stati Uniti gira una grande quantità di armi. Armi che, spesso, finiscono per sparare a qualcuno.

Grazie a questo diritto sancito dalla costituzione si sono armati alcuni serial killer, assassini, rapinatori e, purtroppo, anche le persone che hanno compiuto le varie stragi degli ultimi vent'anni, a partire da quel massacro della Columbine High School raccontato da Michael Moore nel suo celebre documentario "Bowling a Columbine".

Tuttavia, nonostante anche un cretino possa comprendere che alla fonte del problema vi è la libera circolazione delle armi, da anni gli Stati Uniti cercano di deviare l'attenzione dal problema incolpando i media o, peggio, invertendo la causa con l'effetto ("se anche suo figlio fosse stato armato non l'avrebbero ucciso").

A questo punto qualcuno dirà: perché proibire le armi, dato che i malintenzionati se le procurano comunque? A questo punto, dicono loro, meglio dare ai cittadini "per bene" il diritto di difendersi. Il punto è che le stragi, proprio quelle vicende di cronaca che oggi hanno posto sotto accusa il Secondo Emendamento, sono state compiute nella quasi totalità dei casi da persone "per bene".

Inoltre, poiché qualunque persona "per bene" può ammalarsi e diventare depresso, schizofrenico, paranoide, è evidente che la soluzione più logica sarebbe quella di limitare la circolazione di armi.

Barack Obama, in questo scenario, ha deciso di dare un colpo al cerchio e uno alla botte. Ci saranno più controlli - questo è vero - ma al contempo si è attivata una ricerca governativa per comprendere se i videogiochi siano (con)causa di tanta violenza.

Considerando la potenza della lobby americana delle armi (la NRA), francamente non mi sorprenderei se questa ricerca prendesse una brutta piega, e finisse per scaricare la colpa su di un capro espiatorio così tanto criticato quale quello dei videogiochi violenti. Ma anche del cinema, della musica o dell'arte in generale.

Per questa ragione Obama mi sta meno simpatico di prima. Perché anche lui, a quanto pare, è obbligato a stare nel sistema. A cercare una giustificazione laddove non vi sono giustificazioni. A guardare il dito anziché la luna.

(Di seguito un'immagine che ho scattato in un cesso a Las Vegas: da noi scritte osé, da loro difesa del Secondo Emendamento, baby!)

Obama e i videogiochi violenti