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Nintendo annuncia la Playstation

Nintendo annuncia la Playstation

L'immagine pubblicata più in alto si riferisce a un articolo pubblicato da Euronews, che ancora una volta ci dimostra con quanta superficialità vengano spesso trattati gli argomenti relativi ai videogiochi e, più in generale, alle nuove tecnologie.

Immaginatevi un giornalista che scrive: "Porsche presenta la nuova Ferrari". Inaccettabile, vero? L'anonimo redattore di Euronews ha scritto una castroneria simile, utilizzando il termine "Playstation" per dire "console".

Qualcuno potrebbe arguire che si tratti di una metonimia. Ma, per la stragrande maggioranza degli esseri umani, è semplicemente uno strafalcione. Di quelli gravi.

Ad aggravare ulteriormente la situazione, l'anonimo redattore ci ha fatto anche un video, che potete vedere qui: http://www.youtube.com/watch?v=gFzzs5yI_tE&feature=youtu.be

Diablo III: la recensione

Casomai non lo aveste notato, Diablo III è nei negozi. Sul web, però, mancano le recensioni. Perché? La risposta è semplice: i giornalisti hanno iniziato a giocarci da poche ore, come tutti i comuni mortali.

Vi svelo qualche segreto del mestiere: di norma le compagnie che producono videogiochi inviano copie cosiddette "review", copie analoghe a quelle presenti in negozio ma non pacchettizzate, compatibili solo con particolari console (dette "debug"), non rivendibili e molto, molto protette.

In questo modo chi fa il nostro mestiere può recensire il gioco con qualche giorno di anticipo rispetto alla sua uscita nei negozi, in modo tale da poter fornire una vera e propria "guida all'acquisto" per il lettore.

In alcuni casi, però, ciò non avviene. Perché, vi chiederete? Le risposte possibili sono due: in alcuni casi gli sviluppatori mandano la copia da recensire ma vietano di pubblicare la recensione fino al momento del lancio. In gergo il veto si chiama "embargo". È una pratica molto comune.

In alcuni casi, più rari, il gioco non viene semplicemente inviato. O viene inviato un codice utilizzabile solo a partire dal momento dell'uscita. Questo è quanto avvenuto con Diablo III.

Noi di Gamereactor, come molti altri professionisti, abbiamo appena iniziato a scalfire la superficie di questo gioco. Non sarebbe corretto, dunque, scrivere un articolo critico prima di averlo provato a fondo. Sappiate che quelle poche recensioni disponibili sul web - alcune addirittura questa mattina - sono frutto di poche ore di gioco e/o sono basate sulla versione beta. Non è mia intenzione criticare il lavoro altrui, ma trovo questi articoli dei "mezzucci" per accaparrarsi qualche visitatore extra, e vi lascio dunque trarre le vostre conclusioni sulla professionalità di chi le ha scritte (ho già letto una recensione che assegna un bel 10/10 poche ore fa... curioso che si assegni un voto perfetto dopo aver giocato per una manciata ore, considerando che il gioco è uscito a mezzanotte e l'articolo era già online prima di mezzogiorno).

Faremo del nostro meglio per pubblicare una recensione del gioco nel minor tempo possibile, senza però rinunciare alla qualità dei contenuti. Pertanto, per il momento, vi chiediamo di pazientare.

Infine: una riflessione. Quando le case di produzione non rilasciano versioni recensibili e/o pongono veti sulla pubblicazione degli articoli, di norma, è perché si temono i giudizi degli esperti, talvolta in grado di influenzare drammaticamente la performance del gioco nei negozi. Potrebbe non essere questo il caso (in entrambi i sensi) ma vi lascio con questo dubbio amletico.

UPDATE: alla fine abbiamo pubblicato anche la nostra recensione di Diablo III. Rasmus ha impiegato diciotto ore quasi consecutive per finirlo, e ci ha inviato la sua recensione oggi pomeriggio. Kudos!

Diablo III: la recensione

Pulire i dischi in vinile aggratis...

...o quasi.

Non sono un audiofilo, ma faccio collezione di dischi in vinile. Possiedo un impianto "entry level" costituito da un Project Debut III con un'orribile puntina Ortofon OM56 MM che spero di sostituire con una Denon DL 103 e un dignitosissimo pre-pre valvolare Project Tube Box II. Non parliamo dell'ampli, altrimenti il dio del suono mi fulminerebbe sul posto.

Detto questo, il mercato del vinile è vivo, attivo e allegro. Girando nei mercatini si trova sempre un sacco di roba divertentissima da acquistare per pochi euro. Con circa 130 euro di spesa mi sono fatto una bellissima collezione di dischi (più o meno 100), che includono alcuni degli LP più significativi degli anni Settanta e Ottanta.

In più, il vinie - se suonato con il giusto impianto - riesce a dare grosse emozioni, certamente più "calde" di quelle di un CD. Ci sono però due problemi: anzitutto il costo dell'impianto. In secondo luogo, l'usura e la manutenzione dei dischi a 33 e 45 giri.

I dischi in vinile sono costituiti da una traccia (o microsolco) entro cui scorre la puntina, che vibra muovendo un piccolo magnete (o una bobina). È evidente che la qualità del suono dipende in misura enorme dallo stato di questi solchi che si possono consumare e, soprattutto, sporcare. La polvere, in particolare, si cementifica nei solchi, generando quegli scricchiolii e scoppiettii tipici del vinile. Molti amano questo suono, perché "fa vintage". Io li detesto: voglio che il mio disco suoni come se fosse appena uscito dal negozio, o quasi. Anche se ha mezzo secolo di età.

Per ovviare al problema esistono costose macchine lavadischi. Funzionano tutte con lo stesso principio: un sistema di liquidi e spazzole lava i solchi e scioglie la polvere e lo sporco. In altre macchine, un potente aspiratore elimina i residui.

Queste macchine possono costare diverse centinaia di euro (alcune superano i mille euro), ma il risultato è davvero impressionante.

Eppure, esiste un sistema "fai da te" estremamente economico, sicuro e in grado di trasformare un disco scricchiolante in qualcosa di ascoltabile. La ricetta è semplice: colla vinilica, pennello e un po' di attenzione.

In pratica si tratta di stendere un sottile strato di colla sui solchi con il pennello, evitando di coprire con la colla l'etichetta al centro del disco. Si lascia asciugare e, quando la colla diventa trasparente, si strappa la pellicola ottenuta che si porta via tutto lo sporco.

Si tratta di un trucco vecchio e noto, molto spesso odiato dagli audiofili hardcore, ma che funziona davvero bene e che consiglio.

Come detto, bisogna prestare attenzione a non coprire con la colla la carta dell'etichetta al centro del disco e staccare la pellicola solo quando è completamente trasparente. Si tratta dunque di un'operazione lunga, che richiede pazienza. Ma il miglioramento è garantito.

Consiglio di acquistare il boccione di Vinavil 59 (lo si trova in cartoleria o nei negozi di bricolage, tipo Brico o Le Roy Merlin) e di utilizzare un pennello con setole naturali, da lavare con molta cura dopo l'uso. Ho speso 10 euro circa, e ce n'è abbastanza per pulire una cinquantina di dischi su entrambi i lati.

Un po' di cura durante la stesura della colla, una bella asciugatura e... strap! La colonna sonora di Mary Poppins, datata 1964, suona con la stessa pulizia di un CD. Supercalifragilistichespiralidoso!

Pulire i dischi in vinile aggratis...

Paura di volare...

Non è un segreto che i miei videogame preferiti siano i simulatori di volo, anche se provo una certa riluttanza a definirli videogame. Preferisco classificarli come "software di intrattenimento digitale", perché i veri simulatori di volo restituiscono un'esperienza che trascende quella di un normale videogame. Quando si vola con un simulatore, in particolare con i simulatori civili, il pensiero del giocatore è uno solo: cercare di ricostruire il più fedelmente possibile l'esperienza che si prova a bordo di un aeroplano. Esistono vari strati di simulazione: il più superficiale consiste nel attivare tutti gli aiuti resi disponibili dal software, e di provare l'ebbrezza del volo imparando a effettuare le manovre basilari. Successivamente si imparano le manovre più avanzate. Infine, si procede verso gli elementi più complicati, quali la navigazione strumentale e il rispetto delle procedure. Sono oltre quindici anni che mi diletto con i simulatori di volo, e ho trascorso gli ultimi quattro o cinque anni a imparare le procedure di volo IFR, la fraseologia e mi sono studiato il manuale di diversi aeromobili.

Non sono certo l'unico. Chi ha la passione del volo virtuale è incline ad apprendere ogni genere di procedura noiosa sul proprio aereo preferito. Imparare a volare su di un grosso jet è davvero complesso, e c'è chi in Microsoft Flight Simulator X vola da anni sempre sullo stesso velivolo, accumulando un numero di ore di volo paragonabile a quello di un pilota di linea.

L'annuncio di oggi relativo a Microsoft Flight ha provocato in me due sensazioni contrastanti. La prima è certamente positiva: sono un po' di anni che la Microsoft non crea un prodotto per l'aviazione civile, e sia Flight Simulator X che Flight Simulator 2004 sono, a mio avviso, dei software terribili. Non mi riferisco alla capacità simulativa dei due prodotti, che con i giusti add-on riescono ad emulare il livello dei simulatori professionali. Il problema, è che entrambi i titoli sono stati programmati molto male, risultando dei software eccessivamente pesanti anche per un computer di ultima generazione. Con un processore estremamente potente, il gioco riesce a raggiungere risultati inferiori di prodotti di ultimissima generazione settati al massimo delle loro possibilità. La giocabilità è limitata, e la grafica comincia ormai ad invecchiare. Con Microsoft Flight l'azienda incaricata dello sviluppo ha demolito tutto il lavoro fatto fino ad ora, ricostruendo il prodotto in una maniera certamente più coerente rispetto al grosso "caos" che ha portato la serie Flight Simulator a diventare uno dei software più pesanti esistenti. Pertanto, da Microsoft Flight mi aspetto una giocabilità decente, e in questo senso sono più che fiducioso.

La seconda sensazione, però, è negativa. Microsoft Flight sarà un gioco scaricabile con contenuti molto limitati. Major Nelson non dice ma lascia intendere che per poter espandere l'esperienza sarà necessario scaricare altri prodotti. Presumibilmente pagando. Niente di sbagliato in tutto ciò, ma per me Flight Simulator ha sempre significato una cosa: libertà. Libertà di decollare da qualunque aeroporto verso qualunque destinazione, magari tentando l'impresa di un volo intercontinentale della durata di 12 ore. Quando Microsoft Flight sarà reso disponibile, avremo a disposizione l'isola di Hawaii da esplorare. Si tratta di un'isola che Nelson definisce "grande" ma che per un appassionato di volo strumentale è una macchia di sporco in mezzo al Pacifico. Di certo non possiamo pensare di impostare un volo IFR soddisfacente tra Kailua e Hilo, i due aeroporti dell'isola di Hawaii che distano fra loro un centinaio di chilometri di distanza. Inoltre, nonostante gli sviluppatori ci abbiano assicurato più volte che il gioco seguirà le orme simulative dei suoi predecessori, tale pochezza di contenuti al lancio mi lascia pensare che non vi sarà spazio per il volo strumentale. E, infine, il fatto che il gioco sia passato ad un modello pay to play, comporterà l'esclusione delle community dalla creazione di contenuti aggiuntivi, vero selling point del vecchio franchise?

Se sarà così, Microsoft Flight è destinato a schiantarsi ancora prima del decollo.

Paura di volare...