Il Myanmar, precedentemente noto come Birmania, è una nazione dove molti dei fantasmi del suo passato ancora infestano la vita quotidiana. Isolato per decenni da un regime autoritario, sembrava dieci anni fa che il paese stesse iniziando a fare passi verso l'apertura al turismo e alla diplomazia estera, finché un nuovo colpo di stato militare non ostacolò quei piani. Dal 2021, quel governo colpista militare è bloccato in una guerra civile con gruppi ribelli. Una guerra messa a tacere dal mondo di vista, ma che ha causato più di 100.000 morti in cinque anni.
L'ASEAN (Associazione delle Nazioni del Sud-Est Asiatico) inviò il Ministro degli Esteri thailandese, Sihasak Phuangketkeow, come negoziatore per incontrare separatamente gli inviati del governo e dei gruppi ribelli, e le prospettive sono buone per ottenere almeno un cessate il fuoco mentre i colloqui riprendono tramite i canali ufficiali; tuttavia, secondo fonti Reuters, nessuna delle due parti vede la fine del conflitto militare.
Ottenere l'approvazione dell'ASEAN per un accordo tra le varie fazioni in guerra rappresenterebbe un importante passo diplomatico e conciliatorio per il paese del Sud-est asiatico. Tra i primi passi per ristabilire le relazioni vi è l'organizzazione di un incontro e la successiva liberazione dell'ex Consigliera di Stato del Myanmar, Aung San Suu Kyi, detenuta dopo il colpo di stato militare.