L'Alta Corte dichiara illegale il divieto di azione contro la Palestina in un grave ostacolo per il governo britannico
I giudici concludono che la proscrizione sia stata sproporzionata, sollevando questioni più ampie sull'uso da parte del governo britannico dei poteri antiterrorismo contro i gruppi di protesta.
Venerdì mattina, l'Alta Corte del Regno Unito ha stabilito che il Ministero dell'Interno ha agito illegalmente vietando Palestine Action ai sensi della legislazione sul terrorismo. La decisione, pronunciata presso le Royal Courts of Justice di Londra, potrebbe smantellare centinaia di casi penali intentati contro i sostenitori del gruppo.
La contestazione fu avanzata dalla cofondatrice del gruppo, Huda Ammori, che sostenne che il divieto violasse i suoi diritti fondamentali. La corte ha concordato, ritenendo che il divieto interferisse con i suoi diritti alla libertà di espressione e alla libertà di riunione ai sensi della Convenzione europea dei diritti dell'uomo.
Immediatamente dopo la sentenza, la Metropolitan Police ha annunciato che avrebbe cessato di arrestare i manifestanti semplicemente per aver mostrato cartelli a sostegno di Palestine Action. Tuttavia, gli agenti continueranno a raccogliere prove mentre il governo valuta i prossimi passi, incluso un possibile appello.
La sentenza è stata pronunciata venerdì mattina presso le Royal Courts of Justice da Dame Victoria Sharp. La corte ha concluso che il divieto era sproporzionato. Ha rilevato che la natura, la portata e la persistenza delle attività di Palestine Action non raggiungevano la soglia richiesta per la proibizione secondo la legislazione sul terrorismo.
Nonostante ciò, la corte non ha rimosso il divieto con effetto immediato. Invece, ha ordinato che il divieto — entrato in vigore il 5 luglio 2025 ai sensi del Terrorism Act 2000 — rimanga temporaneamente in vigore. La pausa è intesa a permettere ulteriori argomentazioni legali e a dare al governo il tempo di considerare e presentare un ricorso. Per ora, l'appartenenza o il sostegno al gruppo di azione diretta rimane un reato penale punibile fino a 14 anni di carcere.
Il Ministro dell'Interno Shabana Mahmood ha indicato che il governo intende contestare la sentenza presso la Corte d'Appello.
Palestine Action era stato il primo gruppo di protesta di azione diretta a essere vietato dalla legislazione, collocandolo nella stessa categoria legale di organizzazioni come al-Qaeda, Stato Islamico e il gruppo di estrema destra National Action. Oltre 2.000 persone sono state arrestate in relazione a un presunto sostegno all'organizzazione, e circa 200 sono accusate di terrorismo.
Nel prendere la sua decisione, la corte si pronunciò contro il Ministero dell'Interno su due motivi principali. Tra le sue critiche vi era la constatazione che il ministro dell'Interno non avesse spiegato adeguatamente i vantaggi specifici della proibizione dell'organizzazione, minando la base giuridica di una misura così severa.
La sentenza ora apre la porta a un più ampio confronto legale e politico. Con un ricorso atteso, il caso è pronto a mettere alla prova i confini tra i poteri di sicurezza nazionale e il diritto di protestare — e potrebbe avere conseguenze di vasta portata per la politica antiterrorismo, le libertà civili e le centinaia di casi già in fase di attraversamento nei tribunali.
La sentenza completa della corte espone in dettaglio le motivazioni dietro la decisione e i limiti che essa impone all'uso da parte del governo dei poteri di proibizione.
