L'UE non è riuscita a sbloccare il prestito ucraino da 90 miliardi di euro questo giovedì: Orbán mantiene il veto a Bruxelles
I leader dell'UE non sono riusciti a ottenere una svolta sul pacchetto finanziario di 90 miliardi di euro.
I leader dell'Unione Europea non sono riusciti a ottenere un progresso sul pacchetto finanziario di 90 miliardi di euro per l'Ucraina, poiché l'Ungheria continua a bloccare l'iniziativa in vista delle prossime elezioni.
All'ultima riunione del Consiglio Europeo, solo 25 Stati membri hanno approvato conclusioni a favore di Kiev, con Viktor Orbán che ha mantenuto il veto, insieme dalla Slovacchia. Lo stallo si estende anche al prossimo pacchetto di sanzioni dell'UE contro la Russia, che rimane bloccato nonostante le richieste di un'adozione rapida.
Volodymyr Zelensky ha espresso frustrazione per la mancanza di progressi, avvertendo che il ritardo nei finanziamenti è fondamentale per la sicurezza e la sopravvivenza dell'Ucraina. Ha inoltre sollevato preoccupazioni per i colloqui di adesione bloccati e per l'assenza di una tempistica chiara per l'adesione all'UE.
La disputa è strettamente legata al gasdotto Druzhba (e al potere elettorale per Orbán), con l'Ungheria che chiede il ripristino dei flussi energetici prima di ritirarsi l'opposizione. I funzionari dell'UE hanno proposto di coprire i costi di riparazione, ma non è stato raggiunto alcun accordo.
Lo stallo arriva anche mentre tensioni geopolitiche più ampie (in particolare, ovviamente, il conflitto in Medio Oriente) spostano l'attenzione e la pressione economica in tutta Europa, complicando gli sforzi per mantenere un sostegno unificato all'Ucraina.
