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Murdered: Soul Suspect

Murdered: Soul Suspect

In un tiepido pomeriggio primaverile, abbiamo fatto visita agli uffici di Koch Media per incontrare uno degli sviluppatori di Airtight Games e provare la loro nuova avventura grafica dal retrogusto thriller. Ebbene, ce ne siamo subito innamorati.

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Ci è spesso capitato di sostenere una certa intangibilità tra cinema e videogioco. Seppur entrambi i media tentino sempre più spesso di trovare punti di contatto, di richiamarsi a vicenda, di cercare affannosamente un minimo comun denominatore, per loro natura saranno costretti a viaggiare su binari paralleli, che si muovono su un percorso simile (quello dell'audiovisivo), senza tuttavia mai incontrarsi davvero. Eppure, è innegabile che entrambi i media abbiano cercato nella loro storia punti di tangenza, abbiano provato a cercarsi come due amanti, senza tuttavia rinunciare alle proprie rispettive peculiarità. E' quanto accade in progetti come l'interessantissimo Murdered: Soul Suspect, nuova avventura grafica a firma di Airtight Games, che abbiamo avuto occasione di provare in compagnia di uno degli sviluppatori presso gli uffici di Koch Media di Milano, e che indubbiamente prova a far comunicare tra loro l'universo videoludico e quello cinematografico, offrendo un prodotto gustosamente profondo.

A partire dall'introduzione, con cui Airtight Games ci catapulta sin da subito nel vivo della storia. Vestiamo i panni del misterioso detective Ronan O' Connor, un modernissimo Humphrey Bogart - cappello e sigaretta costantemente tra le labbra sono un palese omaggio al divo noir hollywoodiano - impegnato ad indagare su uno spietato serial killer, conosciuto ai più come il "killer delle campane". Proprio mentre O' Connor è sulle tracce dell'assassino, resta egli stesso vittima dell'omicida, che lo getta dalla finestra senza alcuna speranza di sopravvivenza. Ed è qui che O'Connor, divenuto anima in un limbo tra la vita e la morte - in una sequenza che in modo evidente rimanda al celebre Patrick Swayze in Ghost - si trova costretto a risolvere il suo stesso omicidio, e al tempo stesso provare a dare un volto al misterioso serial killer che sta seminando il panico nella città di Salem (Massachussets, sì, proprio quella del processo alle streghe del 1692), e incastrarlo. Sin dai primi istanti in cui ci viene mostrato il gioco, rimaniamo affascinati dalla proposta che Airtight Games ha in serbo per noi. Accanto ad un concept, seppur non originalissimo, ma di fatto ben scritto, lo studio tratteggia con cura il personaggio di O'Connor, donandogli un'incredibile profondità. Il suo corpo è ricoperto di tatuaggi, ognuno - come ci viene raccontato in una suggestiva cutscene - legato ad un ricordo, ad un evento importante della sua vita, in un modo che ci ha ricordato il sofisticato (quanto brutale) "Memento" di Christopher Nolan. Un uomo tormentato, devastato dalla morte della moglie Julia, ma determinato a risolvere il caso che gli ha portato via la vita.

Murdered: Soul Suspect
Murdered: Soul Suspect

Ma la narrazione non è tutto. Seppur sia una parte fondamentale dell'esperienza di Murdered: Soul Suspect - che permette una significativa immersività del giocatore all'interno delle fitte trame del racconto - Airtight Games non dimentica di star offrendo al suo pubblico innanzitutto un videogioco. Poco dopo la sequenza introduttiva, lo sviluppatore ci ha passato tra le mani il controller e abbiamo inizato a giocare, cominciando a prendere confidenza con le sue dinamiche. Proprio come quando abbiamo vestito i panni di Cole Phelps in L.A. Noire, attraverso l'anima di O'Connor iniziamo la nostra fase di indagine, cercando di reperire quanti più indizi e prove sulle scene del crimine. Ma non solo: grazie al nostro essere "anima", O'Connor è dotato di poteri soprannaturali che, oltre a permettergli di oltrepassare gli oggetti (anche se non tutti, il tutto dipende dalle epoche a cui essi risalgono), gli offrono la possibilità di impossessarsi di possibili testimoni per leggere la loro mente e ad accedere ad informazioni e ricordi aggiuntivi. Accanto a questo, O'Connor ha la possibilità di interagire con altre anime, che a loro volta gli forniranno ulteriori dettagli utili all'indagine. Terminata la nostra fase investigativa, ci verrà affidato l'arduo compito, basandoci sul nostro intuito, di mettere insieme i pezzi e dare una risposta alla risoluzione di un determinato enigma. L'aspetto interessante è che possiamo usare la stessa metodologia anche per conoscere dettagli maggiori su personaggi che potrebbero rappresentare un potenziale ostacolo alle nostre azioni. Come nel caso della seconda sequenza mostrataci da Airtight Games, ambientata all'interno di un ospedale psichiatrico. Qui, infatti, per poter accedere all'interno delle stanze del sanatorio grazie all'aiuto della co-protagonista Joey - una ragazza capace di vedere gli spiriti, che ha assistito al nostro omicidio e anche lei sulle tracce del "killer delle campane" - dobbiamo trovare un modo per convincere l'infermiera dell'accettazione a farci entrare. Dovremo così entrare in contatto con il personaggio, scoprire i suoi pensieri e suggerire alla nostra "spalla" i possibili "punti deboli" dell'ostacolo.

Ciò cui ci troviamo di fronte è un'esperienza di gioco piuttosto lineare - tipica delle avventure grafiche - in cui non ci viene richiesto molto altro. Anche gli stessi indizi, disseminati lungo gli scenari, sembrano chiaramente condurci per mano in una direzione ben precisa, senza particolari attività aggiuntive. A spezzare un po' il ritmo di una meccanica che, alla lunga, potrebbe diventare noiosa, ci sono alcune sequenze in cui il nostro detective deve fronteggiare alcuni demoni oscuri, che infestano gli edifici che visitiamo e che gli daranno la caccia. Grazie ad una meccanica deliziosamente stealth, possiamo scappare alla loro vista, muovendoci silenziosamente lungo il nostro cammino, o magari distraendoli nel caso fossimo circondati da più demoni. Oltre ad attraversare pareti e determinati oggetti, O' Connor ha la possibilità di rivelare la loro presenza (ma anche di quella di anime "buone") tramite il tasto "L1" (nella versione PS4 che abbiamo provato), e muoversi così in modo cauto. Infine, per muoverci più velocemente nel nostro percorso, abbiamo la possibilità di teletrasportarci, un aspetto che si rivelerà, come vedremo, essenziale per goderci in modo più immediato la nostra esperienza.

Murdered: Soul Suspect

Dopo le nostre due ore in compagnia di Airtight Games abbiamo le idee molto chiare: ci troviamo di fronte ad un prodotto con dell'ottimo potenziale, caratterizzato da una trama sin da subito coinvolgente e con personaggi riccamente dettagliati. L'unica nostra perplessità è rivolta alla sua eccessiva linearità: seppur siano disseminate qua e là piccole quest secondarie e le sezioni stealth con i demoni di cui sopra, il nostro timore è che l'esperienza di gioco possa diventare monotona mano a mano che si procede anche a causa delle sue meccaniche, almeno a quanto è emerso dalle due sequenze del titolo (non sequenziali) a cui abbiamo giocato. Tuttavia, è anche vero che abbiamo scalfito appena la superficie del gioco e, molto probabilmente, vista in un'ottica più omogenea - anche da un punto di vista narrativo - l'esperienza di Murdered: Soul Suspect ci rivelerà tante sorprese in più. Le atmosfere oscure, un personaggio tormentato e un serial killer spietato come non si vedeva dai tempi di "Se7en" di David Fincher hanno sicuramente catturato la nostra attenzione e non vediamo l'ora che sia il 6 giugno (data in cui Murdered: Soul Suspect verrà rilasciato su PC, PS3, PS4, Xbox 360 e Xbox One) per scoprire tutti i suoi succulenti dettagli e dare un volto al "mostro".

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PREVIEW. Scritto da Fabrizia Malgieri

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