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recensioni film

Alien Covenant

...e sul perché non ne avevamo bisogno.

La nave spaziale Covenant, impegnata in una missione di colonizzazione, approda su un remoto pianeta capace di ospitare la vita. Sulla sua superficie i membri dell'equipaggio, tra cui l'androide Walter, si ritrovano ad esplorare quello che sembra essere un vero e proprio paradiso terrestre, ignorando che ad attenderli vi è una spaventosa minaccia aliena.

C'è una domanda che, non appena si sono spente le luci in sala, ci ha accompagnato poco prima della visione di Alien Covenant: riuscirà Ridley Scott a infonderci nuovamente fiducia nella serie, dopo la discutibile parentesi Prometheus? Ma soprattutto, quanto è davvero necessario scoprire gli antefatti che procedono le vicende narrate in Alien (1979), una pellicola che - a quasi 40 anni di distanza - continua a tormentare i nostri sogni, ed è riuscita ad essere un prodotto perfetto a sé stante per tutto questo tempo? La prima parte di Alien Covenant, in qualche modo, ci ha illuso, ci ha fatto sperare positivamente che, in fin dei conti, nonostante un primo prequel meno impattante e brillante, qualcosa di buono ancora ci fosse, che non tutto fosse perduto. Ma ci sbagliavamo di grosso, a quanto pare.

Siamo a bordo della nave Covenant dove, a seguito di un incidente, l'equipaggio viene risvegliato dal suo sonno criogenico. Esattamente come per il Nostromo e la sua "ciurma", i membri a bordo sono persone assolutamente normali e non marines addestrati, il cui compito è quello di raggiungere un nuovo pianeta lontano per iniziare una nuova vita insieme a numerosi embrioni umani e migliaia di coloni in stato di criogenesi. Mentre impegnati a riparare la nave in modo da riprendere il viaggio, l'equipaggio capta un misterioso segnale proveniente da un pianeta non molto distante dalla loro posizione. Facendo qualche indagine, si scopre che si tratta di un pianeta rigoglioso e abbandonato, molto simile alla Terra, che vale la pena esplorare, soprattutto per comprendere l'origine di quel segnale che li ha intercettati.

Nel suo incipit, Alien Covenant recupera in modo evidente la struttura che ha caratterizzato l'Alien originale, catapultandoci ben presto nelle storie e nelle vicissitudini dei vari personaggi che ci accompagneranno nel corso della storia, in cui spicca - come da tradizione nelle pellicole Alien firmate da Ridley Scott - un personaggio femminile carismatico, qui Daniels (Katherine Waterston), esperta di terra-formazione, donna dall'animo fragile, ma al contempo temeraria, che tuttavia non riesce in alcun modo a scalfire la nostra profonda venerazione nei confronti di Ellen Ripley. Nonostante Daniels e gli androidi Walter/David (Michael Fassbender) siano i veri e propri motori narrativi di Alien Covenant, il legame empatico che riusciamo a stringere con loro, per tutta la durata del film, è tragicamente flebile, aspetto enfatizzato da alcuni elementi narrativi piuttosto deboli, e talvolta "telefonati", che ci accompagnano dalla seconda metà della pellicola in poi.

Alien Covenant

C'è un aspetto che, in qualche modo, destabilizza di Alien Covenant, e si tratta della sua natura ibrida, tuttavia qui da intendersi con un'accezione fortemente negativa. La sensazione che si prova nel guardare la nuova pellicola di Scott è quella di essere di fronte ad un prodotto che è un discutibile mix di temi, recuperati dai suoi film sci-fi più fortunati (Alien e Bladerunner), tuttavia qui manchevoli della forza e del carattere che hanno reso le opere originali dei grandi capolavori della storia del cinema. Diviso esattamente in due parti (dove il punto di scissione è percepibile ad occhio nudo, in quella che chiameremo "la scena del flauto" per non spoilerare eccessivamente), Alien Covenant tenta di fungere da minimo comun denominatore di alcune riflessioni pregresse che Scott ci ha offerto in modo brillante nei suoi film precedenti, e prima tra tutte il desiderio dell'uomo (anche sintetico) di spingersi oltre i propri confini e le sue capacità. Il desiderio di diventare come un dio, la bramosia di sostituirsi ad un'entità ultraterrena con il potere di infondere e creare nuova vita (da qui il collegamento a vari miti come quello di Prometeo - metafora ovvia del film precedente del 2012 - fino ad arrivare all'Ulisse raccontato da Dante nella Divina Commedia, punito e segregato all'Inferno per aver provato a sfidare Dio con l'acutezza del suo ingegno) è uno dei temi che ricorrono in entrambe le pellicole di Scott - nonostante attraverso riletture molto diverse tra loro - ma che qui vengono sfiorate con tale banalità e leggerezza da risultare quasi comiche e completamente senza spessore.

Ciò su cui, tuttavia, Scott non delude è la sua straordinaria regia. Il maestoso mondo di un Pianeta abbandonato che si apre a noi e all'equipaggio della Covenant è suggestivo ed emozionante, dove il regista non sembra volersi risparmiare dettagli e inquadrature che sono al limite della pornografia per la loro straordinaria bellezza. Ma una direzione così precisa e fortemente dettagliata non basta, se tutto il resto che accompagna Alien Covenant non è altrettanto emozionante. Nonostante il ritmo sia decisamente più sostenuto e adrenalinico rispetto a quello largamente diluito del primo Alien, per cui non mancano alcune evidenti strizzatine d'occhio, è la somma delle sue varie parti a non convincerci, a lasciarci con grande amarezza nel cuore.

Alien CovenantAlien Covenant

Già con Prometheus era abbastanza evidente che Scott non avesse più alcun interesse nell'esplorare il genere horror/sci-fi, scegliendo di virare ad una componente più action e oscura; ma a quanto pare tale opzione non si rivela incisiva ed emozionante quanto avremmo voluto e sperato. A conferma di questo vi sono anche gli stessi Xenomorfi che, nonostante recuperino l'intrigante e spaventoso design originale dell'artista H.R. Giger, non hanno lo stesso impatto emozionale in questa versione digitale rispetto agli animatronics delle opere precedenti, allontanando da noi qualsiasi (piacevole) sensazione di inquietudine.

Anche se siamo comunque lontani dalla pesantezza e dai livelli bassissimi toccati da Prometheus, Alien Covenant non è ancora all'altezza dell'Alien originale, che al massimo può solo accompagnare. Opera dal "DNA" confuso, incapace di intraprendere una sola ed unica strada, la nuova pellicola di Ridley Scott ci ha lasciato freddi, destabilizzati e anche un po' arrabbiati. Il regista ha tra le mani un ricco bagaglio pregresso con cui potrebbe dare vita ad un nuovo capolavoro, che viene barbaramente maltrattato dando vita a prodotti informi e caotici, che rischiano di cancellare ciò che c'è davvero di buono nel genere. E ciò che più ci fa arrabbiare è proprio il fatto che Alien Covenant dimostra, almeno nella prima parte, di avere tutte le carte in tavola per intraprendere un nuovo viaggio, che vengono poi perdute nell'ora successiva, dando vita a risultati quasi tragi-comici. E per tornare alla domanda che ha aperto questa recensione: avevamo bisogno di Alien Covenant? Forse sì, perché in questo modo sappiamo cosa non vorremmo trovare in un prossimo film sul tema.

Alien Covenant
Alien Covenant
05 Gamereactor Italia
5 / 10
+
Regia impeccabile; Convincente la performance di Katherine Waterston e Michael Fassbender; Buon ritmo.
-
Un ibrido poco riuscito dei temi caratterizzanti Alien e Bladerunner; Incapace di creare un legame empatico con i vari personaggi; La seconda parte è aberrante e pretestuosa. Pellicola nel complesso sconclusionata e senza una direzione precisa.
overall score
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