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Call of Duty: WWII

Call of Duty: WWII

Gli stivali del nostro soldato tornano ancorati al terreno e rivisitiamo la Seconda Guerra Mondiale. Ma Sledgehammer è riuscita a dare nuova vita al franchise?

  • Testo: Ford James

Partiremo subito con le cattive notizie: Call of Duty: WWII non è il miglior titolo della serie Call of Duty mai pubblicato. Di questo riconoscimento è ancora meritevole Call of Duty 4: Modern Warfare, che abbiamo amato e che ancora oggi è considerato dalla critica indubbiamente il migliore. Le buone notizie? Questo si posiziona al secondo posto e gli si avvicina molto. Ogni aspetto del gioco è un importante miglioramento rispetto a tutto ciò che abbiamo visto negli ultimi cinque anni e questo potrebbe benissimo essere il titolo che porta una ventata d'aria fresca al franchise e inizia a placare lo stereotipo con cui la serie viene oramai etichettata da molti giocatori della community hardcore.

Da quando il gioco è stato annunciato all'inizio di quest'anno, la campagna è stata pubblicizzata grazie ad una trama che punta molto all'emotività, affrontando la storia personale di quello che era un soldato che combatte per gli alleati accanto agli amici di una vita e ai compagni di squadrone. Un ragazzo. Giocate buona parte della campagna nei panni di Ronald "Red" Daniels, membro della Prima Divisione di Fanteria statunitense, dalle spiagge della Normandia durante l'infame D-Day, passando per la liberazione di Parigi fino in Germania per respingere le forze dell'Asse.

C'è una cosa che diventa evidente sin da subito, ed è il modo in cui Sledgehammer ha catturato l'autenticità e l'intensità della guerra. La prima missione vi vede stretti al vostro squadrone impegnati in un atterraggio, stretti e stipati come sardine in una scatola, mentre una pioggia di proiettili vola sopra le vostre teste. Poi la rampa scende e proprio in quel momento i compagni di squadra che avete conosciuto e con cui avete stretto un legame diventano presto cadaveri, distesi su un piano metallico. Pochi se la cavano, però, e parte l'invasione della Normandia che imposta il tono del resto del gioco

Call of Duty: WWII

Non esiste una singola missione che spicca per davvero lungo il viaggio di Daniels nel corso della Seconda Guerra Mondiale, ma il ritmo e i cambiamenti nello stile di missione sono impeccabili. Dagli scontri a fuoco dell'inizio al respingere le forze dell'Asse e sparare loro mentre fuggono via, prima di mettersi al volante e correre via lungo campi fangosi, e poi sgusciare in un villaggio occupato da nazisti nel buio della notte; ci sono tante variazioni rispetto alle sequenze non-stop standard a cui siamo abituati, e ogni missione apporta qualcosa all'esperienza.

Parlando del punto in cui ritroviamo gran parte della longevità del titolo, questa dipende principalmente da ciò che interessa ai giocatori; il multiplayer ha un paio di nuove aggiunte importanti. Il primo è il Quartier Generale, un hub social, molto simile a Il Rifugio di Destiny 2, dove i giocatori vengono messi in una prospettiva in terza persona e possono interagire con altri giocatori, parlare con gli NPC sulle varie sfide e persino sfidare altri giocatori in battaglie 1v1. È possibile esplorare il Quartier Generale mentre si cerca una partita, e provare nuove armi al volo, oltre a scoprire tantissimi Easter Egg. È molto più intuitivo e divertente rispetto ad una serie di menu noiosi, ed è un'aggiunta che abbiamo davvero apprezzato.

L'altra aggiunta importante è la nuovissima modalità asimmetrica chiamata War; purtroppo, però, non è la modalità omonima di World at War. Questa versione di War è una partita standard 6v6, ma ha obiettivi molto specifici ed è molto più focalizzato sulla storia. Al lancio saranno disponibili tre mappe, ma ne verranno pubblicate ulteriori tramite DLC, un aspetto che ci ha un po' deluso dato che diventano ripetitive abbastanza rapidamente; solo a partire da cinque o sei mappe tale modalità avrebbe avuto una certa sostanza, perché una volta che avete giocato sia dalla parte dell'Asse sia di quella degli Alleati, ogni partita è praticamente identica.

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