Bit Reactor ha iniziato a reintegrare gli sviluppatori precedentemente messi in congedo forzato (furlough) per lavorare su Star Wars: Zero Company, legando questa mossa strategica alla necessità di garantire un supporto continuo al titolo. Lo studio non ha tuttavia specificato il numero esatto di persone rientrate, lasciando incertezza sull'effettiva portata del cambiamento nell'organico.
Settimane prima del debutto, lo studio aveva riferito di aver messo in congedo circa l'80% della propria forza lavoro, con la maggior parte del personale rimasta senza stipendio o benefit. Secondo quanto riportato da Game File, attualmente più della metà dell'organico complessivo di Bit Reactor è tornata a libro paga, sebbene alcuni lavoratori risultino ancora in una sorta di limbo professionale. I tagli al personale erano avvenuti prima del lancio ufficiale del gioco.
Il CEO Greg Foertsch ha annunciato l'inizio del processo di rientro in una dichiarazione online datata 7 ottobre, descrivendolo come un passo fondamentale per il supporto continuo dello studio a Zero Company. Foertsch ha inoltre citato inaspettati sviluppi aziendali al di fuori del controllo dello studio come fattore determinante per la decisione del furlough, senza però fornire ulteriori dettagli in merito.
Stando al report, Star Wars: Zero Company ha venduto rapidamente più di un milione di copie, ottenendo una risposta molto positiva da parte del pubblico. Il ritorno di una parte degli sviluppatori ripristina la capacità di supporto tecnico, ma senza un aggiornamento preciso sul numero dei dipendenti, lo status di chi è ancora in congedo rimane incerto. Il titolo ha riscosso successo, mentre i tagli al personale continuano a far parte del più ampio scenario critico dell'industria videoludica, come testimoniato dal secondo round di licenziamenti presso Supermassive Games.