Qualche mese mi sono laureato. Questa nota autobiografica per dire che qualche mese fa, di fronte alla mia commissione di laurea, ho sostenuto che l'intermedialità nel videogioco può essere controproducente. Ovvero, inserire elementi presi in prestito da un altro medium nel videogioco può determinare gravi conseguenze. Da un paio di settimane sto giocando a Last Window: Il Segreto di Cape West, il cui enorme pregio è stato quello di farmi dire "cacchio, c'avevo ragione!".
Premettiamo che Last Window è il sequel di Hotel Dusk (che viene nominato nel gioco più volte) ed è, in buona parte, un romanzo giallo interattivo. Il punto è che, come dicevo, l'intermedialità può determinare un abbassamento dell'interattività, e un videogioco senza interattività non è un videogioco.
In Last Window ci troviamo coinvolti in una vicenda misteriosa, moderatamente avvincente, che ci spinge inevitabilmente a proseguire la storia. Un gioco che ci trascina, che ci trasporta verso un mistero che si fa più fitto e complesso. Abbiamo subito uno sfratto, siamo pronti a fare le valigie e a cercare un metodo più o meno legale per pagare gli arretrati dell'affitto, quando scopriamo che nel nostro palazzo si è perso qualcosa di molto prezioso. E, al contempo, un losco individuo comincia a telefonare a parenti e amici chiedendo di noi. Il nostro passato lentamente riemerge, e laddove la nostra situazione personale sembra migliorare, tutto il mondo attorno a noi sembra complicarsi.
Kyle Hyde, il protagonista della vicenda, è un depresso cronico. Sembra sempre assonnato, ed è estremamente difficile decifrarlo. Molto più scontati sono i personaggi attorno a lui, dei quali Kyle dubita fortemente e di cui il giocatore deve imparare ben presto a non fidarsi. Nel gioco si ha la perenne sensazione di essere soli, di essere circondati da persone semplici ma poco raccomandabili. Un elemento che contribuisce a dare al gioco e alla sua vicenda una patina in bianco e nero e dei tempi molto lenti.

Insomma, la storia fa di tutto per non risultare chiassosa, eppure è in grado di mantenere alta l'attenzione a lungo. Le pagine del romanzo che si compilano mentre noi proseguiamo nella vicenda sono piacevoli da rileggere, e come in un buon giallo non si vede l'ora di andare al capitolo successivo, il quale si svela solo giocando.
Sfortunatamente l'elemento narrativo (ovvero, il libro virtuale) è l'unico strumento in grado di spingerci a giocare. Last Window: Il Segreto di Cape West dal lato videoludico è debole. Gli enigmi sono piuttosto semplici, complicati solo da una giocabilità mediocre dettata da una vista in prima persona certamente non aiutata dalla bassa risoluzione degli schermi della console Nintendo DS.

Gli apparenti bivi messi in gioco attraverso i dialoghi in realtà sono costituiti da un vicolo cieco e dalla salvezza. Un dialogo sbagliato non determina conseguenze in gioco, ma porta inevitabilmente a un game over. Pertanto, per proseguire nel gioco è necessario seguire fedelmente ciò che gli sceneggiatori avevano in mente al momento della scrittura del gioco. Questo elemento è anti-videoludico, completamente fuori luogo nella contemporaneità del medium che prevede un mondo creato artificialmente e una sostanziale libertà di azione per il giocatore. Se vogliamo, la giocabilità di Last Window è vecchia, artificiosa e assolutamente poco avvincente.

Last Window, in poche parole, è un romanzo (scarsamente) interattivo. Un prodotto molto lontano dalla canonica idea di videogioco, originale ma decisamente poco piacevole per chi cerca un'avventura grafica degna di questo nome. Se siete avvezzi a questo tipo di sperimentazioni, il titolo va comprato ad occhi chiusi. In caso contrario, meglio puntare su qualcosa di più solido dal lato video ludico. Anche a discapito della componente narrativa. D'altro canto stiamo pur sempre parlando di videogiochi.
Voti aggiuntivi
- Grafica
- 6 / 10
- Sonoro
- 7 / 10
- Giocabilità
- 4 / 10
- Longevità
- 6 / 10