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Recensioni Outland

Outland

Il platform XBLA prodotto da Ubisoft ha in sé elementi vecchi e elementi nuovi. Fortunatamente essi convivono in armonia come il rosso e il blu, in questo interessante nuovo titolo.
Lorenzo Mosna Testato su Multi 26 Aprile 2011

Cari, vecchi, amati platform bidimensionali. Un genere che ci ha regalato tante emozioni in passato, per poi cadere in declino nella seconda metà degli anni Novanta e ritornare a gran forza durante l'ultima generazione di console. Gli sviluppatori ci hanno dimostrato che, talvolta, la semplicità è la chiave del successo.

Outland, in poche parole, ribadisce questo concetto. Si tratta di un platform semplice, nel quale comandiamo un eroe in enormi e labirintici livelli, affondando nemici con pochi e basilari attacchi. In principio si respirano dinamiche della vecchia scuola: colpi con la spada, colpi verso l'alto, scivolate, salti. Mi tornano alla mente ricordi dei primi Castlevania, in alcuni passaggi persino di Zelda II: The Adventure of Link. Tutto sembra davvero ridotto all'osso.

Possibile un platform così scheletrico, dati i roboanti canoni a cui siamo abituati oggigiorno? In effetti, passate le piccole e brevi lezioni di platform per principianti, il gioco tira fuori le sue carte, mostrando un'interessante (ma non completamente inedita) componente. Dopo la prima mezzora di "salta e colpisci", veniamo in possesso di un potere che ci consente di cambiare il nostro spirito interiore, per dirla in termini poetici. In termini pratici, l'eroe da noi controllato cambia colore, diventando rosso o blu con la pressione di un semplice pulsante. La variazione del colore del personaggio apre il gioco a un duplice elemento action-puzzle. In primo luogo, il nostro colore si deve contrapporre al colore dei nemici al fine di poterli colpire. Ovvero, eroe blu uccide nemico rosso, eroe rosso uccide nemico blu.

Siamo dunque costretti a valutare la situazione e a modificare contemporaneamente il nostro colore al fine di colpire i nemici. In secondo luogo, il nostro colore deve essere identico al colore di eventuali pericoli (rappresentati, ad esempio, da un raggio laser o da sfere o nuvole di energia) per poterli attraversare indisturbati.

Questo porta inevitabilmente alla conseguenza di dover continuamente pensare all'azione da compiere, compiendo una rapida ma accurata analisi dell'ambiente circostante. Possiamo, ad esempio, diventare blu per oltrepassare una barriera energetica, per poi cambiare rapidamente colore al fine di colpire un nemico blu che si avvicina minacciosamente. O, ancora, è necessario cambiare colore poco prima di un salto, per poi modificarlo in volo, il tutto per superare due barriere di colore opposto.

L'idea di fondo è semplice, ma la tritatura di neuroni che ne risulta è a dir poco spiazzante, in particolare in alcune particolari sequenze che gli sviluppatori hanno sapientemente inserito con l'unico scopo di farci imprecare. O esultare, a seconda dell'esito. Ottimi anche i boss, che richiedono anch'essi il saper valutare l'ambiente e modificare i colori di conseguenza.

Outland, insomma, è un gioco che parte in sordina ma che si fa amare dopo pochi minuti. Davvero interessante, in particolare per la graduale acquisizione di power up che avviene praticamente durante tutta l'avventura. Non vogliamo svelare nulla, in ogni caso vi basti sapere che il cambiamento di colore non è l'unico asso nella manica del gioco, e che una volta sbloccati tutti i potenziamenti il gioco si apre a un certo backtracking che certamente non guasta alla longevità complessiva del titolo.

Se volessimo trovare un difetto nel gioco, certamente si potrebbe parlare della storia. Usiamo il condizionale perché, in fondo, la storia in un platform non è l'elemento fondamentale (quante volte abbiamo salvato la stessa principessa vestita di rosa?). Tuttavia, ci sono esempi di come una "non storia" sia in realtà in grado di creare un pathos assolutamente unico e inimitabile. Si pensi, ad esempio, a Limbo, che Outland ricorda in parte per la sua grafica a silhouette e le sue luci misteriose. In Limbo, dicevamo, era proprio l'assenza di una storia narrata a creare il mistero, a lasciare il giocatore con un sacco di domande senza risposta. Outland, invece, preferisce appoggiarsi all'ortodossa narrazione in capitoli, con voce fuori campo e testo scorrevole. Raccontando, peraltro, una storia con poco mordente.

Lo ripetiamo: la storia non è importante, e nel complesso Outland è un gioco molto interessante, a tratti frizzante, che merita certamente di essere giocato. La sua difficoltà è media e mai frustrante, con una curva di apprendimento più che bilanciata. Pur obbligandoci a pensare, il gioco si presta perfettamente a delle brevi sessioni rilassanti di gioco. Soprattutto perché, complice anche un ottimo level design, si può procedere a piccoli passi senza il rischio di perdere del tempo. Un vero elogio della semplicità, senza mai diventare banale o seccante.

Voti aggiuntivi

Grafica
8 / 10
Sonoro
7 / 10
Giocabilità
9 / 10
Longevità
7 / 10
8
Buono su 10 · Gamereactor Italia
Pro Platform rilassante, ottimo level design, ottimi puzzle d'azione, interessante stile grafico
Contro Storia poco intrigante, rigiocabilità limitata
Voto della rete Media su 5 edizioni Gamereactor
8,0
Gamereactor 8
Gamereactor Norge 8
Gamereactor Deutschland 8
Gamereactor España 8
Gamereactor Italia 8
Profilo completo 8.265 articoli pubblicati
8
Buono Voto della rete su 5 edizioni
Scheda del gioco
Sviluppatore Housemarque
Produttore Ubisoft
Data di uscita 27 Aprile 2011
Testato su Multi
Genere Action, Adventure
Piattaforme
Xbox 360 XBLA PS3 PSN PC
Perché fidarsi di Gamereactor
23 Edizioni Ognuna con la propria redazione e i propri voti.
1998 Pubblica dal Di proprietà indipendente da sempre.
100% Provato in prima persona Scritto dopo aver giocato, mai dal materiale stampa.
1–10 Voto della rete Il voto di ogni edizione, mediato e mostrato.