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The Order: 1886

The Order: 1886

E' il salto generazionale che attendevamo?

Abbiamo dovuto attendere quindici lunghi e abbondanti mesi dal lancio della console PlayStation 4 per avere finalmente l'opportunità di toccare con mano le potenzialità sottese alla console di nuova generazione di Sony. Dopo un fitto numero di remastered, tra cui spiccano The Last of Us e Grand Theft Auto V, che ci hanno permesso - seppur in misura limitata - di godere ciò che l'ottava generazione di console ha da offrire, è giunto il momento per Sony di sfoderare il proprio asso nella manica e offrire ai fan che hanno deciso di darle fiducia la prima vera esclusiva della piattaforma: The Order: 1886.

Si è parlato molto del titolo negli ultimi mesi, forse anche troppo. Le aspettative da parte della critica videoludica e dei giocatori erano e sono - come lecito aspettarsi - alle stelle, anche a seguito del grande clamore che, trailer dopo trailer, i ragazzi di Ready at Dawn sono riusciti a collezionare. Grafica straordinaria, storia avvincente, personaggi caratterizzati in modo impeccabile: i punti di forza di The Order: 1886 erano evidenti sin dai primi fotogrammi, lasciando a bocca aperta chiunque. Eppure, accanto al grande entusiasmo che cresceva di presentazione in presentazione, sono iniziati ad emergere anche i primi interrogativi, le prime perplessità: accanto ad una confezione grafica e ad una storia così incredibilmente forti, che ruolo ha il gameplay in The Order: 1886? E' ancora giusto definirlo un videogioco, o si tratta di un'esperienza altra?

Domande, queste, che già in passato avevano caratterizzato titoli come Heavy Rain e Beyond: Due Anime (non a caso, altre due esclusive della precedente generazione Sony), in cui la narrazione e l'offerta grafica avevano preso il sopravvento rispetto a dinamiche di gameplay più complesse. Nel caso dei due titoli di Quantic Dream, la parte relativa al gameplay si risolveva in una sfilza di QTE e brevissime sequenze cover/shooter, quasi a ricordarci che quanto stavamo giocando, seppur in bilico, fosse comunque ancora un'esperienza videoludica. Ma nel caso di The Order: 1886 - in cui la logica sottesa è all'incirca la stessa, ma che al tempo stesso tenta in tutti i modi di differenziarsi - come hanno fatto gli sviluppatori di Ready at Dawn ad uscire da questo fastidioso impasse, sempre se ci sono riusciti? E soprattutto, cosa distingue The Order: 1886 rispetto a quanto abbiamo già visto e goduto in passato? E ancora, cosa permette al titolo di Ready at Dawn di entrare di diritto in quella che oggi si definisce nuova generazione di console? Abbiamo provato a dare qualche risposta trascorrendo le scorse serate in compagnia del gioco. Ma forse non abbiamo ottenuto le risposte che avremmo voluto.

The Order: 1886The Order: 1886

Partiamo dal principio. Il background che accompagna la storia dello sviluppo di The Order: 1886 - prima vera IP originale a marchio Ready at Dawn - è affascinante, tanto quanto il racconto che accompagna la nostra esperienza di gioco. Nata dalla mente geniale di Ru Weerasuriya - CEO di Ready at Dawn, ma anche grande appassionato di storia - la narrazione sottesa a The Order: 1886 combina il più classico degli scenari steampunk - fatto di armi e macchinari straordinari - con la leggenda dei Cavalieri della Tavola Rotonda e il fascino della seconda rivoluzione industriale, in un interessante connubio tra fantascienza e storia moderna. In particolare, ci troviamo a vestire i panni di Sir Galahad - membro dell'Ordine dei Cavalieri fondato nell'ottavo secolo da Re Artù - che opera nella città di Londra, a Whitechapel, dove è in corso una violenta insurrezione popolare. Compito dell'Ordine è proteggere e servire il regno britannico da esseri soprannaturali altrettanto secolari chiamati "mezzo-sangue". Per sopravvivere alle minacce e ai secoli che incombono, i Cavalieri bevono un liquido misterioso chiamato Blackwater, che prolunga la loro vita in modo significativo - rendendoli quasi immortali - e curare ferite in modo istantaneo. Accanto a questa semi-immortalità, grazie all'avvento della Seconda Rivoluzione Industriale, i Cavalieri dell'Ordine contano sul supporto di invenzioni e armi straordinarie, costruite ed elaborate dal grande inventore Nikola Tesla. Tuttavia, sembra che una nuova minaccia, i Ribelli, stia mettendo a repentaglio le sorti del mondo e starà dunque all'Ordine ristabilire un nuovo importante equilibrio.

Forte di una narrazione così complessa e a tratti hollywoodiana, è quasi impossibile restare indifferenti alla ricchezza narrativa messa in gioco da The Order: 1886. Studiato fin nei minimi dettagli, il racconto che accompagna il titolo di Ready at Dawn è immenso, particolareggiato da elementi di storia reale che amplificano il senso di straordinarietà di cui il gioco si fa portavoce. Accanto ad uno script ben strutturato, altro grande elemento di forza del gioco è senza dubbio l'altissima qualità grafica. Più di una volta ci è capitato di fermarci ad ammirare la cura messa in ogni singolo dettaglio, dalla trama dei tessuti degli abiti dei Cavalieri al luccichio e ai materiali degli immensi parquet degli interni. Ma non solo: la ricostruzione architettonica della Londra vittoriana - sorvolata da giganteschi palloni aerostatici, che si perdono nella caratteristica nebbia grigiolina della Capitale britannica - permette al giocatore di calarsi completamente nel mood del gioco, assaporando la magia della Londra misteriosa di fine Ottocento e sentendosi pienamente parte del racconto.

The Order: 1886The Order: 1886

Ma non solo contorno. The Order: 1886 è principalmente (o almeno, così hanno tenuto a precisare più volte gli sviluppatori) un third person shooter, e, per restare fedele alla tradizione, non compie alcun passo straordinario in termini di novità. Seppur l'arsenale a nostra disposizione sia pura gioia e vanta creatività da vendere (la nostra arma preferita restano le Termiti), la parte relativa a questo aspetto si rivela piuttosto standard: copertura, scatto, attacco di sorpresa, crivellamento di proiettili, ecc. Il ritmo, principalmente in queste sequenze, è comunque piuttosto sostenuto, supportato anche da un'Intelligenza Artificiale piuttosto reattiva, che non manca di dare ai giocatori un bel po' di filo da torcere, ma senza strafare. Il sistema si rivela preciso, curato, e la scelta di sfumare i contorni quando miriamo il nemico con la nostra arma ci è apparsa interessante, regalando non poche soddisfazioni non appena si mette a segno il proprio colpo (a maggior ragione se si tratta di un colpo alla testa ben piazzato...sì, lo ammettiamo, siamo sadici).

Tuttavia, a frenare il ritmo brillante delle sequenze shooter/stealth, vi è quel fastidioso sopraggiungere dei QTE (o come li ha definiti Andrea Pessino di Ready At Dawn ad un recente evento, "cine-melee"), che troveremo disseminati più volte nel gioco, e che contribuiranno più volte a farci inveire contro lo schermo. Un elemento, i QTE, che come dicevamo in apertura, ci lascia profondi dubbi sulla loro effettiva utilità in termini di esperienza videoludica, in quanto più assimilabile ad un concetto di narrazione interattiva. E qui, dunque, la nostra domanda: cosa vuole essere, dunque, The Order: 1886? Quali sono i passi avanti compiuti rispetto ad esperienze in parte analoghe, come Heavy Rain e Beyond: Due Anime?

The Order: 1886

Il coraggio dimostrato da Ready at Dawn nel costruire un'esperienza complessa come The Order: 1886 è certamente encomiabile. Alla luce di uno sviluppo durato oltre sette anni, in un'epoca in cui la nuova generazione di console era forse ancora un miraggio, il risultato tecnico qui offerto è di straordinaria fattura, e permette finalmente al motore grafico di PlayStation 4 di mostrare i denti. Eppure, anche alla luce di una così eccellente confezione, ci sentiamo tuttavia incompleti: per quanto entusiasmante, l'esperienza di The Order non è appagante come avremmo voluto, manca di tanti elementi che forse da un titolo che si professa "next-gen" ci saremmo aspettati. Accanto alla sua brevità - che è forse il minore dei mali, seppur sembri l'argomento più in voga nelle ultime settimane - il problema di The Order: 1886 risiede principalmente nella sua scarsissima longevità (sì, c'è differenza tra longevità e durata).

Anche se Ready at Dawn ha provato a "vendercela" con l'aggiunta di collezionabili e giornali dell'epoca, il più grande problema del gioco risiede proprio nel suo esaurirsi completamente in una manciata di ore, senza offrire alcuna possibilità di ritorno, che alla luce di un prezzo di 70 euro, lascia non poco amaro in bocca. Se da una parte titoli come Heavy Rain e Beyond: Due Anime sono riusciti a scamparla grazie al meccanismo del racconto a bivi (e che dunque, ci permette di guardare la storia attraverso nuovi punti di vista), The Order: 1886 non ha alibi a suo favore e difficilmente ci dà motivo di tornare a giocarci. E da qui, ancora, una domanda: che cosa vuol dire essere un titolo next-gen? La next-gen è solo grafica? E' solo spingere al limite le potenzialità delle nuove macchine? Ma cosa rimane? Cosa resta a noi giocatori in termini di esperienza?

Alla luce della nostra esperienza con The Order: 1886, ciò che resta è un prodotto tecnicamente ben fatto e ben raccontato, ma che ancora manca di un quid che gli permetta di fare la differenza. Forse la colpa non è da imputare a Ready at Dawn, che ha iniziato a sviluppare il gioco in un'epoca in cui il prodotto che avevano ideato risultava davvero innovativo, e comunque ha solidissime basi su cui costruire esperienze future. La colpa, forse, sta ancora nell'incertezza su cosa voglia davvero offrire la nuova generazione di console. O forse la colpa è nostra, che non abbiamo ancora capito cosa davvero desideriamo da queste nuove piattaforme.

07 Gamereactor Italia
7 / 10
+
Grafica eccezionale; Storia intrigante; Mood affascinante; Tecnicamente eccellente; Armi fantastiche e divertenti.
-
Totale assenza di longevità; Ritmo altalenante; Nulla che ci faccia gridare al miracolo in termini di innovazioni.
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