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The Witcher 2: Assassins of Kings

The Witcher 2: Assassins of Kings

Ritornano le avventure di Geralt, in uno degli action RPG migliori di sempre. The Witcher 2 è un titolo straordinario, che non ha mancato di emozionare profondamente.

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Emozionarsi di fronte a un videogioco, specie per chi dedica la vita a criticarli, sta diventando sempre più raro. In cinque anni posso contare sulle mie mani le volte in cui mi sono sentito catturato. In quelle rare occasioni, si scatena nel mio corpo una sensazione di appagamento durante le fasi di gioco, di astinenza quando ne sto lontano per troppo tempo. Nell'adolescenza mi succedeva spesso. Oggi, con un senso critico più affinato e con la progressiva perdita della spensieratezza, non succede quasi mai. Ma quando capita, buon dio, chi può fermare queste sensazioni?

Posso allo stesso tempo affermare che i giochi facenti parte di questa categoria, raramente sono giochi ambiziosi. Un tempo ci si emozionava per la grafica, per gli elementi tecnici, per la storia. Oggi - quasi a dimostrare la raggiunta maturità del medium videoludico - è più facile emozionarsi per il gameplay. E i migliori gameplay, nella stragrande maggioranza dei casi, scaturiscono dai giochi più impensabili e dagli sviluppatori meno blasonati.

Ci sono delle rarissime occasioni, però, in cui ciò che genera l'emozione è dato dall'insieme. Non solo un ottimo gameplay, ma anche una grafica all'avanguardia, un sonoro hollywoodiano e una storia eccellente. The Witcher 2: Assassins of Kings è tutto questo, e forse è anche di più. I ragazzi di CD Projekt, vero fiore all'occhiello dello sviluppo dell'Europa dell'Est, ci mostrarono il gioco per la prima volta lanciandoci una sfida. "Non troverete un RPG migliore del nostro". Miravano alto, non si preoccupavano di essere modesti. Ma avevano dannatamente ragione.

The Witcher 2: Assassins of Kings
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Il gioco è davvero imponente. Tutto, dalla voluminosissima trama fino ai più piccoli dettagli tecnici, meriterebbe di essere analizzato nel dettaglio. Cercheremo di riassumere gli elementi salienti del gioco, a partire dalla sua straordinaria trama.

Per chi si fosse perso il primo titolo della serie, ecco un brevissimo riassunto: Geralt di Rivia è un witcher, un mutante con fattezze umane, esperto nelle arti della spada, della magia e dell'alchimia, al servizio del re Foltest. Questo secondo capitolo si apre con Geralt inaspettatamente imprigionato proprio dagli uomini dello stesso Foltest, con l'accusa di un grave delitto e un'impellente condanna ad essere scuoiato vivo. Durante un interrogatorio ad opera del soldato scelto Vernon Roche, Geralt racconta la verità su quanto accaduto, svelandoci lentamente i motivi della sua prigionia.

The Witcher 2: Assassins of Kings

Restiamo vaghi per non rovinare una storia con colpi di scena davvero inattesi. Vi basti sapere che il racconto iniziale, un flashback giocabile della durata di circa tre ore, rappresenta solo il prologo della vera avventura di Geralt, che si apre con la fuga dalla prigione e un viaggio in terre lontane nel tentativo di ripulire il proprio nome dalla più infamante delle accuse.

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La storia principale è semplicemente perfetta. Non solo si viene continuamente spinti a cercare il tassello successivo della vicenda, ma si diventa addirittura impazienti quando il gioco, per procedere, richiede il superamento di quest secondarie e/o l'attesa di particolari momenti del giorno.

Nel gioco, infatti, il tempo scorre lentamente e siamo spesso costretti ad attendere il tramonto o il crepuscolo per poter procedere. Durante le attese è possibile dedicarsi all'esplorazione, alla ricerca e al superamento di quest secondarie o al commercio. Certo, è possibile giungere all'ora prestabilita con un'apposta funzione, ma il gioco con un perverso meccanismo quasi masochistico, ci offre continuamente un sacco di cose da fare.

Può capitare, ad esempio, di camminare indisturbati per la strada alla ricerca di un bibliotecario dal quale acquistare un prezioso tomo, il tutto per essere improvvisamente fermati da una banda di cacciatori di taglie che preferiscono catturarci morti. O, ancora, si può camminare in una taverna per venire coinvolti in una rissa. Ben presto il nostro diario si riempie di quest e sottoquest, e siamo costretti a dover fare una cernita al fine di poter svolgere più cose possibili senza tralasciare gli impegni più urgenti.

The Witcher 2: Assassins of Kings

La narrazione è intricata, la durata della sola campagna è stimata attorno alle 40 ore di gioco e il numero di personaggi coinvolti è semplicemente enorme. Quasi troppo grande, tanto che non ci vuole molto a sentirsi sperduti in una moltitudine di nomi, volti, luoghi e cose da fare. Una cosa che si amplifica a causa della mancanza del doppiaggio in italiano, ma ne parleremo più avanti.

Passiamo ora al gameplay. Quando il gioco fu presentato al pubblico per la prima volta, si era parlato di una fantomatica versione per console (al momento non ancora confermata) e di una conseguente svolta della serie verso un mercato meno di nicchia. I fan del primo titolo si preoccuparono, tant'è che fra molti giocatori e colleghi presenti alla Gamescom 2010 parlavano già di The Witcher 2 come di gioco "venduto", più incline al profitto che alla qualità.

Fortunatamente oggi, con il gioco nelle nostre mani, possiamo dichiarare infondate queste preoccupazioni. Ciò non toglie, però, che l'idea degli sviluppatori di portare il gioco anche su console si sia ripercossa nel prodotto finale. The Witcher 2 è un action RPG, dove la dinamica action si prende una buona fetta delle componenti di controllo e di gameplay in senso generico.

The Witcher 2: Assassins of Kings

Nel gioco la coordinazione del giocatore, l'uso sapiente della forza, delle parate e delle magie più opportune sono fondamentali e vengono prima degli elementi di ruolo. Durante gli scontri è più importante preoccuparsi di evitare il nemico che di farlo a fette, sfruttando i momenti più opportuni per colpirlo e sfruttando le parate per fargli abbassare la guardia. Geralt è sì un abilissimo spadaccino, ma non è un supereroe ed è pertanto suscettibile alla spada tanto quanto i suoi nemici.

In numerosi scontri ci si trova in netta inferiorità numerica, ed è necessario dare sfogo a tutta la propria abilità con mouse e tastiera per poterne uscire vivi: anche i nemici più anonimi sono mortali. Non sorprende, dunque, che il gioco supporti anche il gamepad, caldamente consigliato nelle fasi di combattimento.

Sfortunatamente anche il supporto del gamepad sembra sviluppato a metà. Ovvero, in alcuni casi ci troviamo comunque a dover fare uso della tastiera o del mouse (in una maniera alquanto scomoda, dato che l'utilizzo del pad nasconde il cursore del mouse) e vi sono situazioni in cui si sbaglia proprio per delle configurazioni di default non proprio perfette.

The Witcher 2: Assassins of Kings

Oltre al combattimento e all'uso delle magie, selezionabili da un praticissimo e rapidissimo menù, il giocatore può anche fare uso delle cosiddette fasi di "meditazione". Qui è possibile livellare il proprio personaggio, oltre che riposare, creare e/o bere pozioni.

Queste ultime rappresentano un'aggiunta molto interessante al gameplay, in quanto si rivelano spesso imprescindibili per chi gioca. Ovvero, creare e bere pozioni è necessario, anche e soprattutto a causa delle continue situazioni di inferiorità in cui Geralt viene posto. Come abbiamo detto, l'eroe di questa avventura non è un supereroe (o, perlomeno, lo è solo in parte) e le pozioni sono l'unica via per portarlo a un livello superiore a tutti gli altri. Ci ritroviamo dunque spesso impegnati a raccogliere erbe medicinali e a combinarle in qualche intruglio in grado di potenziare un nostro tratto fisico, consentendoci di infliggere più danni o di vedere attraverso i muri, il tutto prestando attenzione a non intossicarsi. Troppe erbe fanno male.

The Witcher 2: Assassins of Kings

Infine, si segnala la presenza di un elemento che si potrebbe definire l'anti-RPG per antonomasia: il quick time event. Il gioco è denso di dinamiche QTE, che si ritrovano nelle fasi più salienti del gioco fino ai più semplici mini-game. Una scelta curiosa, che farà storcere il naso a molti puristi ma che, per nostra fortuna, funziona piuttosto bene.

Dunque, dove sono gli elementi RPG? La risposta è presto detta: in tutto il resto. Ad esclusione del combattimento, il gioco trasuda dinamiche di ruolo. La storia ha più nodi e ramificazioni di una quercia secolare, le nostre scelte sembrano davvero modificare quello che ci circonda, i dialoghi si influenzano solo grazie alle nostre abilità di dialettica, persuasione o forza. Il tutto si accompagna a un sistema di levelling a "albero" e a un sistema di determinazione del danno inflitto tipicamente RPG, con tanto di forbice dei danni assegnata a ogni arma. Preparatevi a scegliere armi che infliggono 12-16 punti ferita, con resistenza al fuoco del 20% e tanti altri tratti espressi in cifre e percentuali che tanto piacciono ai fan dei giochi di ruolo.

Certo, non è facile bilanciare le componenti di azione e di ruolo, e The Witcher 2 non fa eccezione. Che se ne dica, il gioco pende marcatamente verso le dinamiche di azione e, per questa ragione, potrebbe non risultare congeniale a chi non può vedere altro al di fuori di complicatissimi menù. Gli elementi RPG, tuttavia, sono sufficientemente profondi da consentire al gioco di tenere la testa alta anche da questo punto di vista.

The Witcher 2: Assassins of Kings

Le caratteristiche tecniche del gioco non sono altro che la ciliegina sulla torta. CD Projekt non solo dichiarò che il suo RPG era il migliore della Gamescom 2010, ma anche che era il più bello da un punto di vista visivo. All'epoca avevano ragione e ora possiamo affermare che The Witcher 2: Assassins of Kings è anche uno dei giochi più belli del 2011.

Partiamo dai modelli dei personaggi: splendidamente realizzati, curati in ogni minimo particolare e fortemente caratterizzati. Persino il più anonimo fra gli anonimi cittadini di un bassofondo risulta diverso dai suoi simili. Fatta eccezione per i nemici - spesso traditi da uniformi troppo simili - chi popola il mondo di The Witcher 2 a un primo sguardo sembra unico.

The Witcher 2: Assassins of Kings

I paesaggi, siano essi urbani, campestri o selvaggi, sono rappresentati con dedizione maniacale. Più di una volta mi è capitato di soffermarmi di fronte a una finestra di un castello solo per ammirare il paesaggio sottostante, e spesso capita di cercare i punti più alti di una città solo per il gusto di poterla dominare con lo sguardo. Lo stesso vale per gli interni che, fatta eccezione per alcune case dallo scarsissimo valore narrativo e utili solo per razziare qualche moneta nascosta, risultano sempre molto diversi tra loro. Un aspetto estremamente positivo, in particolare quando si tratta di esplorare dungeon e palazzi.

Riguardo agli aspetti propriamente più tecnici della grafica, va detto che il gioco può dare molto solo se si dispone di una macchina all'altezza. Con tutte le impostazioni al massimo, il titolo è spettacolare. Abbiamo notato ben pochi rallentamenti (e, curiosamente, solo in alcune cut-scene animate in due dimensioni) e qualche sporadico problema di caricamento delle texture. Nulla di non risolvibile con una patch.

The Witcher 2: Assassins of Kings

Dal lato del sonoro, The Witcher 2 ancora una volta si colloca fra i primi titoli dell'anno. La musica è davvero ottima, e per una volta la colonna sonora inclusa nella versione da collezione ha realmente girato nel mio impianto Hi-Fi. Tutto è orchestrato, e accompagnato da cantanti lirici che penetrano nelle orecchie come un coltello caldo nel burro. Davvero eccellente.

Riguardo al lavoro attoriale, il gioco si colloca molto in alto. Tutti i doppiaggi sono caratterizzati in maniera superba, con i popolani che parlano con un forte accento scozzese, utilizzando vocaboli dei quali la lingua inglese si è ormai sbarazzata da almeno un secolo. Parliamo, però, sempre e solo di lingua inglese: il gioco, a differenza del suo predecessore, non è doppiato in italiano. E, purtroppo, la cosa si ripercuote in maniera negativa sul gioco stesso.

Il grande regista Stanley Kubrick disse sempre di preferire il doppiaggio ai sottotitoli "[...] poiché desidero che il pubblico veda le immagini e con le immagini ascolti i dialoghi strettamente intrecciati con quelle, senza distrarsi con i sottotoli". E, in occasione di una retrospettiva italiana dedicata al regista inglese, chiese all'organizzatore: "Sia così cortese di dare in italiano i miei film, altrimenti non le consentirò di realizzare la retrospettiva".

Kubrick la sapeva lunga: quando le immagini sono molto forti e la storia particolarmente complessa, il doppiaggio è fondamentale. A causa anche di un linguaggio inglese non propriamente amichevole per i non-madrelingua, si sente davvero la mancanza della presenza di voci localizzate nella nostra lingua.

Certo, se ciò significasse affidarsi a un team di doppiaggio economico (come, ahinoi, avviene spesso in Italia) meglio tenersi i sottotitoli. Ciò non toglie che - vista anche la presenza delle voci in italiano nel primo gioco - questa mancanza rappresenta un vero passo indietro.

The Witcher 2: Assassins of Kings

Va comunque detto che chi ha diretto le inquadrature del gioco durante i dialoghi e le cut-scene non è certamente Stanley Kubrick. Più di una volta si notano banali errori di montaggio (scavalcamenti di campo, inquadrature troppo simili tra loro e violazione della "regola dei 30 gradi", giusto per citare i più frequenti), una caratteristica che dimostra ancora una volta quanto l'arte videoludica debba imparare dall'arte cinematografica.

Infine, ci sentiamo in dovere di segnalare che il gioco presenta contenuti per soli adulti. Il titolo si apre con una scena di nudo e non si risparmia ogni genere di violenza fisica e verbale. Il PEGI è fissato a 18, e non ci siamo mai sentiti così d'accordo con l'autorità censoria.

I difetti segnalati, tuttavia, non compromettono il risultato finale: The Witcher 2: Assassins of Kings non è solo uno dei migliori action-RPG dell'anno, è uno dei migliori action-RPG di sempre. La svolta action, ripetiamo, potrebbe non piacere a tutti, ma è stata fatta con assoluta maestria. Il ritorno di Geralt non poteva avvenire in maniera migliore: un videogioco da acquistare a scatola chiusa, la consacrazione di CD Projekt nell'olimpo dei migliori studi di sviluppo.

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HQ
09 Gamereactor Italia
9 / 10
+
Storia coinvolgente, grafica, cura maniacale in ogni minimo dettaglio, dialoghi, longevità imponente, musica
-
Qualche piccolo glitch, niente doppiaggio in italiano
overall score
Questo è il voto del nostro network. E il tuo qual è? Il voto del network è la media dei voti di tutti i Paesi

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