La scorsa settimana, nel corso del Gamelab - l'evento tenutosi a Barcellona dedicato ai videogiochi - abbiamo potuto partecipare a numerose conferenze tenute da relatori illustri del settore videoludico, compreso Tim Schafer di DoubleFine, che ha tenuto un interessante panel dal titolo "Dreams, Machines and Inspiration".
Nel corso della sua presentazione, Schafer ha illustrato quella capacità insita nell'arte di connettersi al creatore e al giocatore, toccando qualcosa di universale a entrambe le parti:
"Penso che sia importante creare tale connessione tra le persone e questo è ciò che penso faccia l'arte, e lo faccia davvero bene, quel tipo di legame profondo che vi permette di sapere se le persone provano le stesse cose che accadono nel vostro profondo. E penso che i videogiochi riescano a farlo in modo davvero potente, ma solo se davvero tirate queste idee dal profondo dentro di voi e se siete onesti e fedeli con voi stessi, e non solo qualcosa che gli si avvicina".
Tali considerazioni lo hanno portato in parte a spiegare il suo processo di scrittura creativa, che inizia con un notebook vuoto e un flusso di coscienza derivante da banalissime cose quotidiane, ma che poi cambia subito marcia:
"Molto presto, i pensieri interessanti cominciano a venire fuori perché si spegne quel dispositivo di censura presente nella vostra testa, che vi impedisce di dire le idee stupide. E poi iniziate a scrivere cose che non sapevate di avere in mente. Arrivano come se fossero frutto di una magia, è proprio come un 'Wow! Non sapevo di avere questa idea!'- E' una tecnica che si usa quando vi sentite bloccati, creativamente perplessi".
Se questi spunti dell'intervento di Schafer vi hanno interessato, vi consigliamo di guardare l'intera conferenza che riportiamo per intero di seguito. Nei prossimi giorni, invece, vi proporremo l'intervista con Tim Schafer, quindi restate sintonizzati su Gamereactor.