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Che fine hanno fatto i simulatori di volo?

Un tempo amatissimi e molto venduti, i simulatori di volo (civile e militare) sono spariti dalla circolazione. Uccisi, probabilmente, dal successo stesso dei videogiochi come medium di massa.
Lorenzo Mosna 17 Dicembre 2012

Era la seconda metà degli anni Novanta. A quei tempi i simulatori di volo erano un genere videoludico importantissimo. Bastava entrare in un negozio per averne la conferma. Ricordo ancora che, nel 1999, entrai in un negozio per comprare FIFA 2000, che si trovava in vetrina a fianco a Quake III Arena e a Falcon 4. Ricordo che il commesso del negozio la sapeva lunga, e mi parlava di come un F16 lanciato a mach 1.3 non avesse bisogno di grandi controlli dell'imbardata.

Anche i simulatori "meno simulati" - mi viene in mente la serie della Jane's, tra cui USAF - erano giochi incredibilmente complicati. Oggi ci verrebbero i brividi al pensiero di affrontare un voluminoso manuale per apprendere l'uso di un videogioco, ma all'epoca questo faceva parte dell'esperienza. Conservo ancora il manuale di Falcon 4, un libro di 579 pagine nel quale si trovava il tutorial. Esatto: per giocare il tutorial bisogna leggere un libro.

Forse il paragrafo precedente cela la risposta alla domanda espressa nel titolo di questo articolo: i simulatori di volo sono finiti, spariti, uccisi dalla loro stessa complessità. Guardiamoci attorno: i giochi contemporanei sono (quasi sempre) giochi semplicissimi. Magari difficili da padroneggiare, ma facilissimi da apprendere. Ormai sono anni che i giochi vengono venduti senza manuali e, quando sono presenti, sono libricini estremamente brevi. Il giocatore di oggi è abituato ad avere accesso alle informazioni direttamente in gioco, attraverso tutorial interattivi o attraverso grafiche autoesplicative.

Un tempo non era così: persino per giocare a The Legend of Zelda occorreva un manuale, nel quale venivano racchiuse anche le illustrazioni dei personaggi che non riuscivamo a immaginare dalla grafica ridotta all'osso.

Per quanto riguarda i simulatori di volo, però, la questione è diversa. Il manuale non è un complemento al gioco: è il suo punto di partenza. Quanto è difficile per il giocatore contemporaneo abbinare l'esperienza videoludica alla lettura? Beh, a quanto pare è molto difficile.

Inoltre, la trasformazione del videogioco da un prodotto per "pochi geek" a un medium di massa ha inevitabilmente modificato la natura dei generi videoludici. Oggi l'industria predilige generi che possano essere appresi in pochi minuti, che si prestino a un forte versioning (più versioni dello stesso gioco ogni anno) e che si rivolgano al pubblico potenziale più grande.

Quanti sono i potenziali acquirenti di un platform? Probabilmente la quasi totalità dei giocatori di sesso femminile e una buona parte di quelli di sesso maschile. Per un FPS? Principalmente maschi, ma comunque tantissimi. E per un gioco di calcio? In questo caso, la quasi totalità dei giocatori maschi europei. Ma se parliamo di simulatori di volo, la cerchia si restringe in maniera drammatica. Il giocatore-tipo di un simulatore di volo è un uomo adulto, usa il PC, possiede un joystick e, soprattutto, è un appassionato di aeronautica. È evidente che queste regole tassonomiche implicano un pubblico davvero ristretto, troppo ristretto per poter fronteggiare gli elevatissimi costi di produzione di un simulatore di volo.

Non stiamo parlando, infatti, di un gioco "indie": un simulatore di volo, infatti, deve rispettare alcune caratteristiche che negano agli sviluppatori di poterlo realizzare con poche risorse. Nel caso di un simulatore di volo militare, infatti, occorrono modelli di volo realistici, armi credibili, avioniche identiche alla realtà, un'intelligenza artificiale decente e ambienti fotorealistici. Se ci spostiamo sul genere "simulatore di volo civile", le cose diventano più complicate: mancano le armi, ma in compenso si desiderano scenari incredibilmente curati, con supporti alla navigazione (VOR, NDB, aerovie e intersezioni) perfettamente funzionanti e, possibilmente, licenze da parte dei produttori di aerei a supportare il tutto.
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Come detto, il pubblico incredibilmente ridotto ed elitario dei simulatori di volo si è assottigliato ulteriormente con l'estensione del medium videogioco a pubblici più eterogenei, determinando l'impossibilità di realizzare i progetti onerosi di un tempo, divenuti sempre più onerosi dalle pretese del pubblico contemporaneo. Oggi, infatti, sviluppare un videogioco tripla A costa molto di più di un tempo. E, in tutto questo, non possiamo tralasciare la crisi economica planetaria in corso.

Insomma, che fine hanno fatto i simulatori di volo? Sono stati uccisi dall'evoluzione dell'industria videoludica e, soprattutto, del suo pubblico, oltre che dal progressivo declino del gaming su PC, soppiantato dalle console e dall'abbandono del joystick a favore del pad.

Oggi la simulazione di volo civile si può sintetizzare nelle community di X-Plane e Microsoft Flight Simulator X, supportate dalla miriade di add-ons e dalle community laterali che mirano ad ottenere il massimo del realismo, restringendo ulteriormente la cerchia di potenziali acquirenti. Il caso - parzialmente fallito - di riportare in auge la simulazione di volo civile attraverso Microsoft Flight, titolo free-to-play dedicato a un pubblico più casual, sembra presagire una morte imminente di questo genere.

Per quanto riguarda la simulazione militare, invece, il vecchio Falcon 4 della defunta Microprose è l'ultimo baluardo di un genere ormai morto. In breve, gli appassionati di volo militare utilizzano un software di quattordici anni fa che, ancora oggi, ritengono all'avanguardia. Questo, nel bene e nel male, dovrebbe farci capire lo stato di questo particolarissimo genere.

Le cose, però, potrebbero cambiare. Il gaming PC, infatti, è in crescita, complici anche i nuovi sistemi di distribuzione digitale che hanno permesso un ritorno al personal computer. Inoltre, è sufficiente farsi un giro sui forum e sulle community per capire quanto siano forti ed affiatati i gruppi di persone che, ancora oggi, amano simulare il sogno di Icaro sul proprio computer.

Per il momento, dunque, non ci resta che continuare ad utilizzare i vecchi software, nella speranza che, un giorno, qualcuno si accorga del potenziale di queste comunità di persone. L'annuncio del nuovo IL-2 Sturmovik apre un barlume di speranza che, presto o tardi, potrebbe far rinascere un nuovo ciclo di vita di questo genere. Così amato, così ignorato.

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