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Final Fantasy VII: Remake

Final Fantasy VII: Remake - Ultime impressioni

Midgar non è mai stata così oscura e steampunk quanto in questo straordinario remake, in uscita il prossimo 10 aprile.

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Una Buster Sword piantata nel terreno. Un'immagine così familiare, che evoca ricordi di una lontana adolescenza, ma che, al tempo stesso, ha un aspetto completamente nuovo. Quel tema musicale magico, penetrante, che porta la firma di Nobuo Uematsu, è avvolgente proprio come più di vent'anni fa, quando - avviando il gioco sulla nostra vecchia PSX - ci siamo immersi per la prima volta nel mondo di Final Fantasy VII. Eppure, ancora una volta è tutto diverso, trasuda una vitalità differente rispetto a quel lontano 1997, pur mantenendo lo stesso livello di emotività di una volta. Quando ci si approccia per la prima volta a Final Fantasy VII: Remake si viene travolti da un mix di emozioni: si rivive il passato, con quel pizzico di nostalgia tipico dei remake dei grandi classici, ma al tempo stesso si è di fronte ad un prodotto moderno, quasi fosse stato concepito nel 2020. Il potente tema ambientalista, che muove le intenzioni del gruppo eco-terrorista Avalanche attorno cui ruota l'intera vicenda, è tristemente più vicino ad oggi che al 1997, mentre assistiamo al sempre più veloce decadimento del nostro Pianeta a causa di uno sfruttamento incontrollato di risorse naturali. È un po' come se, oltre due decenni fa, Final Fantasy VII avesse predetto tutto; ed è esattamente questo, insieme a molto altro, a rendere questo remake incredibilmente attuale.

Qualche giorno fa abbiamo avuto l'opportunità di provare una versione di Final Fantasy VII: Remake molto vicina a quella finale in arrivo il prossimo 10 aprile, con un ritardo di qualche settimana rispetto alla tabella di marcia, per permettere al team di sviluppo di infondere ancora un po' più di amore in un'opera che è già, di fatto, un capolavoro. Durante il nostro playthrough, durato all'incirca tre ore, abbiamo avuto modo di esplorare i primi due capitoli del gioco, ma anche il capitolo 7 e il capitolo 10 per avere un assaggio delle fasi più avanzate. E se Final Fantasy VII: Remake rispetta le ottime premesse con cui si è mostrato in questo evento hands-on davanti ai nostri occhi, prepariamoci a fronteggiare un capolavoro nuovo di zecca, ma con la stessa incredibile emotività del passato.

Final Fantasy VII: Remake

Oltre alla strepitosa intro che ci porta per mano al primo capitolo della storia - che è stato diretto e introdotto ex novo, dal momento che nel titolo originale era una sequenza introduttiva di una manciata di secondi - ciò che ci ha lasciato a bocca aperta del primo capitolo è l'impressionante cura nei dettagli che è stata messa nelle ambientazioni di questa nuova Midgar. Nonostante, di fatto, la struttura di questa sequenza - a partire dall'arrivo del treno alla stazione della città, sottostante l'imponente reattore Mako 7- sia identica a quella del titolo del 1997, l'aggiunta di dialoghi, di sequenze animate completamente nuove e uno sguardo più approfondito alle personalità dei vari personaggi, a partire dall'enigmatico protagonista Cloud Strife, conferiscono una nuova anima a questo remake.

È lo stesso producer Yoshinori Kitase, durante la nostra intervista, a spiegarci che uno degli obiettivi di questo remake era proprio quello di dare maggior spazio ad alcuni elementi rimasti in sospeso o poco approfonditi all'epoca del prodotto originale, principalmente a causa delle minori potenzialità tecniche di una volta. Nonostante la storia del gioco sia rimasta invariata, la "nuova" sceneggiatura del gioco, che porta ancora una volta la firma di Kazushige Nojima, si concentra maggiormente su alcuni retroscena personali dei personaggi principali, per permettere al giocatore di creare un legame più empatico con essi. Ma non solo: attraverso una maggiore caratterizzazione di alcuni personaggi secondari, così come la presenza di nuove missioni laterali, il team ha potuto offrire nuove informazioni e nuovi dettagli sul mondo steampunk di Midgar così come dei personaggi che le gravitano attorno.

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Un altro aspetto fondamentale su cui Final Fantasy VII: Remake pone la sua attenzione è proprio l'immersività del giocatore all'interno del mondo di Midgar. Tutto, dal sistema dinamico del suono all'eccellente lavoro di luci e ombre per rendere più realistico l'universo di gioco grazie alla potenza del Unreal Engine 4 di Epic, è pensato per permettere a chi si approccia a questo remake di essere quanto più coinvolto dall'esperienza, che crea indubbiamente un solido legame con il giocatore. Questo aspetto passa anche per l'adozione di un approccio maggiormente votato all'azione rispetto, invece, a quello da RPG a turni del classico originale, come ci ha spiegato il co-game director Naoki Hamaguchi durante la nostra intervista, in quanto una componente action offre «una maggiore immersione e un maggior coinvolgimento nell'esperienza di gioco», soprattutto negli scontri con i nemici. «Quando incontri un nemico, questo appare nella stessa area che stai esplorando, un aspetto volto a non spezzare la continuità dell'azione, dell'immersione, come invece spesso accade nei giochi a turni più classici, in cui vi è una transizione e il giocatore viene catapultato in una sequenza differente», ci ha raccontato Hamaguchi.

In effetti, questo elemento diventa subito evidente non appena abbiamo affrontato il primo combattimento contro un gigantesco mecha all'interno del reattore Mako 7 in compagnia di Cloud e Barrett. Nonostante permanga comunque un aspetto più ponderato tipico dei giochi di ruolo a turni classici, con la possibilità di scegliere alcuni incantesimi e attacchi speciali da lanciare nel vivo della battaglia, la scelta di adottare un approccio più action permette al combattimento di diventare un flusso continuo più concitato, e senza dubbio molto più coinvolgente rispetto allo schema di un tempo. Questo approccio era già stato largamente utilizzato in Final Fantasy XV, lasciando sensazioni un po' miste nel pubblico di giocatori, che talvolta prediligono uno stile di gioco più classico. Tuttavia, per quei giocatori che continuano ad amare gli aspetti da RPG turn-based, Hamaguchi ha promesso che persiste comunque il Materia System - per i meno informati, si tratta del sistema che consente a un personaggio di lanciare incantesimi, evocare e utilizzare nuove abilità di comando, aumentare le statistiche e fornire abilità di supporto. Nonostante questa virata più improntata all'azione, è comunque intenzione del team preservare l'essenza RPG originale di Final Fantasy, bilanciando il più possibile l'esperienza in modo che possa essere apprezzata da un pubblico sia vecchio sia nuovo.

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Da questo punto di vista, le promesse vengono mantenute. Il combattimento non diventa mai noioso e fare a pezzi le infinite ondate di nemici con la gigantesca Buster Sword di Cloud ed eseguire mosse di kung fu con Tifa regala sempre grande soddisfazione. Un aspetto che, per ovvie ragioni, non era presente nel gioco originale era l'incisività del peso della Buster Sword di Cloud all'interno dell'azione, che qui è stato magistralmente implementato e che regala una sensazione decisamente più realistica rispetto al 1997. Come nel gioco originale, ogni personaggio del party deve accumulare punti ATB per usare le abilità, che a loro volta attivano un menu al rallentatore. Rallentare la velocità per scegliere un'azione specifica è fenomenale nel mezzo della battaglia, garantendo un'azione sempre più concitata e fino all'ultimo respiro. È una sorta di ibrido tra il gioco originale, Final Fantasy XII e Crisis Core, che altro non è che un'evoluzione di sistemi già collaudati, ma che combinati insieme regalano grandi soddisfazioni.

A rendere tutto ancora più prezioso è, indubbiamente, la colonna sonora di Nobuo Uematsu, richiamato alle armi a sua volta non appena Square Enix ha pensato di realizzare questo remake. Nonostante la composizione dei brani sia la stessa, ciò che cambia di queste musiche è il loro arrangiamento, ora orchestrale e decisamente più potente rispetto al materiale originale - sebbene quest'ultimo fosse già eccellente all'epoca. Abbiamo fatto menzione del sistema sonoro dinamico in precedenza, un altro aspetto che punta a creare ancora una profonda immersione del giocatore all'interno dell'ambiente di gioco. In pratica, si tratta di un'esperienza musicale completamente nuova, il cui ritmo cambia quando, ad esempio, i giocatori entrano in battaglia, senza che questa venga spezzata da una sequenza di combattimento separata come avveniva in passato. Final Fantasy VII: Remake è un vero e proprio flusso dinamico, non solo da un punto di vista visivo e narrativo, ma anche del suono, rendendo l'esperienza quanto più compatta e avvolgente per i giocatori.

Cosa dire della nostra esperienza con Final Fantasy VII: Remake? Siamo rimasti letteralmente folgorati ben due decenni fa dal gioco originale e ora siamo pronti a farci trascinare di nuovo nell'oscuro mondo steampunk di Midgar grazie a questo prezioso remake. Dalle nostre tre ore in compagnia del gioco ne siamo usciti appagati e divertiti, esattamente come accaduto all'epoca dell'originale, nonostante questa volta con sensazioni completamente nuove. L'unico aspetto che un po' ci spaventa è la scelta di Square Enix di suddividere in episodi l'esperienza, un formato che rischia di spezzare quel ritmo e quel senso di immersività di cui questo remake si fa portavoce. Tuttavia, comprendiamo anche che le ragioni dietro questa suddivisione sia dovuta principalmente al massiccio sforzo produttivo che caratterizza questa creazione. Perché il lavoro magistrale è evidente sin nei più piccoli dettagli, e siamo ben disposti ad accettare questo compromesso se il risultato è quello strabiliante che sembra accompagnare questa rivisitazione di un grande classico. Ora non ci resta che attendere il prossimo 10 aprile per capire se Final Fantasy VII: Remake sarà davvero in grado di mantenere le sue ambiziose promesse. Ma noi siamo fiduciosi.

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