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Gamereactor Preview Gears of War 3
Preview

Gears of War 3

Con la campagna di Gears of War 3 aggiungiamo l'ultimo tassello del puzzle, che ci conferma il grande ritorno di una delle serie più acclamate di sempre.
Lorenzo Mosna Aggiornato 12 Agosto 2011

Quando si ha la possibilità di assistere alla presentazione di un gioco del calibro di Gears of War, si entra con la consapevolezza di stare per assistere a qualcosa di importante. Il team guidato da Cliff Bleszisnki è ormai una garanzia, e l'attesa nei confronti di questo titolo non desta particolari preoccupazioni.

La presentazione italiana del gioco, però, ha coinciso con l'inaugurazione della nuova sede di Microsoft, nel cuore del Parco Agricolo Sud di Milano. L'azienda americana da queste parti ha fatto le cose in grande, costruendo nella sua immensa nuova sede una sala presentazione all'avanguardia, che ci ha concesso di vedere il gioco in una maniera "epica" persino per Epic Games.

Il logo del gioco è così apparso su di un videowall di sette metri per quattro, sul quale ci siamo gustati i primi capitoli di un successo già annunciato, mentre scalpitavamo all'idea di poterci giocare per l'intero pomeriggio.

Sono trascorsi diciotto mesi dalla feroce battaglia che chiudeva Gears of War 2. Le Locuste sono state fermate e le forze della coalizione hanno raggiunto un'isola, iniziando a disperdersi. Ed è così che, a tre anni di distanza dal secondo capitolo di questa trilogia, il nostro gruppo è di nuovo coeso per affrontare i pericoli di un pianeta invaso da forze aliene in stasi, ma ancora assetate di sangue.

Marcus, come sempre, è il nostro uomo: prima di entrare nel vivo dell'azione assistiamo infatti a un lungo sogno del protagonista in cui ci viene mostrata la morte di Adam Fenix. Marcus si sveglia di soprassalto, ricevendo poco dopo una notizia inaspettata: suo padre Adam è ancora vivo e va trovato.

La campagna giocatore singolo di Gears of War 3 inizia così, con il nostro gruppo appena sbarcato da Raven's Nest e intento a esplorare un'isola ancora invasa dalle Locuste, in cui soltanto alcuni avamposti restano nelle mani dei civili. E questi, come di consueto, non vogliono avere nulla a che fare con i COGs. I civili sembrano più organizzati che nei precedenti capitoli della saga: l'umanità si è divisa in tribù, con vere e proprie città fortificate e una scarsissima propensione ad accogliere nuova gente.

Come da tradizione il gioco è diviso in cinque atti, ciascuno di essi costituito da sei capitoli. Gli sviluppatori garantiscono una durata di circa tre ore e mezza per atto, per un totale di oltre 17 ore di gioco.

Interessante la scelta di incentrare ogni capitolo su di un personaggio, una caratteristica presumibilmente introdotta per coadiuvare la possibilità di giocare l'intera campagna in modalità cooperativa fino a quattro giocatori. Benché nella versione mostrataci non ci sia stata data la possibilità di andare oltre al primo atto, ci è stato confermato che in modalità giocatore singolo oltre a Marcus e Dom potremo controllare anche gli altri personaggi, tra cui Braid e Cole.

La componente biografica dei personaggi principali del gioco assume un ruolo cruciale: già nel primo capitolo possiamo assistere ad alcuni momenti introspettivi per Cole, che si ritrova faccia a faccia con un cartonato in scala 1:1 di sé stesso, intento a promuovere un videogioco di football. Metareferenzialità, direbbero gli studiosi di semiotica videoludica (se esistessero). O, se preferite, rottura della quarta parete: a calci, in questo caso.

Il primo atto include altresì la presenza di Anya Stroud. I produttori ci assicurano che la presenza femminile avrà un ruolo di prim'ordine in questo terzo capitolo della saga, sebbene nel tempo concessoci non ci siano state particolari occasioni per verificarlo.

Infine, come ultimo aspetto interessante relativo alla narrativa, si segnala una certa discontinuità tra trama e intreccio: ovvero, la storia non procede in maniera lineare ma procede con continui salti in avanti e indietro. Il secondo capitolo, ad esempio, è collocato un'ora indietro rispetto al primo. Una scelta che, in qualche modo, sottolinea le crescenti capacità degli sceneggiatori attivi su videogiochi un tempo semplicemente definiti "sparatutto".

Osservando il gameplay, notiamo subito un'importante differenza rispetto al passato. Questa volta i checkpoint sono indicati da una stella sulla mappa. Si ha la sensazione, infatti, che i luoghi aperti siano più ampi di quanto visto in passato e che vi sia una maggiore possibilità esplorativa. Già nei primi minuti di gioco abbiamo potuto ammirare lo straordinario lavoro di design degli ambienti, con architetture che mescolano lo stile neoclassico a quello orientale, fornendo un senso di stranezza davvero appagante.

L'attenzione maniacale per i dettagli si nota anche durante gli scontri a fuoco, nei quali si è fatto un sapiente uso della messa a fuoco. Quando si imbracciano armi che spostano il punto di vista in prima persona, ad esempio, il mirino si sfoca, mettendo in risalto tutto quello che si trova nella profondità di campo. Un effetto cinematografico, ma anche utile per evidenziare i nemici.

Durante il nostro test abbiamo avuto modo di apprezzare anche l'ottima campagna cooperativa, esattamente identica alla versione single player ma certamente più appagante se giocata al massimo della difficoltà. L'intelligenza artificiale, infatti, sembra ancora non avvicinarsi lontanamente al cervello umano anche se in Gears of War 3 si è notata una minore tendenza dei propri alleati controllati dal computer a compiere frequenti suicidi di massa.

Anche in multiplayer sarà necessario rianimare i propri compagni caduti, che questa volta possono trascinarsi verso un compagno. Ovvero, anche dopo essere stati abbattuti si ha la possibilità di muoversi, consentendo così al giocatore morente di raggiungere un buon punto di copertura, dove qualche compagno possa assisterlo in totale sicurezza.

Già dalle prime battute appare chiaro la cura investita dagli sviluppatori nella campagna di Gears of War 3, e lo straordinario divertimento provato durante la sessione in cooperativa lascia intendere che sarà questo il modo giusto per gustarsi la storia.

Anche quest'anno avremo a che fare con nemici di dimensioni gargantuesche, presenti sin nei primissimi minuti di gioco. Un aspetto che, in qualche modo, abbatte il senso di paura crescente dei primi due giochi ma che, al contempo, conferma lo stato di maturità raggiunto da questa saga.

Gears of War 3 si prepara alla sua uscita prevista per il prossimo mese, e dopo le conferme della modalità multiplayer siamo lieti di poter annunciare che anche in single player c'è molta forma e molta sostanza. Prepariamo i nostri Lancer, ne avremo bisogno.

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