1. Super Famicom vs SNES USA

La grande balena bianca (e viola) del design. Dalla semplicità delle curve a una mattonella grigia. Il motivo per cui la versione usa del Super Nintendo sia stata modificata nel telaio e nei quattro colori del logo (che richiamavano il controller del sistema) per virare verso i toni grigi e lavanda, resta un mistero. L'Europa ricevette una versione modellata sull'originale giapponese, ma negli Usa circolano ancora quelle versioni squadrate e orribili.
2. Mega Drive e Mega CD

In combinazione con il vecchio e ingombrante Mega CD, la console ricordava un blocco di cemento o, al massimo, un vecchio stereo Hi-Fi anni Novanta.
Entrambi i modelli vennero ridisegnati: venne eliminato il controllo del volume delle cuffie e l'interruttore dell'alimentazione si spostò sul case, accompagnato dal pulsante di reset della stessa forma e dimensione al di sotto dell'alloggiamento per la cartuccia. Il Mega CD divenne più elegante, più simile a un walkman (di dimensione gigante) e si sistemava a fianco della console, grazie a un adattatore.
Il nuovo look, però, non poteva coprire la scarsa offerta di giochi Mega CD, dato che l'industria si stava spostando verso il DVD come supporto ottico. E il fatto che il Mega CD riproducesse anche i CD audio, non era un grosso selling point.
3. Sega Multi-Mega

Non potevamo parlare della storia di Sega senza questa curiosità: un aggeggio che combinava Mega Drive e Mega CD e che poteva funzionare come un lettore CD portatile... e che consumava più batterie delle pallottole che consuma un giocatore di Call of Duty.
4. Il controller Mega Drive: da tre a sei

Non sono solo le console: i cambiamenti nel settore toccarono anche i controlli. Ma solo un restyling avvenne a causa di un unico gioco: Street Fighter II.
Negli anni '90 il picchiaduro di Capcom dominava la guerra tra Sega e Nintendo. Il SNES era già su misura per il gioco, dato il suo controller a sei pulsanti - quattro in più del NES, e il doppio della quantità del Mega Drive. Quando Sega ottenne la propria versione della serie, rilasciò una versione a sei tasti del suo controller - tutti mappati sulla pulsantiera principale.
Questa idea costituì la base del joypad di Sega Saturn (spesso riconosciuto come il miglior pad mai creato), e mentre la PlayStation di Sony avrebbe esteso il numero di pulsanti a otto in breve tempo, Street Fighter II sarà ricordato come "il gioco che ci ha portato i sei pulsanti".
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5. PlayStation e PSOne.

Una riprogettazione ha diversi scopi. Principalmente, permette di iniettare nuova vita in una console, rinnovando l'interesse nella macchina. Come Apple ha dimostrato con tanta eloquenza, abbinare rapidi progressi tecnologici con rapidi capovolgimenti di progettazione permette di creare un modello di vendita sano in pochi anni.
Ma è risaputo che un restyling può anche significare il cambiamento della posizione di una console. Quando Sony cambiò la sua console originale, dopo aver ottenuto un enorme successo, il risultato fu un prodotto che sembrava più un giocattolo della Fisher Price che una console per giocatori incalliti.
Inoltre, la sua uscita fu accompagnata da una pletora di giochi per bambini, che sembravano indicare il tentativo di Sony di riappropriarsi in maniera maldestra del mercato dei più piccoli, che aveva segnato l'industria per anni.
6. Il controller DualShock

La revisione del controller PlayStation - un classico - fu in qualche modo la risposta diretta al controller di Nintendo N64, che introdusse con un anno di anticipo sulla concorrenza il primo stick analogico.
Gli stick analogici sono uno standard nei controller contemporanei, in quanto consentono un movimento più preciso dei personaggi negli ambienti 3D.
Il DualShock era in realtà la seconda incarnazione dello stick a doppio analogico (il duplice approccio di Sony divenne a sua volta uno standard, nonostante Dreamcast includesse un solo analogico), ma fu il primo a introdurre la vibrazione di serie. Sia N64 che Dreamcast offrivano degli strumenti da collegare al controller per generare le vibrazioni - ma la vibrazione "di serie" diventò l'ennesimo standard.
Così, mentre Nintendo creava, Sony rifiniva: doppio stick, vibrazione inclusa.
7. Game Boy

Prima di Apple, Nintendo era il camaleonte del settore, il campione del ricondizionamento e della rivendita - con riusultati fantastici, dato che il marchio Game Boy durò per ben sedici anni e con sei iterazioni della macchina.
Nel 1996 - sette anni dopo l'originale a "mattone" - Nintendo creò il Game Boy Pocket. Nel 1998 aggiunse i colori allo schermo. Presto, fece passi da gigante con il Game Boy Advance nel 2001, aggiungendo i controlli ai lati dello schermo per la prima volta.
Quest'ultima console ottenne ben due restyling: la versione SP, con chiusura "a scatoletta" e la retroilluminazione. Infine, la versione Micro che aveva le dimensioni di una carta di credito.
Quest'ultimo, nonostante il suo fantastico design che ricordava una versione Advance con la finitura cromata del Pocket, non andò tanto bene, in quanto Nintendo iniziò a puntare sul suo DS, trasformandolo nella console di punta dell'azienda.
Tuttavia, vale la pena notare che i porting da SNES erano diffusi sulla console portatile - il che significa che in poco più di un decennio un gioco che richiedeva un televisore, cavi, controller e cartucce poteva essere riprodotto su di un apparecchio non più grande della palmo della mano.