Uno dei leitmotiv che ha caratterizzato l'edizione 2013 di questo E3 è stato senza dubbio il tema del social. Social, social, e ancora social. Questa parola è riecheggiata senza sosta all'interno dell'immenso Centro Congressi di Los Angeles con la stessa facilità con cui si stappano bottiglie di champagne, quelle che probabilmente i grandi colossi dell'industria videoludica presenti all'evento hanno aperto per festeggiare - chi più, chi meno - i propri successi alla fiera di quest'anno.
Tanti i titoli di prossima uscita che si fanno portavoce di questa nuova concezione di gaming: come raccontato dai nostri inviati a L.A., che hanno testato per noi titoli come The Crew e Driveclub (e non sembra poi così casuale che si sia partiti proprio da titoli racing), ciò che contraddistingue la nuova generazione di videogiochi in uscita sulle console next-gen è proprio questa persistente insistenza sulla componente sociale. Sempre connessi, in una fitta rete di contatti costituita da amici, semplici conoscenti, o completi estranei: il mantra è quello di condividere, socializzare, cooperare.
Giocare in solitaria? Roba da vecchi barbosi e antichi! Oggi, per stare al passo con i tempi, occorre condividere tutto: dalle foto delle proprie sessioni di gioco - come il nuovo aggiornamento per console 3DS, che permette di postare su Twitter, Facebook e Tumblr tutti i nostri screenshoot - ai nostri disegni (come sul Miiverse di Nintendo Wii U); dai nostri rispettivi punteggi, sommati e condivisi insieme agli altri membri del nostro club, per "fare cassa" e sfidare altre squadre nel mondo (come nel caso di Driveclub), fino a chiedere aiuto alla community (ovviamente connessissima e iper-presente), sia nel caso in cui rimanessimo bloccati in quel maledetto punto del gioco che - sì, ci abbiamo provato, riprovato fino a consumarci le dita - non riusciamo proprio a superare (il beneamato concetto di gameplay asimmetrico... lo approfondiremo, prima o poi). Loro ci saranno sempre, ci sarà sempre qualcuno connesso che risponderà istantaneamente alle nostre domande, che condividerà con noi una sfida all'ultimo sangue su un circuito per ammazzare il tempo nelle calde giornate d'estate, che ci farà i complimenti per i nostri progressi ad Animal Crossing: New Leaf, e tanto altro ancora.
Di fronte a tanta magnificenza, non possiamo fare altro che strabuzzare gli occhi e far cadere le nostre mascelle. Incantevole, senza dubbio. Innovativo... beh, forse quello un po' meno. Già. Per quanto le nostre aziende del settore preferite ci abbiano incantato con nuove possibilità e nuove funzionalità a nostra disposizione sulle console di nuova generazione per quel che concerne il mondo social, ci hanno (ri) venduto, in realtà, un aspetto che è tutt'altro che inedito nel mondo dei videogiochi, ma che da sempre rappresenta una delle sue caratteristiche: la componente sociale e aggregativa, appunto. Per quanto fin dai suoi albori il mondo videoludico sia stato accusato di "isolare" e "ostracizzare" gli individui, chiudendoli in una sorta di autismo con il resto del mondo, gli stessi detrattori hanno forse dimenticato la collocazione dei primi cabinati videoludici: i bar.
Come era successo con i flipper sul finire degli anni Quaranta, così i primi videogiochi - delle enormi scatolone colorate - avevano fatto il loro ingresso proprio in quei primitivi "social network", diventando il polo attrattivo per tanti ragazzi affascinati da questa nuova forma d'intrattenimento. All'epoca il concetto di internet, quello che conosciamo noi oggi, non era neanche immaginato. Figuriamoci Facebook, Twitter e Tumblr. Ricordo quelle estati al mare da bambina, quando - al riparo dal caldo sole delle due, in un baretto sulla spiaggia - osservavo i ragazzi più grandi darsi il cambio di fronte a quegli enormi aggeggi luminosi, per raggiungere (insieme) il record del gioco. Poi sono cresciuta, e i miei compagni di scuola hanno iniziato a farsi regalare a Natale e ai compleanni i primi Nintendo NES: ricordo ancora lo squadrone messo su per finire (ancora una volta, insieme!) tutto "Super Mario Bros." alla festa di compleanno di un mio amico. Potrei andare avanti con un pedissequo ordine cronologico con tutte le console successive (e titoli videoludici annessi) che potrebbero ulteriormente ribadire questo concetto, ma ve lo risparmio.

Da qui la mia riflessione: siamo davvero di fronte ad una svolta epocale nel mondo videoludico? La tanto conclamata "socialità" delle console di nuova generazione rappresenta davvero la nuova frontiera che caratterizzerà il panorama dei videogiochi d'ora in avanti? Stando a quanto analizzato qui sopra, la risposta non potrebbe che essere negativa. Ma per una semplice ragione: i videogiochi sono nati social.
Già immagino obiezioni, sullo stile di Phoenix Wright, alla mia posizione. Le attendo. Parliamone insieme, condividiamo, cooperiamo. Non a caso, altro aspetto sottovalutato, anche noi, per natura, siamo sociali. Animali sociali, come diceva Aristotele. Da sempre.
