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Lightning Returns: Final Fantasy XIII

In occasione del nuovo capitolo della saga di Square Enix, sperimentiamo una nuova formula di analisi: l'approccio neofita e l'approccio esperto.
GR Staff Editorial Team Aggiornato 29 Ottobre 2013

E' interessante che Square Enix abbia tenuto conto delle critiche dei suoi predecessori e le abbia usate per migliorare Lightning Returns: Final Fantasy XIII.

In occasione dell'anteprima di Lightning Returns: Final Fantasy XIII, GameReactor si cimenta in una "doppietta" di impressioni sul nuovo capitolo della famosa saga di Square Enix. Da una parte, le prime sensazioni di una (quasi) neofita di Final Fantasy (pochi titoli giocati all'attivo); dall'altra il parere più esperto del nostro collega norvegese Jonas Mäki, che sicuramente intercetterà maggiormente lo zoccolo duro dei giocatori del franchise. Nota importante: le due sessioni hands-on sono state effettuate su due momenti del gioco diversi.

Approccio esperto: a cura di Jonas Mäki

Dopo che ho avuto modo di giocare a Lightning Returns: Final Fantasy XIII settimana scorsa, sono rimasto sorpreso e sopraffatto, e non so davvero da dove cominciare per descrivere le mie impressioni sul gioco. Posso essere onesto e ammettere che non sono mai stato un fan di Final Fantasy XIII. Troppo lineare, non aveva un livello di difficoltà tale da farsi coinvolgere dalla storia e non mi sono mai sentito particolarmente legato alla protagonista, Lightning.

Mi piaceva, ma non era il Final Fantasy XIII che avevo sperato. Con Final Fantasy X-2 sono cambiate alcune impostazioni, anche in vista del fatto che Square Enix aveva chiaramente dato ascolto alle critiche e con Lightning Returns: Final Fantasy XIII sembra proprio che la trilogia possa vantare una degna conclusione. Importante da segnalare è che ho provato solo un'ora delle circa 50 ore di gioco che hanno prospettato gli sviluppatori, quindi si può tranquillamente dire che appena scalfito la superficie.

La prima cosa che mi colpisce è che per questa volta mi trovo ad essere tutto solo. Il titolo, infatti, è noto nell'utilizzare gruppi significativi di personaggi nel mondo di Final Fantasy, ma sarà Lightining da sola a salvare noi tutti e il mondo. Per creare varietà e rendere Lightining una guerriera sempre più potente, è ora possibile scegliere tra tre diversi allestimenti nei combattimenti. Gli abiti che precedentemente poteva scegliere hanno quindi acquisito maggiore importanza in Lightning Returns: Final Fantasy XIII.

In lei è come se ci fossero tre personaggi in uno grazie ai suoi abiti. Il sistema non si basa su alcun tipo di realismo o di logica, ma si rivela presto un modo abbastanza divertente da giocare. Ricorda il più classico dei Final Fantasy.

I combattimenti in Lightning Returns: Final Fantasy XIII sono molto diversi rispetto ai giochi precedenti, ma si adatta bene comunque al franchise.

Questo è in parte grazie agli strumenti che sono tutt'altro che vecchi: magia nera, lance, e così via. Per chi ama il sottovalutato Final Fantasy V, a mio avviso il migliore della serie, risulta dunque un piacere il ritorno di un vecchio sistema come questo.

Mi piace la libertà. Dove in Final Fantasy XIII non erano permesse molte deviazioni, qui ci troviamo di fronte ad un mondo apparentemente aperto. Ci sono restrizioni su dove posso andare, ma all'apparenza risulta un gioco di ruolo nuovo. Nella demo che ho giocato, mi è stato affidato il compito di prendermi cura di un chocobo. Ancora una volta ho notato quanto fosse giapponese Lightning Returns: Final Fantasy XIII - in senso buono - quando mi è stato detto quanto improbabile fosse questo sacro chocobo, dal momento che obbedisce solo ad una persona e che è il solo a conoscere la strada per un luogo segreto.

La grafica di Lightning Returns: Final Fantasy XIII è la migliore della serie finora. La protagonista è ovviamente Lightning: lei trova l'animale ferito, e deve prendersi cura di lui come un Tamagotchi (per quelli di voi che ricordano di cosa sto parlando). Corro in giro, prendo del latte di capra e parlo con le persone nella speranza di ottenere qualcosa di utile. Ho fatto alcune missioni secondarie, e scopro che sono molto divertenti, nonostante il fatto che io in realtà stia facendo da baby-sitter ad un uccello bianco, mentre sto indossando un abito che potrebbe essere una creazione di Jean Paul Gaultier.

Nonostante tutte queste stranezze, mi interessa quello che succede, voglio saperne di più e non ho la minima voglia di mettere giù il controller quando la nostra sessione di prova termina. Lightning Returns: Final Fantasy XIII risulta molto moderno, ma ha ancora molto del carattere di Final Fantasy. Ma non è proprio tutto rosa e fiori, il fattore storia del gioco mi mette a disagio. L'avventura si svolge 500 anni dopo Final Fantasy XIII-2, ha un approccio (ancora) più fantasy, ma abbiamo solo 13 giorni a disposizione prima della fine del mondo.

Tuttavia ci sembra strana la decisione di togliere ai giocatori di ruolo tutto il tempo per godersi la fase esplorativa, tipica del genere RPG. Abbiamo un timer che ci ricorda il tempo a nostra disposizione, e tutto quello che facciamo richiede del tempo e si finisce, così, per saltare alcune quest per non perdere troppo tempo. E se il tempo prende effettivamente il sopravvento, allora la nostra partita volge al termine. Quando gioco di ruolo, non voglio badare al tempo. Voglio andare in giro, toccare tutto, provare a missioni secondarie e così via. Square Enix crede che in questo modo dia nuova luce al titolo e mantenerlo "fresco" ancora una volta, ma non credo che sia un'idea particolarmente buona. Detto questo, rinvio il giudizio nel momento in cui proverò il gioco nella sua interezza.

La pressione derivante dal tempo che scorre non porta solo a degli inconvenienti, rende sicuramente il mondo più vivo. Per la prima volta in un Final Fantasy si va online, abbiamo un mondo reale che vive con e senza il personaggio principale. La gente va a casa di notte, cucinano e hanno le loro cose da affrontare. Non vivono e agiscono solo per il mio bene. Analogamente, la sera. E la notte. E la mattina e così via. Questo è tutt'altro che rivoluzionario, ma collocato in questo contesto, Final Fantasy risulta grandioso e porta una ventata di novità.

Approccio (quasi) neofita: a cura di Fabrizia Malgieri

Sarebbe disonesto iniziare questo hands-on e non fare una precisazione importante: chi scrive non ha mai avuto particolare predisposizione nei confronti degli RPG, di cui Final Fantasy è senza dubbio una pietra miliare. Sarebbe tuttavia ingiusto non riconoscere il contributo che la stessa serie, nel corso degli anni, è riuscita ad offrire al genere nei suoi tanti anni di storia. Era forse dai tempi dei Final Fantasy di fine anni '90, quelli che giravano ancora sulla mia vecchia PlayStation (a partire da Final Fantasy VII, forse quello che ho maggiormente apprezzato tra tutti) e dai tempi di quel paio di titoli che ho intercettato e provato negli anni Duemila, che non riprendevo in mano un pad e mi cimentavo a riscoprirlo. Ho lasciato a casa il mio bagaglio di "pregiudizi" (se è giusto definirli tali) e ho voluto guardare in profondità a questo titolo, come se guardassi a qualcosa di completamente nuovo.

Nella breve sessione hands-on a cui ho partecipato - poche postazioni, tanti giornalisti e tempo ridotto ai minimi termini - un po' diversa da quella analizzata dal mio collega Jonas, ho cercato di tirar fuori il meglio da questo Lightning Returns: Final Fantasy XIII. Poco prima di sederci davanti ai nostri schermi, siamo stati introdotti un po' alla trama sottesa al gioco: risvegliata dal dio Bhunivelze 500 anni dopo gli avvenimenti di Final Fantasy XIII, Lightning, qui in veste di "salvatrice di anime", ha tredici giorni di tempo per mettere in salvo il mondo prima che questo finisca, e combattere il Caos che sta devastando il pianeta. Vista come la "liberatrice", Lightning ha dunque l'arduo compito di mettere in salvo l'umanità in un arcipelago di isole chiamate Nova Chrysalia, trovandosi anche a compiere difficili scelte su chi sacrificare e lasciare tra le mani della morte.

Uno degli aspetti che immediatamente attira la mia attenzione è questa componente "quasi-action" che caratterizza il titolo. Lontano dalle atmosfere più meditabonde e introspettive tipiche del genere RPG, Lightning Returns: Final Fantasy XIII prova a dare una ventata di novità alla serie, inserendo il tempo come elemento cardine che scandisce le nostre azioni. Un conto alla rovescia, posizionato in alto a destra dello schermo, ci ricorda costantemente quanto tempo abbiamo a disposizione per portare a termine la nostra missione. Niente perdite di tempo, quests secondarie solo se necessarie: questo aspetto, che probabilmente farà storcere il naso ai giocatori RPG più incalliti, è uno stimolo ulteriore per riscoprire la serie.

Ma questo è solo uno dei nuovi aspetti a incuriosirci di questo Lightning Returns: Final Fantasy XIII. Nella nostra sessione, abbiamo infatti potuto prendere dimestichezza con la parte relativa al combattimento in una lunga, ma utile fase tutorial. Qui, infatti, apprendiamo che nel corso del combattimento è possibile cambiare i nostri assetti e le relative combinazioni di abilità. Gli assetti a nostra disposizione sono due ("The Saviour" e "Dark Muse"), ciascuno dipendente dal tipo di arma che utilizziamo, e ad ognuno è assegnato un colore: rosso per The Saviour e giallo per Dark Muse. Sarà tuttavia possibile sbloccare un nuovo assetto nel corso del tutorial. contraddistinto dal colore blu.

Nel corso delle nostre battaglie, ciascuna abilità consuma punti, che possono rigenerarsi "switchando" tra i vari assetti: infatti, quando non vengono utilizzate, le abilità non usate si rigenerano. Rispetto al passato (e a conferma di questa vena maggiormente "action" sottesa al titolo), in Lightning Returns: Final Fantasy XIII è possibile assegnare a ciascun tasto del pad un particolare attacco o magia, snellendo in questo modo il sistema di gameplay. Per mappare i nostri attacchi, basta accedere al menu con il tasto "Y" (su Xbox 360) e assegnare ad ogni attacco un pulsante. Detto, fatto!

Per quanto riguarda, invece, la fase di combattimento vero e proprio, quando si attacca un nemico in modo preventivo, si ottengono dei punti bonus oltre ad attivarsi il bonus guardia. E' possibile "lockare" il nemico e girarci intorno con la telecamera - accessibile grazie allo stick destro del pad - per scoprire i suoi punti deboli. Quando si colpisce il nemico una volta "lockato", è possibile stordirlo e i nostri colpi avranno un maggiore effetto sulla sua energia.

Un aspetto importante è che è possibile rigiocare i boss già sconfitti, permettendoci di migliorare il nostro punteggio e le nostre prestazioni. Per poter combattere nuovamente contro i nostri nemici, è possibile accedere alla cosiddetta "Arca", un vero e proprio hub in cui, tuttavia, il tempo non scorre. E' possibile tornare nell'Arca tutti i giorni alle 6 (ora del gioco, ovviamente).

In merito agli spostamenti, per evitare di consumare più tempo, è possibile servirsi dei treni per ridurre le distanze, anche se questo influenzerà comunque lo scorrere temporale. Durante il nostro percorso, è possibile incontrare i negozianti, da cui è possibile acquistare le pozioni, anche queste accessibili direttamente dal pad grazie al pulsante "start". Come ogni RPG che si rispetti, non possono ovviamente mancare le quests secondarie, la cui partecipazione porta comunque via del tempo prezioso, dunque vale la pena prendere in considerazione l'eventuale livello di difficoltà prima di prendervi parte: ogni quests è infatti caratterizzata da un certo livello di difficoltà, espresso in stelline da 1 a 3, ed è dunque necessario capire se parteciparvi non porti via del tempo alla vostra missione principale.

Rispetto al passato, Lightning Returns: Final Fantasy XIII rappresenta per me un nuovo stimolo per tornare a interessarmi alla saga. Seppure, come si diceva in apertura, la mia conoscenza sulla serie si limita ad una manciata di titoli, la "ristrutturazione" portata avanti da Square Enix, offrendogli un respiro più action, sembra avermi convinto più del dovuto. Unendo questa componente ad una grafica davvero sbalorditiva, il mio interesse per il franchise sembra riaccendersi piano piano.

Resta da vedere se questa "virata" action sia allo stesso modo gradita dai longevi giocatori della serie, dal momento che vengono meno alcune delle caratteristiche principali che hanno reso grande il franchise nel corso di questi anni. Spinta verso nuovi appassionati o necessità di rinnovamento? Scopriremo a breve, anche grazie ad una sessione più approfondita del gioco, se e come questa rilettura del genere riuscirà ad intercettare un nuovo pubblico, senza tuttavia perdere i fedelissimi.

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