Sono in un lussuoso albergo di Milano. Entro, in una piccola sala. Seduto in prima fila c'è Katsuhiro Harada, il creatore di Tekken. Ma c'è qualcun altro che, per almeno cinque minuti, riesce a rubargli la scena. Il suo nome è Tank Boy.
Con indosso una tutina aderente rossa, un casco da pilota e una bomba sulla testa, all'inizio pensavo fosse un cosplayer, o comunque un tizio qualunque mascherato. Invece era il produttore di Tank! Tank ! Tank!, nuovo titolo con etichetta Namco Bandai in esclusiva per Nintendo Wii U.
La presentazione del gioco sarà durata sì e no due minuti: tutto il resto erano chiacchiere, una maglietta con scritto "I love Milano" che ci ha mostrato con orgoglio e qualche condoglianza per la sconfitta dell'Italia agli Europei di calcio. "Non è sincero! In Spagna dirà il contrario" lo ha interrotto Harada, suscitando le risate di tutti i giornalisti presenti all'evento.

Eppure, nonostante la presentazione costituita da diapositive alle quali non ho prestato molta attenzione, c'era qualcosa che mi invogliava a provare il gioco. E così, alla prima occasione possibile, ho afferrato uno dei nuovi controller di Nintendo Wii U e mi sono messo a giocare a Tank! Tank! Tank!, sfidando Tank Boy in persona.
Il gioco, per stessa ammissione di Tank Boy - all'anagrafe Kunito Kumori - è un titolo molto semplice e molto casual. C'è poco altro da aggiungere: tecnicamente è uno sparatutto in terza persona, orientato al multiplayer, che si svolge in arene e che fa uso di potenziamenti raccolti sul campo. In pratica, potremmo definirlo come una via di mezzo tra World of Tanks e Mario Kart.
Ogni giocatore ha a disposizione un carro armato, e lo scopo del gioco è distruggere gli altri giocatori, cercando di morire il meno possibile. Chi termina il gioco con più uccisioni e meno morti viene dichiarato vincitore.
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Nel momento in cui si inizia il gioco, i quattro giocatori (tre in split screen verticale e uno controllabile dal tablet di Nintendo Wii U) vengono collocati in angoli opposti dell'arena. Il movimento è rapido, e ben presto ci si ritrova in una vera e propria bolgia di proiettili che schizzano da tutte le parti.
Ogni tanto piovono sul campo di battaglia alcune casse, che possono essere raccolte. I bonus che contengono sono, spesso, esilaranti. Ci siamo trovati a trasformare il nostro carro armato in una pistola ad acqua gigante, o in una sorta di "spara-fulmini" molto potente. O, ancora, il nostro cannone è diventato una mitragliatrice dalla potenza di fuoco devastante, o una sorta di lanciafiamme capace di arrostire più nemici contemporaneamente. Quando chiedo a Kumori se vi siano delle analogie con Mario Kart, non esita a rispondermi: "Sì, è come Mario Kart!". E, a mio avviso, gli sviluppatori non potevano trovare una migliore fonte di ispirazione.

Tutto qui? Beh, sì. Questo concept semplice è nato nelle sale giochi giapponesi, dove Tank! Tank! Tank! ha ottenuto un discreto successo. Incuriosisce, dunque, il suo porting in esclusiva su Nintendo Wii U. Ad essere sinceri, infatti, non si comprendono le ragioni dell'esclusività di questo porting come titolo di lancio per la nuova console Nintendo.
Le funzionalità della console, infatti, vengono sfruttate in minima parte. Uno dei giocatori utilizza il tablet come schermo personale, e a sua volta la fotocamera del controller viene sfruttata per scattare una fotografia di tutti i giocatori, in modo che le loro facce appaiano sullo schermo durante la partita e identifichino immediatamente a chi appartiene ogni carro armato.

Eppure, nonostante gli evidenti limiti e un concept davvero semplicissimo, Tank! Tank! Tank! è un gioco indubbiamente molto divertente. Trattandosi di un titolo di lancio, non è chiaro al momento se riuscirà a fare breccia nei cuori dei possessori di Nintendo Wii U, in particolare considerando che alcuni concept simili saranno presenti nei minigiochi di Nintendo Land. Se Namco riuscirà a collocarlo a un prezzo corretto - verosimilmente budget - potrà certamente diventare un titolo da tirare fuori nelle serate in compagnia. Per il momento, però, manteniamo solo un timido ottimismo.