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GOTY 2015: Miglior Rivelazione

Quali sono i cinque titoli che si sono rivelati le migliori rivelazioni di questo intenso 2015?
Redazione Aggiornato 29 Dicembre 2015

4) EVERYBODY'S GONE TO THE RAPTURE

5) SOMA

(PC, PS4 - Frictional Games) La recensione

Dopo una breve pausa, Frictional Games è ritornato ad occuparsi del genere horror, rinvigorendo quanto fatto con Amnesia: The Dark Descent proponendo un titolo interessante, in un mix perfetto che mescola tra loro un'atmosfera tesa e surreale dai contorni volutamente indefiniti. La forza di Soma risiede nel fatto di essere un gioco costruito interamente sulla tensione, sul mistero e sulla storia, e in quanto tale abbiamo apprezzato il fatto che ci abbia consentito di prenderci il nostro tempo, assaporando ogni ora o due trascorse a navigare ogni volta in questo incubo subacqueo.
In un modo che ci ha ricordato un gioco che abbiamo tanto apprezzato nel 2014 (Alien: Isolation), il nuovo titolo di Frictional Games ci ha permesso di vivere momenti di autentico terrore, in sequenze che non vedevamo l'ora che finissero, ma che alla fine abbiamo giocato con grande piacere.

C'è il bonus filosofico dato dalla narrazione che eleva questo titolo rispetto a molti suoi concorrenti, e anche se mancano alcuni accorgimenti, di volta in volta, il titolo si è rivelato un vero e proprio shock cerebrale che provoca la mente tanto quanto i sensi. Non fatevi ingannare, Soma è davvero un buon gioco horror, e se è da un po' che siete alla ricerca di esperienze al cardiopalma e che vi fanno tribolare, il gioco di Frictional Games è proprio l'esperienza più indicata.

(PS4 - Santa Monica Studio, The Chinese Room) La recensione

Una delle sorprese più inaspettate di questa estate su PlayStation 4 è stato sicuramente Everybody's Gone to the Rapture. Brevissima esperienza in prima persona, il "non-videogioco" di The Chinese Room si è rivelato un esperimento narrativo interessante, di grande impatto emotivo, che ci ha permesso di dare un'occhiata più da vicino a modi alternativi con cui il mezzo videogioco - seppur epurato dalla sua componente interattiva attiva - possa restituire comunque momenti di grande intensità. Eppure - seppur l'esperienza ludica in sé sia ridotta all'osso - Everybody's Gone to the Rapture trae la sua forza nel mescolare atmosfere che riecheggiano il meglio della produzione anni Sessanta della serie TV "The Twilight Zone", i romanzi di fantascienza della stessa decade (come The Death of Grass e A Wrinkle in the Skin di John Christopher, come dichiarato dagli stessi sviluppatori) e una protagonista che per la sua sete di conoscenza ci ha ricordato il personaggio di Ellie Arroway (Jodie Foster) in Contact di Robert Zemeckis. Il nuovo titolo dei Chinese Room ha dalla sua una narrazione incredibilmente avvincente, che trascina letteralmente il giocatore per i piedi e che a suo modo lo obbliga a saperne di più sul mondo che lo circonda, in cui - a poco a poco - il vero obiettivo non è tanto capire cosa abbia causato questa sorta di apocalisse, quanto piuttosto scavare a fondo nella storia dei vari personaggi.

Un progetto altamente filosofico, che pone il giocatore di fronte a dilemmi esistenziali, come il senso della vita stesso, che ha tuttavia molto diviso pubblico e critica proprio perché la narrazione occupa un ruolo predominante rispetto alla componente ludica vera e propria. Eppure, noi apparteniamo a quella scuola di pensiero secondo cui anche titoli di questo tipo rientrino perfettamente nella categoria videogiochi...

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3) HER STORY
(PC, iOS, Mac - Sam Barlow) - La recensione

In un settore che sempre più viene criticato per la presenza di titoli che guidano per mano il giocatore obbligandolo a percorrere una sola e unica strada (di recente, Warren Spector si è lasciato andare su dichiarazioni poco lusinghiere sull'argomento), Her Story di Sam Barlow (Silent Hill: Origins e Silent Hill: Shattered Memories) è stato uno dei titoli indie che più ci ha colpito nel corso di questo 2015 per tanti motivi. Accanto ad una trama molto accattivante, uno degli aspetti più interessanti di questa avventura crime risiede proprio nella sua struttura non lineare. Il fatto che venga lasciata piena libertà al giocatore su come condurre la propria indagine, come formulare le sue considerazioni, come arrivare alla risoluzione del caso, fa sì che ogni partita sia diversa da giocatore a giocatore.

Non esiste un unico e solo modo per arrivare alla soluzione: tutto dipende dal percorso che il giocatore decide di percorrere, dal modo in cui vuole scrivere questa storia, ed è qui che risiede la sua forza più grande. L'esperienza viene inoltre rafforzata dall'ottima performance dell'unica attrice protagonista del gioco, capace di confondere o instillare dubbi nel giocatore fino alla fine. Al contempo crea con esso un profondo legame, spingendolo a scoprire tutti i risvolti e i lati nascosti di questa intrigante storia.

2) LIFE IS STRANGE

(PC, PS4, PS3, Xbox One, Xbox 360 - Dontnod) - La recensione

È oramai evidente che Life is Strange sia un titolo che abbia particolarmente colpito la redazione di Gamereactor. Dopo diversi premi e menzioni nelle classifiche proposte finora sul nostro portale, il titolo episodico dei Dontnod si è contraddistinto nel corso di quest'ultima annata videoludica per una serie di ragioni. Storia emozionante, colonna sonora travolgente, personaggi caratterizzati da interessanti sfumature: gli ingredienti che hanno permesso all'avventura grafica, con protagoniste Max Caufield e Chloe Price, sono i più vari restituendo al giocatore un'opera che fa leva sulla sua struttura episodica in modo sublime, declinando nel modo migliore possibile i canoni che hanno permesso alle serie TV (soprattutto negli ultimi anni) di ritagliarsi un posto nel cuore di tanti spettatori, e applicandoli al videogioco. È vero, forse l'opera dei Dontnod non è perfetta: l'apparato tecnico e grafico risente di numerosi problemi e talvolta sembra di trovarsi di fronte ad un prodotto che esteticamente poteva andare bene sulla generazione precedente di console.

Eppure ciò che ha permesso a Life is Strange di distinguersi nell'ultimo anno appena trascorso è quello di puntare tutto sul coinvolgimento emotivo del giocatore, trascinarlo con sé in questo racconto teen che forse ha smosso un po' di nostalgia nei confronti di qualche amico di gioventù con cui abbiamo perso i contatti, ma al contempo travolgerlo e tramortirlo con poderosi colpi di scena e un finale (o meglio, un finale molteplice) tra i più complessi da digerire. Opera incantevole e di grande bellezza, che non poteva di certo mancare in questa classifica.

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1) ORI AND THE BLIND FOREST
(Xbox One - Moon Studios) - La recensione

Il fascino di un mondo sospeso, accompagnato da una voce narrante che ci conduce per mano in una storia che, sin da primi istanti, è capace di catalizzare la nostra attenzione, lasciandoci trasportare dalla delicatezza di ciò che racconta. Ciò che lascia a bocca aperta di Ori and the Blind Forest è la straordinaria semplicità con cui i Moon Studios hanno confezionato un racconto e un'opera che di semplice non ha davvero nulla. Riecheggiando racconti di miyazakiana memoria, amalgamando il tutto con una colonna sonora strepitosa, personaggi spettacolari e una trama toccante, Ori and the Blind Forest è quel piccolo grande capolavoro che è sopraggiunto a sorpresa su Xbox One, è passato sotto silenzio e ingiustamente poco valorizzato anche dalla stessa critica, ma che tuttavia si è rivelato molto più profondo del previsto, non solo in termini narrativi ma anche in termini di gameplay. Infatti, uno degli aspetti che maggiormente ci hanno colpito di Ori and the Blind Forest - a dispetto della sua indubbia bellezza estetica - sta proprio nei picchi di difficoltà che caratterizzano l'esperienza. Non lasciatevi ingannare dal suo aspetto tenero e fiabesco: il titolo dei Moon Studios sa essere davvero spietato in alcuni punti.

Seppur nel complesso Ori and the Blind Forest non possa essere annoverato tra i platform più difficili a cui abbiamo giocato, senza dubbio offre quel livello di sfida in più che gli permette di tenere impegnato il giocatore per molto tempo, senza tuttavia risultare frustrante. Un'esperienza eccellente sotto tutti i punti di vista, dunque, e che non poteva essere premiata come la miglior rivelazione di questi ultimi 12 mesi videoludici.

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