Come vi abbiamo raccontato, Call of Duty: WWII sarà maggiormente incentrato sulla narrazione, e i giocatori affronteranno di persona i momenti più salienti del gioco, e non attraverso l'uso di cutscene. Gli sviluppatori del gioco, Sledgehammer Games, sono interessati a raccontare qualsiasi aspetto di questa atroce guerra che, come sapete, ha portato alla morte 10 milioni di persone. È per questo motivo che lo studio racconterà anche il tragico capitolo della Shoah, a differenza del primo gioco della franchise ambientato durante la Seconda Guerra Mondiale. A raccontarlo nei dettagli è stato il senior creative director di Sledgehammer Games, Bret Robbins:
"Sono accadute cose davvero oscure nel corso di questo conflitto ed è sbagliato ignorarle. Mostriamo le atrocità nella loro interezza. È una parte disgraziata della storia... ma non puoi raccontare una storia autentica e veritiera senza parlarne. E così lo abbiamo fatto", ha spiegato Robbins. "Sfortunatamente, c'era tanto antisemitismo. C'era razzismo. È davvero una parte fondamentale della nostra storia, il fatto che tutto questo sia esistito, sia reale, e i nostri personaggi ne fanno i conti".
Parlare dei campi di concentramento è inevitabile quando si evoca la Seconda Guerra Mondiale. Ma l'oggetto in questione era particolarmente sensibile e doloroso, e gli sviluppatori precedenti avevano senza dubbio avuto paura di trattarlo in modo inadeguato. Tuttavia, Bret Robbins è convinto che i giocatori siano pronti:
"Non abbiamo voglia di allontanarci dalla storia, volevamo essere molto rispettosi, è solo una maturità, credo. Le persone sono pronte a questo, lo vogliono, penso che i videogiochi si stiano evolvendo", ha detto Robbins. "15 anni fa, non c'era l'aspettativa di poter raccontare una storia matura".
Secondo voi questo argomento avrebbe potuto essere affrontato in precedenza nella saga, oppure siete d'accordo con Bret Robbins che i giocatori avrebbero potuto non essere stati abbastanza maturi all'epoca?