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Peter Moore di EA si esprime sull'eSport, sul matchmaking e sulla passione

Presentazione ed intervista sul gaming competitivo e sul come rendere i videogiocatori delle star.
David Caballero Editor-in-Chief Spain 25 Luglio 2016

Peter Moore di Electronic Arts ha parlato a Barcellona per circa un'ora, esprimendosi sul futuro dell'eSport e dell'industria videoludica, sui piani di EA e sui giochi in arrivo, arrivando a riassumere ciò che la compagnia ha mostra all'E3 con EA Play, concludendo con una sessione di domande e risposte con il pubblico. Di seguito trovate l'intera presentazione intitolata "Making Every Player a Star" fatta in occasione del Gamelab:

Dopo la presentazione abbiamo avuto un interessante ed esaustiva chiaccherata con Peter Moore, iniziata con l'ovvio quesito: in che modo pensi di rendere ogni giocatore una star?

"Stavo per dire che è una cosa semplice, ma in realtà non lo è affatto. Si deve iniziare dal principio", realizza Moore. "Si inizia dando ad ogni giocatore - indipendentemente dalla sua abilità - un ambiente di gioco divertente, un'ambiente sicuro. Il matchmaking è molto importante in questo senso, in quanto non deve essere la causa di un rapido demotivamento, che porti a perdere la voglia di giocare. Bisogna offrire degli ambienti di gioco, che siano online o nel dormitorio di una scuola, dove si possa avere l'opportunità di giocare a qualunque livello ci si senta a proprio agio. Infine, quando pensiamo al gaming competitivo immaginiamo questi eventi posti in arene enormi e sfarzose, come quelle che noi vediamo e voi tutti vedete su Twitch, le quali devono essere d'ispirazione: vogliamo che nei vostri sogni vi diciate 'voglio essere lì, voglio far parte di un team competitivo, voglio giocare a League of Legends, a Dota 2, a CS:GO o, ci auguriamo, a FIFA, Madden o Battlefield'. Niente di diverso da quanto accade con i veri sport."

Moore descrive i piani di EA e l'attuale infrastruttura di gioco, sottolineando quanto sia importante "che i giochi abbiano dei meccanismi anti-cheating", arrivando poi a definire i principali servizi che il matchmaking deve offrire:

"Bisogna essere certi che i giochi siano sempre divertenti e che le persone siano invogliate a proseguire la loro esperienza con essi. Se sei molto più bravo di me a FIFA, è assai probabile che mi batterai ogni volta, e a quel punto io smetterò di giocare. Tuttavia se riuscissi a vincere... non mi importa di essere battuto; l'unica cosa che voglio è poter vincere, anche se raramente. Allo stesso tempo alcuni giocatori potrebbero dire: vincere in continuazione diventa alla fine noioso".

L'intervista affronta ulteriori aspetti degli eSport, come la passione, la demografia attuale e le varie generazioni di giocatori. Moore ha poi rievocato il passato di quando giocava in Inghilterra a "livelli decenti", sognando di far parte del Liverpoll. "Potevano esserci dieci persone ed un cane a guardarci giocare, ma per noi bastavano", ricorda Moore. "Eravamo nel calcio professionistico? No. Mi faceva sentire come se fossi una star? Ci puoi scommettere. Ed è proprio questo quello che dobbiamo fare per gli eSports".

Di seguito potete visionare l'intervista completa per ulteriori informazioni sull'argomento, oltre ai piani previsti per FIFA 17 e Battlefield 1:

Editor-in-Chief Spain David Caballero was editor-in-chief of Gamereactor Spain, writing for the site from 2011. He covered video games alongside film, tech and wider culture, and interviewed developers at events across Europe.
Profilo completo Autore di Gamereactor dal 2011 · 1.802 articoli pubblicati
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