Uno degli argomenti di discussione più importanti di queste ultime settimane è senza dubbio il meccanismo delle loot crates e delle micro-transazioni, che hanno investito negativamente, ma solo in ordine cronologico, Star Wars Battlefront II ed Electronic Arts. Molti Paesi hanno già messo in discussione questo modello di business, in particolare il sistema delle loot crate, in quanto assimilabile al gioco d'azzardo e, di conseguenza, questo potrebbe avere forti ripercussioni, soprattutto sui giocatori più giovani.
Questo tema ha ovviamente interessato in primo luogo anche i tanti studi di sviluppo, dove tuttavia i pareri sono molto contrastanti, in quanto molti sviluppatori si sono detti contrari, ma tanti altri comunque favorevoli. Tra questi, troviamo, ad esempio, Rami Ismail, co-fondatore di Vlambeer, il quale ha recentemente espresso parere favorevole in merito alle loot crate casse premio e alla loro integrazione con il gameplay. Ismail è convinto che questa pratica non sia sinonimo di cattivo game design, ma un modello che potrebbe diventare inevitabile qualora le cose non cambino, sia sul fronte dello sviluppo che sul fronte di chi acquista i giochi.
Nonostante Ismail abbia riconosciuto la necessità che questo sistema vada comunque regolamentato, ha poi aggiunto:
Le casse premio non sono sinonimo di cattivo game design. Si integrano bene con alcuni sistemi di progressione, sono altamente lucrative ed efficaci se implementate bene, e fanno parte dei videogame praticamente da sempre, se considerate ad esempio i card game. Il concetto secondo cui si tratta di un elemento imposto dai publisher è ridicolo, sebbene abbia i connotati di una bella storia per i sedicenti esperti di internet." E poi ha aggiunto: "Questo modello esiste perché a quanto pare vende, e vende nonostante le critiche che gli vengono mosse."
A fare eco alle dichiarazioni di Ismail, è intervenuto anche Randy Pitchford, presidente e CEO di Gearbox Software, che ha voluto esprimere il suo parere sull'argomento, affermando che nonostante sia contrario all'abuso di questo sistema di monetizzazione, non ritiene che le loot crate siano il male:
"Come artista e creatore che apprezza la natura delle casse premio così come appaiono negli episodi di Borderlands, mi preoccupa che il termine venga utilizzato per descrivere una pratica che non condivido", ha dichiarato. "Non possiamo chiamarle diversamente?"
"Sono almeno dieci anni che dico che dovremmo avere una relazione di un certo tipo con l'utenza, un rapporto che sia quello fra un intrattenitore e il proprio pubblico. Dobbiamo invece evitare assolutamente che questa relazione diventi come quella fra un'azienda che produce tabacco e una persona dipendente dal fumo."
La questione è certamente molto complessa ed è importante che il settore provi in qualche modo a regolamentare questo sistema, oramai da troppi anni senza una linea guida che vada a favore soprattutto dei giocatori. Quale potrebbe essere, secondo voi, la giusta soluzione al problema?