Dopo la decisione del presidente degli USA, Donald Trump, di impedire l'accesso agli USA per i cittadini di Siria, Iraq, Iran, Libia, Somalia, Yemen, e Sudan, le multinazionali americane sono corse ai ripari, talvolta chiamando a sé tutti gli impiegati dislocati all'estero (come ha recentemente fatto Google).
Microsoft, in quanto multinazionale, ha fra i suoi dipendenti diverse persone provenienti dai paesi messi al bando da Trump, e il presidente della compagnia, Brad Smith, ha iinformato i propri dipendenti dell'intenzione di assisterli. Smith ha scritto:
"In quanto compagnia, Microsoft crede in un forte e bilanciato sistema di immigrazione. Crediamo anche in una policy per l'immigrazione più ampia [...] e riteniamo che l'immigrazione debba essere consentita mantenendo la libertà di espressione e di religione degli individui."
Anche il CEO di Microsoft, Satya Nadella, ha parlato dell'argomento scrivendo:
"Come immigrato e CEO, ho sperimentato sulla mia pelle quanto possa essere positiva l'immigrazione per la nostra azienda, per il paese, e per il mondo. Continueremo a sostenere questo importante argomento"