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Microsoft contro Trump: assisterà gli impiegati immigrati

Il colosso americano risponde alle nuove norme sull'immigrazione di Donald Trump
Fabrizia Malgieri 31 Gennaio 2017

Dopo la decisione del presidente degli USA, Donald Trump, di impedire l'accesso agli USA per i cittadini di Siria, Iraq, Iran, Libia, Somalia, Yemen, e Sudan, le multinazionali americane sono corse ai ripari, talvolta chiamando a sé tutti gli impiegati dislocati all'estero (come ha recentemente fatto Google).

Microsoft, in quanto multinazionale, ha fra i suoi dipendenti diverse persone provenienti dai paesi messi al bando da Trump, e il presidente della compagnia, Brad Smith, ha iinformato i propri dipendenti dell'intenzione di assisterli. Smith ha scritto:

"In quanto compagnia, Microsoft crede in un forte e bilanciato sistema di immigrazione. Crediamo anche in una policy per l'immigrazione più ampia [...] e riteniamo che l'immigrazione debba essere consentita mantenendo la libertà di espressione e di religione degli individui."

Anche il CEO di Microsoft, Satya Nadella, ha parlato dell'argomento scrivendo:

"Come immigrato e CEO, ho sperimentato sulla mia pelle quanto possa essere positiva l'immigrazione per la nostra azienda, per il paese, e per il mondo. Continueremo a sostenere questo importante argomento"

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