Abbiamo appena ricevuto la notizia che un team di ricercatori in Spagna ha sviluppato un approccio pionieristico basato sulla nanotecnologia che inverte il morbo di Alzheimer nei topi prendendo di mira la barriera emato-encefalica del cervello piuttosto che i neuroni stessi.
Lo studio, condotto congiuntamente dall'Istituto di Bioingegneria della Catalogna (IBEC) e dal West China Hospital dell'Università del Sichuan, in collaborazione con partner del Regno Unito, utilizza nanoparticelle bioattive (i cosiddetti "farmaci supramolecolari") per riparare la barriera emato-encefalica.
Questa interfaccia vascolare critica regola l'ambiente del cervello, consentendo l'eliminazione delle proteine dannose dal flusso sanguigno. Nella malattia di Alzheimer, l'accumulo di proteina beta-amiloide interrompe la normale funzione neuronale.
Nello studio, i topi geneticamente modificati che producono alti livelli di beta-amiloide hanno ricevuto solo tre dosi di nanoparticelle. Entro un'ora, i livelli di beta-amiloide sono diminuiti del 50-60% e gli esperimenti a lungo termine hanno mostrato il pieno recupero delle funzioni cognitive nei topi più anziani.
Junyang Chen, co-autore e ricercatore presso il West China Hospital, spiega (via elDiario.es): "L'effetto deriva dal ripristino della vascolarizzazione cerebrale, che innesca un meccanismo di feedback che aiuta il cervello a eliminare le proteine tossiche e ritrovare l'equilibrio".
Il neuropatologo Alberto Rábano della Fundación CIEN ha descritto i risultati come "molto promettenti e biologicamente interessanti", ma ha sottolineato che la traduzione di questa prova preclinica di concetto in trattamenti umani richiederà ulteriori ricerche significative.
In definitiva, i risultati suggeriscono una nuova strada terapeutica per l'Alzheimer, concentrandosi sulla barriera emato-encefalica come bersaglio chiave per la modificazione della malattia, piuttosto che esclusivamente sui neuroni o sulla somministrazione di farmaci convenzionali. Cosa ne pensi di questa nuova scoperta?