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Sparatorie USA: politici repubblicani all'attacco di Fortnite e Call of Duty

Ad ogni nuova carneficina vengono tirati in ballo i videogiochi.
Fabrizia Malgieri 5 Agosto 2019

Un weekend di paura e sangue si è consumato negli Stati Uniti, più precisamente in Ohio e in Texas, a distanza di poche ore, in cui hanno perso la vita diverse persone per mano di due giovani auto-dichiaratisi suprematisti bianchi. Le due immani tragedie sono diventate presto terreno fertile di un ennesimo e acceso dibattito politico, in cui, ancora una volta, sono stati tirati in ballo i videogiochi, accusati di essere la causa dietro questa follia omicida nei giovanissimi. L'invettiva è stata lanciata nelle scorse ore, in occasione di una diretta TV su Fox News, da parte di alcuni politici repubblicani che, nella fattispecie, hanno puntato il dito contro Fortnite e Call of Duty, accusati di incitare i giovanissimi alla violenza.

Durante il suo intervento il politico Dan Patrick ha dichiarato: "Per quanto tempo ignoreremo la possibilità di applicare un intervento federale sull'industria dei videogiochi?", sostenendo che il motivo per cui i giovani oggi sono maggiormente esposti alla violenza è proprio per colpa di titoli videoludici che, in qualche modo, la "normalizzano". A fomentare ulteriormente il dibattito sul tema è stato anche l'ex agente dell'FBI Maureen O 'Connell, il quale non si è risparmiato nel dire: "Se scommettessi, direi che probabilmente gli artefici di questo massacro passavano il loro tempo a riprendersi mentre giocavano per 6-8 ore al giorno a Fortnite, o uno di quei videogiochi in cui non fai altro che disumanizzare le persone facendogli esplodere la testa, uno dietro l'altro".

Non sono ovviamente mancate critiche nei confronti di queste dichiarazioni, soprattutto dai numerosi addetti ai lavori del settore, che hanno condannato gli ennesimi ingiusti attacchi contro i videogiochi. Magari dare la colpa all'impropria liberalizzazione delle armi che è in vigore negli Stati Uniti anziché prendersela con un videogioco?

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