Gli Stati Uniti hanno iniziato a far rispettare il blocco navale sulle navi in entrata e in uscita dai porti iraniani, segnando una grande escalation del conflitto e mettendo ulteriore pressione sul fragile cessate il fuoco nella regione.
Il presidente Donald Trump ha confermato la decisione, affermando che gli Stati Uniti impediranno alle navi iraniane (e a qualsiasi nave che rispetta le richieste di pedaggio di Teheran) di operare liberamente. Il blocco si concentra sulle acque collegate allo Stretto di Hormuz, la rotta fondamentale per le forniture energetiche globali.
L'Iran rispose con avvertimenti severi, definendo l'azione "pirateria" e minacciando ritorsioni contro i porti attraverso il Golfo. I funzionari hanno affermato che qualsiasi presenza militare straniera che tenti di controllare la via d'acqua aumenterebbe l'instabilità e potrebbe scatenare conseguenze regionali più ampie.
La mossa segue i negoziati falliti a Islamabad volti a porre fine alla guerra, lasciando un cessate il fuoco di due settimane sempre più a rischio di crollo. Nonostante i contatti diplomatici in corso, entrambe le parti restano molto distanti su questioni chiave, tra cui il programma nucleare iraniano e il controllo delle rotte marittime.
I mercati globali hanno reagito rapidamente, con i prezzi del petrolio che sono tornati a superare i 100 dollari al barile, in mezzo al timido di una prolungata interruzione. Gli alleati della NATO, inclusi Gran Bretagna e Francia, si sono rifiutati di aderire al blocco, chiedendo invece sforzi per riaprire le rotte marittime e stabilizzare la situazione.