A poche ore dalla decisione dell'OMS - l'Organizzazione Mondiale della Sanità - che ha ufficialmente riconosciuto il gaming disorder come malattia mentale, non sono mancate le prime reazioni da parte degli addetti ai lavori del settore videoludico. In realtà, poco prima che l'organizzazione mondiale esprimesse il suo verdetto, il CEO di Sony, Kenichiro Yoshida, ha espresso le sue perplessità in merito a questa eventualità, sostenendo che la questione "andrebbe presa sul serio" e che sarebbero necessarie delle "contromisure".
Come riportato da Kyodo News, Yoshida avrebbe ribadito l'impegno della sua compagnia a contrastare l'insorgere di possibili fenomeni di gaming disorder:"Abbiamo già implementato un sistema di classificazione (per limitare i giocatori in base all'età) e abbiamo adottato misure basate sui nostri standard". In effetti, Sony ha lavorato sodo imponendo proprie regole per limitare i contenuti sessuali nei giochi pubblicati sulla sua piattaforma, ma resta da capire in che modo è intenzionata a lavorare per contrastare la dipendenza dai videogiochi e quali contromisure sia intenzionata ad adottare.
Tuttavia c'è tempo solo fino al 2022 affinché i vari Paesi possano iniziare a lavorare su possibili terapie e contromosse prima che il gaming disorder diventi effettivo.

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